Gruppo Acquisto Terreni Scansano: diventa parte di un sogno impossibile!

Sembra un sogno impossibile e invece è un nuovo modo reale di fare economia in modo etico e solidale. Stiamo parlando dell'acquisto condiviso di una tenuta agricola a scopo di investimento da parte di piccoli investitori, in altre parole GAT: Gruppo Aquisto Terreni. Siamo tornati in Toscana, a Scansano, per incontrare Emanuele Carissimi che ci ha aggiornato sulle nuove fasi del progetto e spiegato come partecipare.

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La Storia del Gat Scansano è una di quelle storie che creano nei nostri lettori le reazioni più disparate: c’è chi rimane stupito e usa questo scossone alle proprie credenze come spunto per rivedere i propri desideri, c’è chi si arrocca nel “non è possibile” e cerca di spingere questa infranzione a ciò che considera “reale” più lontano possibile dalla memoria, c’è chi ne trae ispirazione o ancora chi semplicemente lo coglie come un raggio di luce che illumina positivamente la propria giornata. Perché alla fine un sogno impossibile che si realizza, anche se appartiene a qualcun altro, ci rende felici.

 

Così quando un po’ di tempo fa ci siamo sentiti con Emanuele e mi ha raccontato con entusiasmo come il progetto stesse proseguendo, ho pensato che fosse arrivato il momento di parlarne di nuovo. E non solo perché questa storia “smuove” sempre qualcosa dentro ognuno di noi ma anche per una riflessione sulle parole sogno, appartenenza e condivisione.

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Una delle cose che ho imparato grazie all’avventura di Italia che Cambia è che i sogni son desideri, la passione e il prendersi la responsabilità di nutrirli li rende possibili, questo desiderio individuale in qualche modo ci definisce ma non esclude che appartenga anche ad altre persone, che non lo si possa condividere o anzi che la condivisione non sia il passaggio fondamentale per realizzarlo.

 

Il Gat Scansano è nato proprio così: un desiderio portato alla luce che ha trovato soci per realizzarlo.

 

Ho chiesto a Emanuele quale fosse il “socio tipo” e la sua risposta ha confermato quello che pensavo: non esiste una tipologia specifica ognuno ha aderito per motivi diversi: “Si va dal primario di medicina all’operaio – racconta Emanuele – diciamo che la discriminante è più legata alla disponibilità economica, nel senso che bisogna comunque avere poco più di 12.000 euro liberi, che corrispondono ad una quota sociale, da poter investire e non tutti li hanno pur essendo una cifra facilmente abbordabile”.

 

Un elemento comune c’è comunque in chi aderisce ed è una spinta emotiva e di “visione”. Essere soci del Gat significa credere in questo sogno, avere a cuore la sostenibilità ambientale, investire i propri soldi in un’attività etica.

 

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“Visti i risultati dal punto di vista patrimoniale – continua Emanuele – direi che il denaro dei soci è sicuramente investito meglio che in banca, anche per quanto riguarda l’idea etica e tutto quello che ne consegue, che per noi sono elementi fondanti. Ci vantiamo di gestire tutta la nostra attività nella maniera più sostenibile possibile, sia dal punto di vista energetico (siamo autosufficienti anche se ancora collegati alla rete elettrica per via dei contributi e siamo praticamente in classe A) sia dal punto di vista produttivo con un minore utilizzo di macchine agricole sia con la messa in opera di sistemi di produzione senza trattamenti e in armonia con l’ambiente.

 

Io e la mia compagna, che siamo soci lavoratori, siamo i primi a tenere in grande considerazione l’impatto delle nostre azioni quando decidiamo i metodi produttivi. Il rispetto o meno di questa etica da parte nostra mette i soci nella condizione di poterci allontanare dalle nostre mansioni e cariche, il che è un grande elemento di garanzia. Siamo i primi a chiedere il maggior controllo possibile da parte dei nostri soci e finora ci siamo guadagnati la loro piena fiducia”.

 

Come viene gestito il denaro di chi partecipa al progetto? “Il denaro viene gestito in maniera trasparente dal consiglio di amministrazione (o direttamente dal presidente che nel nostro caso è anche l’effettivo gestore dell’azienda dal punto di vista lavorativo) per quanto riguarda qualsiasi pratica ordinaria, mentre tutto quello che esula dal business plan presentato al momento della sottoscrizione, dalle variazioni produttive alle modifiche strutturali, viene deciso mediante assemblea dei soci. Essendo una S.r.l. dobbiamo presentare il bilancio alla fine dell’anno fiscale che deve essere approvato dai soci, questo permette a tutti i soci di sapere quali spese sono state affrontate. Nel nostro GAT inoltre inviamo una mail informativa a cadenza mensile per mantenere tutti aggiornati. Ognuno può partecipare alla fase decisionale e i soci mediante assemblea possono anche fare loro stessi richieste di cambiamento. Anche il fatto che le quote siano distribuite tra i soci rende tutti praticamente uguali come peso decisionale”.

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Ho chiesto ad Emanuele cosa prevede la nuova fase del Gat di Scansano. “Con il nuovo aumento di capitale prevediamo un ampliamento dei nostri apiari, l’allevamento di capre con relativa trasformazione del latte, la messa in produzione di alchechengi (ad alto reddito) e il continuo sviluppo delle produzioni che meglio si adattano al luogo e al clima per aumentare la produttività e diminuire i lavori e i trattamenti (e di conseguenza i costi), la creazioni di nuovi laghetti come riserve idriche e oasi ambientali e la produzione di aromatiche e frutti di bosco. Cerchiamo di mantenere un’alta differenziazione per contenere i rischi e aumentare la biodiversità. Senza dimenticare la nostra attività agrituristica.

 

Vuoi aderire al Gat Scansano? Scrivi al Gat! (info@gatscansano.it)

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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