Una settimana nel bosco per sole donne

Abbiamo intervistato Marta, che da qualche anno ha scelto di vivere in un rifugio nei boschi della Francia meridionale per riscoprire il legame con la Madre Terra e ricongiungersi con il lato femminile e creativo che la società odierna ha emarginato e dimenticato. Insieme a Destinazione Umana, ha organizzato un ritiro nel bosco dedicato alle donne, per accompagnarle in un percorso analogo a quello che sta compiendo lei.

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Dormiranno in yurte e tende fra gli alberi; esploreranno la loro natura ciclica, scoprendo il legame fra il potenziale creativo e l’energia sessuale; danzeranno, lavoreranno l’argilla e libereranno la loro forza interiore cantando e seguendo il suono ancestrale del tamburo.

 

Queste e altre attività di scoperta interiore e riconnessione con la Natura attendono le partecipanti alla settimana nel bosco organizzata da Destinazione Umana e da Marta, che da anni è impegnata in un percorso di ricerca e studio del mito creativo della Grande Madre, che la porta ora in giro per qualche angolo di mondo, ora nel suo “nido” fra le foreste del sud della Francia, dove vive in modo frugale e in armonia con la Natura che la circonda.

settimana nel bosco 1In questi tempi sono sempre di più le persone che sentono il bisogno di fare un’esperienza alla Thoreau, rientrando in contatto con la Natura e sperimentando la vita come parte di un ecosistema equilibrato. Perché secondo te?

 

Penso che il livello di alienazione e disumanizzazione che ci propone il sistema in cui siamo inseriti stia diventando sempre più estremo e inaccettabile e che in molti avvertiamo il bisogno profondo di ritrovare un senso alla nostra esperienza quotidiana (interiore ed esteriore) ed al rapporto cultura-natura. Immergersi nella Natura ci permette di riconsiderare il rapporto che abbiamo con quelli che crediamo essere i nostri bisogni, le nostre priorità ed il rapporto che abbiamo con noi stessi, gli altri, la Terra e le sue risorse.

 

Credo che la ricerca sia quella di fare delle esperienze che ci permettano d’immaginare una vita diversa, basata su un rapporto di cooperazione, reciprocità, scambio e autorganizzazione. La natura ce lo insegna se ci rendiamo disponibili a osservarla e a interagire con lei in maniera diversa, se ci mettiamo in ascolto dei suoi ritmi e della sua saggezza, se smettiamo di temerla e di pensare che dobbiamo controllarla. Se accettiamo di lasciarci sorprendere da lei e dalla sua forza creativa. Se smettiamo di considerarci separati da lei e accettiamo di pensarci, nella nostra umanità, come parte integrante del suo respiro. In questo senso parlo del bisogno di ripensare il rapporto tra cultura e natura. Credo che immergerci in quelle che tu chiami “esperienze alla Thoreau” ci sveli qualche cosa che è già in noi e che abbiamo semplicemente dimenticato.

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Pensi che l’allontanamento dalla Grande Madre – intesa come ecosistema che ci accoglie e come forza creatrice – possa essere una delle cause delle piaghe sociali che viviamo oggi, come la violenza sulle donne?

 

 

Credo proprio di sì. Questa che tocchi è una questione vastissima su cui ci sarebbe tantissimo da dire. Ciò che è profondamente violentato, saccheggiato, oltraggiato nella società patriarcale in cui viviamo da millenni è il principio Femminile e tutto ciò a cui questo è associato e che da questo emana. Il corpo delle donne e quello della Terra ne fanno parte e subiscono la violenza di un potere che si concepisce ed esprime come “controllo su” (persone-risorse-esseri viventi-terra) per poter soddisfare le pulsioni di un principio Maschile completamente sfigurato, alienato ed alienante, autoreferenziale che ha reciso il contatto con la Vita e che funziona secondo una logica della sopravvivenza.

 

Tale deformazione del principio Maschile si traduce nella continua violenza di una cultura in cui la concezione lineare del tempo e la sua volontà di controllo negano il mistero del ciclo Vita-Morte-Rinnovamento di cui il corpo delle donne, per sua natura ciclico, eco e risonanza di quello della Terra e delle sue stagioni, è portatore. La cultura in cui siamo immersi è completamente terrorizzata dall’ineffabilità di tale mistero, dal suo ritmo incontrollabile, e annienta e distrugge ogni sua manifestazione. Il principio Femminile, onorato dalle civiltà legate alla Grande Madre, rispettava e celebrava questo mistero e l’allontanamento da tutto ciò ha portato ad una violenza sulle donne che si esprime su diversi livelli. Io credo che la violenza fisica sulle donne, sia l’espressione più brutale e ultima di una continua violenza, molto più sottile, radicata e invisibile, ma non per questo meno aggressiva e distruttrice, perpetrata sulla nostra essenza. Una violenza che si esercita su un corpo collettivo la cui profonda natura è costantemente rinnegata.

 

La separazione dal nostro corpo e dal suo ritmo ciclico, stigmatizzato, negato e avvolto da tabù che ci viene continuamente proposto dalla società in cui viviamo, ha creato una profonda spaccatura dentro noi stesse che è uno specchio della spaccatura che si è creata tra i due principi, Maschile e Femminile che sono all’origine della Vita. Parlo di principio Maschile e Femminile perché ritengo importante non identificare il patriarcato con gli uomini, vittime anch’essi, come le donne e chi non si riconosce in nessuno dei due generi, di questa cultura patriarcale. E perché credo che questi due princìpi, maschile e femminile, facciano parte di ognuno di noi. E che tutto ciò a cui stiamo assistendo a livello planetario sia davvero un grido disperato che invoca la necessità di reintegrare il principio Femminile in noi stessi e sul nostro pianeta affinché un nuovo equilibrio possa nascere.

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Cosa si dovrebbero aspettare le partecipanti alla settimana nel bosco proposta da te e da Destinazione Umana?

 

Più che aspettarsi qualcosa, io vorrei invitare chiunque avesse voglia di partecipare a essere curiosa e aperta a cominciare dal rapporto con sé stessa. Alterneremo momenti di condivisione in cerchio e diversi tipi di pratiche (movimenti organici, danza libera, yoga del grembo) per esplorare il nostro corpo e la relazione che abbiamo costruito con lui. Esploreremo la nostra natura ciclica, l’importanza delle sue forme e manifestazioni nella nostra vita quotidiana, il suo rapporto con la nostra energia creativa e il legame di quest’ultima con la nostra energia sessuale. Lavoreremo l’argilla, che è per me una grande maestra per raccontarci chi siamo, ed esploreremo la nostra voce e il nostro ritmo attraverso il tamburo. Non c’è bisogno di saper fare nulla di tutto ciò, poiché la finalità di questo viaggio è quella dell’esplorazione e non della performance o della riuscita. E la Natura ci guiderà in tanti modi… Come? Beh, questa è una sorpresa per chi sarà lì!

 

Mi sta a cuore dire che, al di là del fare, in questo viaggio la proposta è quella di contattare una dimensione più ineffabile, che è quella dell’essere, dello stare, semplicemente. Dormire in un tepee, in una yurta o in una capanna di terra e paglia, svegliarsi con la luce dell’alba e andare a letto sotto quella della luna, vivere quasi esclusivamente all’aperto, passare le giornate senza elettricità, usare l’acqua in una maniera diversa da quella a cui siamo abituati, scaldarla con il fuoco, sono per me elementi molto forti e che fanno assolutamente parte integrante di quest’esperienza.

 

Cosa diresti a una donna “urbana”, magari spaventata dalla prospettiva di passare una settimana in un luogo incontaminato e difficilmente raggiungibile come Les Ouches, per invitarla a venire?

 

La inviterei a venire con tutte le sue paure affinché queste possano trasformarsi attraverso la condivisione, la sorellanza, la complicità e le diverse pratiche proposte. Non credo che vi siano paure che appartengano esclusivamente a ognuna di noi e poter condividere le proprie resistenze e blocchi interiori è un grande dono che ci permette ogni volta di capire come, in realtà, siamo eco di qualcosa di più grande. Siamo figlie di una società che ci propone un modello di femminilità “stereotipato” che ci rende molto fragili poiché non vi è spazio per accoglierci, nella nostra profonda unicità.

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Credo che molte delle nostre paure provengano in realtà da questo modello imposto dall’esterno che ci dipinge e ci vuole fatte a immagine e somiglianza di qualcosa che non ci appartiene. Che non risuona dentro di noi e al quale, spesso nostro malgrado ed inconsapevolmente, ci adattiamo. La paura della Natura ne fa, purtroppo, parte. Credo che sia importante fuoriuscire da categorie come donna urbana, donna selvaggia e così via. Sono convinta che ciò di cui abbiamo più bisogno sia di abbandonare tutti i pregiudizi, i preconcetti e le immagini che abbiamo di noi stesse e delle donne che ci circondano e che provengono, ripeto, da un modello di femminilità patriarcale che ci divide… Siamo donne contemporanee, ibride, in noi c’è una giostra di forme dell’essere donna, di forze archetipiche che a volte dialogano e a volte sono in lotta fra di loro, immagini e memorie ancestrali di cui abbiamo bisogno di sbarazzarci e trasformare per poter atterrare in una nuova terra interiore che non conosciamo, ma che ci caratterizza e parla della nostra unicità. Della nostra Natura. Questa è la nostra forza, quella del nostro vero potenziale che molto raramente ci viene concesso di esplorare.

 

Accettare di guardarsi dentro e poterlo fare in un cerchio di donne, scoprire come le nostre paure risuonano con quelle di altre donne, profondamente diverse da noi, e come le nostre storie s’intrecciano in maniera caleidoscopica nonostante le differenze, è per me un’opportunità sempre preziosa. Non importa quanti anni abbiamo, da dove veniamo o casa facciamo nella vita. C’è qualcosa che ci unisce e purtroppo, molto spesso, ci divide che va al di là di categorie che non aiutano a comprenderci ma che non fanno altro che aumentare i conflitti interiori che viviamo.

 

A che punto ti trovi del tuo percorso interiore e di vita di riconnessione con la Grande Madre?

 

Non credo che ci sia un punto di arrivo in questo percorso che mi pare infinito e che mi invita continuamente alla trasformazione. Continuo a cercare ed esplorare, a perdermi e ritrovarmi, a nascere e morire a me stessa. Sono sulla strada e continuo a camminare.

 

Cliccate qui se siete interessate a partecipare alla settimana nel bosco. 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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