Schumacher College: la scuola che prepara ad un mondo che cambia

Vandana Shiva, Patch Adams, Wolfgang Sachs e Arne Naess. Sono soltanto alcuni degli illustri docenti passati per le aule dello Schumacher College, la "scuola del cambiamento" aperta nel 1991 nel sud dell'Inghilterra, precisamente a Totnes, culla del Movimento della Transizione. Sara Donati ci racconta la sua esperienza in questo istituto di istruzione superiore fuori dal comune, circondato da orti e giardini. Qui gli studenti si concentrano sulla sostenibilità e la progettazione combinando teoria, arte, pratica e aspetti legati alla spiritualità e alla vocazione personale.

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Di che apprendimento abbiamo bisogno per prepararci ad essere resilienti, flessibili e pensare sistemico, fuori dagli schemi? Di un apprendimento diverso, e non solo in curriculum ma soprattutto in approccio. Se è quello verso cui anche voi volete transitare vi invito a sbirciare dentro allo Schumacher college: una comunità di apprendimento dove si impara con la Testa, passando per il Cuore e agendo con le Mani.

Lo Schumacher College

Lo Schumacher College

Siamo a Totnes, Devon. Profondo sud della piovosa Inghilterra. È Marzo, un marzo profumato. In un cerchio di cuscini sdraiati, la mia destra è stretta da una giapponese; alla mia sinistra, un brasiliano. Classe decisamente intercontinentale! Cantiamo sottovoce, un modo per accogliere la giornata di lezione che ci attende. Alla lavagna una sola frase: This is not the truth. Questa non è LA verità. Non c’è una sola verità neanche se parliamo di problematiche climatiche, urgenza di trovare modelli economici umani, e della necessità di un cambiamento sociale? Evidentemente no. Messo in chiaro ciò, possiamo iniziare il corso Changing the frame, the science and art of communicating for transition. Parleremo di come cambiare paradigma, partendo da noi e dalla nostra visione, per comunicare la transizione ecologica… insomma, roba da ridere!

 

Mi sono imbattuta in queste tematiche dieci anni fa con il Movimento delle Città in Transizione o Transition Towns, una possibile risposta alle mie domande che vede tappe concrete verso modelli di società sostenibili e sufficienti, fondato sull’appartenenza ad una comunità che agisce sul territorio, partendo da sé. Da quel momento ho sempre cercato più o meno consapevolmente un ambiente dove poterne apprendere l’arte del pensare globale e agire locale…ed eccomi qui.

 

Totnes, prima Transition Town, dove si costruisce un futuro verde, locale, comunitario, partecipato. E si impara anche come farlo, nel rigoglio di un college che promuove un altro modo di imparare. Imparare per stimoli vissuti più che contenuti, connessioni e rielaborazioni in gruppo, più che rimpinzandoci di nozioni. Portando in aula la mia intera persona (con emozioni, progetti, sogni e aspettative) la creatività e la crescita è a tutto tondo.

 

Jonathan, facilitatore del nostro corso, ci ha dolcemente accompagnato lungo il nostro percorso d’apprendimento. In questo video le sue parole (per ora ancora in inglese!) sull’educazione del futuro.

 

Provo a fissare le ispirazioni che ho colto in quel marasma di stimoli che ho assaggiato, provando a spacchettare il titolo che già di per sé è tutto un programma!

 

Changing the frame, cambiare paradigma. Con assoluto rispetto nei confronti dell’economia neoliberista, che ha avuto la sua ragione di esistere, concordiamo sul fatto che possiamo evolverci verso modelli di società più consoni alle sfide che ci si presentano. Non serviva Einstein (o forse sì?) per concludere che ”non possiamo risolvere un problema all’interno del sistema che l’ha generato”. È tempo quindi di abbandonare il modello di crescita senza limiti, la dittatura del Pil e le leggi di mercato. E, dal momento che tutti i modelli sono errati in quanto semplicistici, ma alcuni sono utili, dobbiamo scegliere quelli più funzionali alle sfide del tempo in cui siamo. Come fare? Ci aiuta la potente immagine metaforica portata dalla ciambella di Kate Raworth. Umile ed ironica economista di Oxford, ci presenta un altro modo di vedere l’economia, incentrata sui bisogni umani e sui limiti ambientali… Sono ancora scioccata dalla sua personalità genuinamente dirompente, che sprizza umana innovazione da tutti i pori!

La "ciambella" di Kate Raworth identifica lo spazio sicuro per l’umanità all’interno dei confini della ciambella: sopra il ‘’pavimento’’ dei bisogni fondamentali e sotto il ‘’tetto’’ dei limiti ambientali

La “ciambella” di Kate Raworth identifica lo spazio sicuro per l’umanità all’interno dei confini della ciambella: sopra il ‘’pavimento’’ dei bisogni fondamentali e sotto il ‘’tetto’’ dei limiti ambientali

Lasciando Kate, seppur a malincuore, passiamo al secondo spunto: The science of communicating. Okay, abbiamo in mano possibili alternative di sviluppo e modelli di vita sostenibili… e ora? Come il nostro cervello reagisce alle informazioni e le elabora? Come sfruttare la comunicazione a favore di un cambiamento? Dobbiamo ripartire dalla consapevolezza che il nostro inconscio la fa da padrone e che è diretto da emozioni e immaginari, evocati da linguaggio e immagini. Essi creano la realtà, e allo stesso tempo celano ció che appartiene ad un diverso paradigma. Ed è ciò che non si vede e dice, ciò che è marginale, che impedisce il cambiamento. Quindi dobbiamo iniziare ad usare nuove parole e scenari che aprano ai mondi che vogliamo!

 

E qua passo all’ultimo spunto: The art of communicating. Dati e grafici disconnessi dall’emotività non riescono a colpire le giuste corde per il cambiamento. Esempio: i climatologi che con voce monotòna ci illustrano i grandi numeri delle parti di CO2 presenti in atmosfera o si dilungano sui piccoli numeri con cui ogni anno i freddi ghiacci si sciolgono, non sfondano con il grande pubblico. Come fare allora? Spettacoli teatrali sui ghiacci che si sciolgono, rap sull’economia verde, animazioni che risveglino i valori di cui siamo portatori. La potenza di chi comunica in modo autentico e personale, diretto a ciò che davvero è importante per noi è tutta da esplorare!

 

Ah, dimenticavo la prima lezione. Nessuna di queste è LA verità. Se lo fosse ritorneremmo al solito monopolio di teorie, ma qui si parla del nostro futuro. In questo posto si coltiva invece la biodiversità delle visioni, restando umili, connessi, in ascolto e senza la fretta di giungere ad una sola conclusione. Questo è imparare ad imparare, progettare, creare.

Una classe  davvero biodiversa ...Una politica norvegese, una progettista di bruxelles, comunicatori brasiliani e attrici, dottoresse di ricerca inglesi e tedesche, funzionari giapponesi, professori di Oxford e cooperanti in sudafrica...semplicemente compagni in transizione

Una classe davvero biodiversa …Una politica norvegese, una progettista di bruxelles, comunicatori brasiliani e attrici, dottoresse di ricerca inglesi e tedesche, funzionari giapponesi, professori di Oxford e cooperanti in sudafrica…semplicemente compagni in transizione

Milano, Italia. Piove grigio.  Già da qualche giorno la mia mente è ancora dentro quell’aula dove i pensieri si moltiplicano: non riesco ad immaginare un luogo diverso in cui imparare…vita a parte (ma la sconsigliano; dicono si rischi di andare fuori corso e che sia costellata di imprevisti ed errori poco accademici).

 

Poi mi dico… Se esistono più verità esisteranno anche più realtà. Quanti altri luoghi di apprendimento sono in cambiamento e diffondono questa cultura di transizione? E in Italia? Continuo a cercare luoghi di ispirazione, ricca di fiducia e con occhi pieni e pronti a trovare le mie vie. O le nostre, di chi come me è in ricerca. Luoghi fervidi dove progetti che sono ancora visioni possano diventare realtà e dove le persone possano germogliare, parte sinergica di un sistema in cambiamento. Perché non ha più senso imparare competenze del XX secolo se già il mondo di oggi ci richiede di iniziare ad inventare per il domani.

 

NOTA DELLA REDAZIONE!

Se anche voi siete interessati ad approfondire queste tematiche vi invitiamo a partecipare al prossimo weekend formativo proposto da Italia che Cambia. Dal 14 al 17 giugno presso l’ecovillaggio Torri Superiori di Ventimiglia avrete la possibilità di conoscere gli strumenti più innovativi in grado di migliorare il rapporto con noi stessi, con il nostro ambiente di vita e con gli altri esseri umani che lo abitano. Ad accompagnarci in questa full immersion nel cambiamento ci saranno, per la prima volta insieme, alcuni fra i maggiori esperti di Ascolto Profondo, Comunicazione Ecologica, Ecopsicologia, Gestione del Conflitto, Facilitazione e Sociocrazia.
Cosa aspetti? Pre-iscriviti!

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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