Si può vivere di sola frutta? Intervista a un fruttariano

Si può vivere di sola frutta? Che cosa intende esattamente per fruttarismo? Che effetti ha sulla nostra salute e sull'ambiente questo tipo di alimentazione? Ne abbiamo parlato con Andrea Abazari, fruttariano da due anni e fondatore del progetto FruitEvolution.

Andrea_Abazari

Tutti sappiamo che un’alimentazione che privilegia frutta e verdura a discapito di prodotti animali e farinacei, accresce lo stato di salute e di energia del corpo e della mente. Ma forse non tutti sanno che esiste anche una dieta a base di sola frutta, chiamata dieta “fruttariana” o “fruttarismo” (“fruitarianism” in inglese, n.d.a.). Ciò nonostante, i “fruttariani” non mangiano solo ed esclusivamente frutta, ma anche zucchine, melanzane, pomodori, fagiolini… e allora? Per fare chiarezza e approfondire l’argomento abbiamo intervistato Andrea Abazari, fruttariano da due anni e fondatore del progetto FruitEvolution.

Andrea Abazari, fruttariano da due anni e fondatore del progetto FruitEvolution

Andrea Abazari, fruttariano da due anni e fondatore del progetto FruitEvolution

Andrea, oltre ad essere odontoiatra di professione, sei anche ricercatore autonomo, appassionato di alimentazione e percorsi di detox e fruttariano dal 2016. Ci spieghi che cos’è il fruttarismo?
Il “fruttarismo”, detto in poche parole, è l’alimentazione più naturale per l’essere umano e la migliore possibile per la salute, per l’ambiente e per l’etica. Oltre al rispetto per gli animali, mangiare solo “frutti” e non altre parti della pianta – come foglie, radici, fiori, ecc. – costituisce l’alimentazione perfetta per la fisiologia e l’anatomia del corpo umano (i nostri denti, ad esempio, sono fatti apposta per addentare e masticare frutti) ed è quella che causa meno danni all’ambiente e consuma meno suolo. Agricoltura e allevamento occupano grandi estensioni di terreno ed hanno un rapporto tra occupazione di suolo e resa in termini quantitativi di cibo che non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di un albero da frutto, che occupa pochi metri quadrati e può sfamare moltissime persone.

 

Detto questo, va fatta una doverosa precisazione sulla parola “frutto”: tecnicamente, il frutto è l’ingrossamento del follicolo ovarico di una pianta, esso contiene i semi e il suo scopo è fornire protezione, nutrimento e mezzo di diffusione ai semi in esso contenuti. Il frutto è stato “creato” apposta dalla natura perché venga raccolto e mangiato da uomini, animali, uccelli, i quali spargono i semi sul terreno e permettono la riproduzione della pianta. Inoltre, mangiare frutti non comporta sofferenza per la pianta, diversamente dall’atto di strapparne foglie o tagliarne le radici.

Fresh fruit salad in the bowl
Per tutti questi motivi, quindi, i fruttariani – a differenza di vegetariani e vegani – non mangiano foglie, né radici, fiori o altre parti della pianta e non mangiano nemmeno fughi, germogli, alghe. Pochi, però, sanno che nella categoria “frutto” non rientra solo la “frutta dolce” che tutti conosciamo (uva, melone, pera, fragola, pesca, ecc.), ma anche la “frutta ortaggio” (zucchine, fagiolini, pomodori, cetrioli) e la “frutta grassa” (avocado, olive).

 

Il fruttarismo suddivide i frutti in 4 grandi categorie: frutta dolce, frutta ortaggio, frutta grassa e mela. Nell’alimentazione fruttariana la mela ha un posto a sé stante e privilegiato – in particolare la mela rossa stark – perché è il nostro cibo per eccellenza. La mela ha zero tossine (cioè non contiene sostanze tossiche per il corpo umano) ed ha il 100% di nutrienti e acqua. E’ il miglior alimento in assoluto per l’essere umano e non è un caso se i nostri nonni affermavano che “una mela al giorno toglie il medico di torno”.

 

Partendo dal fruttarismo, si arriva quasi sempre a parlare di “cucina carpotecnica”: di cosa si tratta?

L’aggettivo “carpotecnica” viene dal greco “karpos”, che significa “frutto”, e la “carpotecnìa” è la tecnica di lavorazione dei frutti che replica i piatti tradizionali in versione etica, sostenibile e salutista (100% gluten-free, senza prodotti animali, senza farina, sale e zuccheri raffinati, senza latte vaccino). A prima vista, i piatti carpotecnici sembrano in tutto e per tutto normalissime lasagne, tiramisù, spaghetti, pizza, mentre in realtà sono spaghetti di zucchine, gnocchi e pizza di platano, ecc. Le ricette carpotecniche sono estremamente gustose, perché la frutta che è già saporita di per sé e non hanno bisogno di condimenti e, nella maggior parte dei casi, le materie prime vengono lavorate solo scottate o cotte al vapore. Possiamo dire che è una cucina tradizionale italiana, ma in versione molto più salutare, etica e sostenibile.

La Carpotecnìa è la tecnica di lavorazione dei Frutti con cui poter replicare i piatti di diverse tradizioni culinarie in una versione salutista, etica e sostenibile a livello ambientale

La Carpotecnìa è la tecnica di lavorazione dei Frutti con cui poter replicare i piatti di diverse tradizioni culinarie in una versione salutista, etica e sostenibile a livello ambientale

Andrea, come ti sei avvicinato al fruttarismo e quando hai deciso di diventare fruttariano?
È stato a causa di problemi di salute, perché avevo una serie di problemi (intestinali, asma, cefalea, insonnia, stanchezza cronica) che non riuscivo a risolvere con farmaci e cure mediche tradizionali, perciò ho iniziato a fare ricerche in modo autonomo e approfondire il tema dell’alimentazione, finché ho deciso di cambiare la mia dieta. All’inizio ho provato a togliere la carne, poi formaggi, uova, latte e latticini e ho iniziato a stare sempre meglio. Al tempo stesso è aumentata la consapevolezza che gli animali, in quanto creature viventi, hanno lo stesso diritto al benessere dell’uomo e così, un po’ alla volta, sono diventato prima vegetariano, in seguito vegano e infine, nel 2016, fruttariano.

 

Oggi mi trovo in uno stato di salute robusto e sono pieno di energia. A colazione mangio solo una mela, a pranzo “frutta dolce” e a cena un’insalata che unisce “frutta ortaggio” e “frutta grassa”. Le proteine che mi servono le prendo dalla frutta (sono qualità più alta rispetto alle proteine animali) e bevo meno acqua di prima, perché la maggior parte del mio fabbisogno giornaliero viene dai frutti stessi. In generale, cerco di privilegiare la frutta di stagione, biologica e a km zero, ma se non mi è possibile, opto per le mele: anche se non sono bio e a km zero, sono il frutto che la natura ha creato ad hoc per l’uomo, come ci conferma qualsiasi testo di anatomia comparata, e ritengo che sia sempre la scelta migliore. Posso dire di essere ormai fruttariano al 95% e se proprio mangio fuori casa o mi trovo all’estero, prediligo la dieta vegana.

 

Quali sono i progetti di FruitEvolution per il futuro?
Innanzitutto, continuare l’attività di divulgazione del fruttarismo attraverso conferenze, libri, vacanze detox, articoli scientifici e intensificare l’attività di coach per chi desidera avvicinarsi a questa dieta. A questo proposito è importante sottolineare che passare direttamente da una dieta onnivora ad una fruttariana è controproducente: prima è necessario un “digiuno liquido” (una dieta a base di estratti/succhi di frutta e verdura) di almeno 60 giorni per disintossicare il corpo e solo dopo si può iniziare a sperimentare la dieta fruttariana. A fine maggio, ad esempio, abbiamo in programma una nuova settimana di detox in Umbria per dare informazioni sul fruttarismo e sulle diverse metodiche depurative, offrire consulenza e monitoraggio personalizzato.

 

Un altro progetto in cantiere è la realizzazione di comunità in eco-villaggi fruttariani, che però devono sorgere in zone climatiche che assicurino la coltivazione e produzione di frutti tutti l’anno. Per questo il primo villaggio fruttariano non sarà in Italia, ma in Thailandia dove il clima tropicale lo permette. Si tratta di una prima “sperimentazione” dove sia gli italiani sia la popolazione locale potranno provare il fruttarismo. Una volta messa a punto, questa prima esperienza costituirà un modello da replicare ovunque il clima lo consenta e anche in Italia, in particolare al sud.

koh_phangan

Il progetto, nato da Andrea Abazari durante il suo viaggio in Thailandia, è quello di costruire il primo Ecovillaggio Fruttariano nell’isola di Koh Phangan, che favorisca un’alimentazione etica e sana, basata su frutta e frutta-ortaggio, che sia sostenibile ed autosufficiente

Grazie Andrea, per concludere vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Italia Che Cambia?
In conclusione, posso affermare – sia su base scientifica, sia per esperienza personale – che il fruttarismo è la vera alimentazione umana, che contiene in sé i segreti della longevità e della salute. È una dieta adatta a tutti: adulti, bambini e anziani. La madre di un mio amico, ad esempio, la signora Clotilde che oggi ha 80 anni, è diventata vegan-fruttariana un paio d’anni fa ed è letteralmente rifiorita. Come confermano le sue cartelle cliniche, colesterolo e glicemia sono tornati nella norma e le calcificazioni alle valvole cardiache sono passate da gravi a lievi. E non è tutto: sotto i suoi capelli bianchi è comparsa addirittura una ricrescita di 2 cm di capelli… neri!

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

Ti è piaciuto questo articolo? Se vuoi sostenere il nostro lavoro e permetterci di dare voce all'Italia che Cambia attivati anche tu: contribuisci col tuo 5 x mille!

Leggi anche