Energia dalle onde del mare? Si può fare!

Il mare può dare una forte spinta allo sviluppo delle energie rinnovabili, con notevoli vantaggi in termini ambientali ed economici. Ne è convinto, tra gli altri, l'ingegnere ambientale Paolo Greco, fondatore di una startup che ha ideato un'innovativa soluzione tecnologica per la conversione di energia dalle onde e la protezione delle coste in erosione. Sono state individuate le realtà che potrebbero testare questo dispositivo e farne da volano.

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Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama (Alessandro Baricco).

 

Il mare è anche energia, infinita energia, anche quando non c’è vento, non c’è sole, non c’è acqua stoccata negli invasi idroelettrici: l’energia dalle onde del mare fornirà un contributo importante al “motore verde” delle energie pulite e rinnovabili.

 

Di questo – oltre ad organizzazioni e istituzioni europee e non solo – sé convinta EnSea, una startup innovativa che si occupa dello sviluppo di dispositivi brevettati per la conversione di energia dalle onde del mare e la protezione delle coste in erosione.

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EnSea nasce nel 2014, a Lecce, da una scommessa di vita e professionale di Paolo Greco, ingegnere ambientale. Paolo si laurea al Politecnico di Milano nel 1999 e dopo circa vent’anni di esperienza professionale in diverse città del Nord decide di ritornare e di “restituire” alla sua terra il suo bagaglio di esperienze e competenze. Ormai stanco di vivere a Milano prende in considerazione anche l’ipotesi di andare all’estero, ma poi decide di percorrere la strada più difficile, quella che lo avrebbe riportato prima a Gallipoli, sua città d’origine, e poi alla vicina Lecce, lasciando così un lavoro a tempo indeterminato, per una situazione lavorativa tutta da costruire.

 

Intraprende così la libera professione e parallelamente investe parte del suo tempo nello studio di un settore emergente e che lo appassiona, quello dell’energia prodotta dal mare. A partire dallo studio approfondito sulle tecnologie già esistenti, ipotizza ipotizza una soluzione diversa rispetto a quelle già studiate. Una soluzione tecnologica inesplorata con potenzialità interessanti: una configurazione che consente l’utilizzo di componenti semplici ed economici, con la possibilità di ridurre il rapporto energia estratta/costi, il principale limite al successo di una nuova tecnologia. Ne verifica la brevettabilità, deposita una domanda di brevetto e coinvolge nell’avventura parenti e amici professionisti.

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A che punto è la tecnologia di EnSea?
Il dispositivo Wave Energy Converter (WEC), pensato per convertire l’energia delle onde, progettato da EnSea, e denominato “SWATHS” è costituito da due parti: una che interagisce con le onde e converte l’energia in energia meccanica, il cosiddetto “Prime Mover” e l’altra, che converte l’energia meccanica in energia elettrica, il PTO (Power take OFF).

 

Il Prime Mover, illustrato schematicamente di seguito, si differenzia dagli altri dispositivi esistenti per le seguenti caratteristiche:
- capacità di estrarre energia per qualsiasi movimento del galleggiante
- una configurazione che consente l’utilizzo di componenti particolarmente semplici ed economici (cavi in acciaio e zavorre in calcestruzzo)
- la possibilità di adottare componenti elettromeccanici del PTO (generatori elettrici, inverter, trasformatori etc.) già sviluppati per altre tecnologie, perché le velocità di rotazione indotte all’albero di trasmissione sono compatibili con i generatori eolici disponibili sul mercato.

 

Ciò significa bassi costi per il PTO e per l’intero dispositivo, importanti benefici nei tempi e nei costi dello sviluppo delle fasi dimostrative e pre-commerciali, vantaggio di poter intercettare più partner/produttori di generatori, elevata versatilità, poiché la stessa tecnologia è stata pensata per acque basse e per acque alte. Vi è inoltre la possibilità di adottare una taglia per mari “piccoli” come il mediterraneo e una per applicazioni oceaniche.

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Ad oggi sono state realizzate modellazioni numeriche e prove di laboratorio presso l’Università degli Studi di L’Aquila. Questi studi sono stati finalizzati a verificare il comportamento del dispositivo, a calcolare l’energia estratta in alcuni siti oceanici e del Mediterraneo e a effettuare un dimensionamento delle varie componenti, con lo scopo finale di calcolare costi di realizzazione, trasporto, varo e installazione. Ciò ha consentito un confronto con altri dispositivi studiati sino a oggi e i risultati emersi rapportati ai benchmark di mercato attesi dalla comunità europea – espressi in termini di costi/energia estratta – sono molto interessanti. Appare dunque sempre più opportuno investire su tale tecnologia.

 

 

Per avanzare nello sviluppo e nella realizzazione di prototipi da testare in mare sono però necessarie somme che, oggi, non sono alla portata di EnSea. Per questo l’interesse di EnSea oggi è quello di intercettare investitori “con una visione capace di vedere oltre l’orizzonte in cui mare e cielo s’incontrano”, motivati a investire in progetti che, oltre che remunerativi, possano contribuire a lasciare un futuro migliore alle prossime generazioni.

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Attualmente sono state individuate due tipologie di realtà che potrebbero fare da volano a questa tecnologia e potrebbero, da subito, essere molto interessati a poterla sperimentare e adottare:
- i comuni delle isole minori che non sono connessi alla rete elettrica nazionale e che utilizzano combustibili fossili
- i tanti comuni che hanno problemi di erosione.

 

La sperimentazione in mare potrebbe avvenire sulla costa di tali comuni, in qualsiasi punto dove la profondità dei fondali è maggiore di 10m e minore di 150m, nel giro di un anno e mezzo da quando saranno trovate le risorse e gli investimenti necessari a mettere a punto progettazione e verifiche di dettaglio.

 

Queste soluzioni tecnologiche potrebbero apportare benefici ambientali ed economici . Con l’estrazione di energia dal mare e la contestuale protezione della costa dall’erosione, infatti, si utilizza una risorsa energetica rinnovabile che contribuisce a ridurre i rischi e i danni globali provocati dai combustibili fossili e dai cambiamenti climatici, ma anche quelli locali connessi all’erosione costiera. Si prevede pertanto che queste tecnologie avranno successo, sia per la crescente sensibilità di istituzioni e cittadini ai problemi ambientali globali, sia per gli effetti ed i benefici percepiti anche a livello locale.

 

 

Per saperne di più sulla produzione di energia dalle onde del mare, in Italia e nel mondo, leggi l’approfondimento in allegato: clicca qui

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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