Hummustown: a Roma il catering che crea lavoro per i rifugiati siriani

Integrazione, scambio culturale e indipendenza economica possono partire anche dal cibo. È quanto dimostrano progetti come Hummustown, il servizio di catering lanciato a Roma da due sorelle siriane per offrire un'opportunità di lavoro e inclusione sociale ai rifugiati fuggiti dalla guerra e dalla morte in Siria.

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Il cibo che travalica confini e unisce culture diverse, il cibo come terreno di scambio per incontrare l’altro, conoscerlo, accettarlo, riporre fiducia nell’altro che ci prepara e ci offre una pietanza sconosciuta. Cibo che diventa strumento di contatto tra civiltà, gruppi sociali, che placa gli animi e attenua i conflitti. Il cibo, quindi, che non si limita a essere oggetto della pratica alimentare, ma assume dimensioni soggettive: evocativo di relazioni, luoghi, persone, ricordi, narrazioni.

 

Quando si approda in culture altre e quando la permanenza è forzata e prolungata, sorge il desiderio di rimanere ancorati alla propria identità, di tenere aperti i legami con le proprie radici, con le proprie abitudini alimentari. Quindi, il cibo quale elemento di affermazione identitaria, ma anche mezzo di scambio culturale.

 

È a tutto ciò che devono aver pensato le sorelle Shaza e Loma Saker, siriane di Damasco e trasferitesi a Roma negli anni ’80 con tutta la famiglia, per motivi lavorativi del loro padre, quando hanno deciso di lanciare Hummustown, un catering di specialità mediorientali che crea posti di lavoro per i rifugiati siriani.

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Lo scoppio della  guerra in Siria, già sette anni fa, ha prodotto l’esodo di almeno dodici milioni di abitanti dei venticinque milioni residenti prima dello scoppio della guerra civile. Di questi, sei milioni si sono rifugiati in altri nazioni confinanti come la Giordania, il Libano e la Turchia e gli altri sei milioni sono rimasti in patria, rifugiandosi in altre città e villaggi. I dati aggiornati ad aprile 2017, ci dicono che i siriani che hanno chiesto asilo in Europa sono circa novecentoquarantamila, di questi, il 65 % sono in Germania e Svezia, il 21 % sono distribuiti tra Ungheria, Austria, Danimarca e Bulgaria e il restante 14 % nel resto delle altre nazioni. I siriani fuggiti dalla guerra e che hanno chiesto asilo in Italia sono poco meno di quattromila (dati del 2017 fonte UNHCR).

 

Di fronte a questo esodo drammatico, che d’altra parte ha toccato l’Italia solo parzialmente, a dispetto di slogan e annunci terrorizzanti, ormai troppo diffusi, Shaza e Loma sono state spinte dal bisogno di accogliere i propri connazionali offrendo loro delle concrete opportunità d’integrazione.

 

Chi ha avuto la fortuna di conoscere e visitare la Siria, prima dello scoppio della guerra, non ha potuto non godere, oltre dei suoi tramonti, delle sue allegre e verdi città, della sua gente cordiale e sempre sorridente, delle sue feste diffuse ovunque, delle sue ricchezze artistiche, anche della sua prelibata cucina. Una delle più antiche tradizioni al mondo con retaggi che vanno dalla dominazione ottomana al colonialismo francese. Una cucina saporita, raffinata, aromatizzata da spezie e piante.

 

Ed è proprio dalla cucina e dai suoi significati diversi che a essa si può attribuire, che Shaza e Loma hanno dato vita a Hummustown, un progetto che è diventato un’associazione cooperativa che dà lavoro a circa dieci siriani fuggiti dalla guerra e dalla morte. Un’impresa che produce, impacchetta e distribuisce cibo siriano presso residenze private e bistrot romani.

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A oggi Hummustown impiega tre donne di Aleppo in cucina e sette ragazzi, provenienti da varie zone della Siria, di religione ed etnie diverse, per la consegna e il servizio. Dieci uomini e donne siriane che non avevano alcuna esperienza lavorativa come cuochi e camerieri, ma che hanno trovato, in questa opportunità di lavoro, una preziosa occasione per ritrovarsi intorno al loro cibo, per far conoscere la propria cultura e per integrarsi con la città, oltre che per sostenersi economicamente e ricostruire la propria vita.

 

Una delle cuoche è Amal, viveva ad Aleppo e colpita a una spalla dalla scheggia di una bomba, fugge in Libano, dove vive per circa due anni e dove è sottoposta a numerosi interventi chirurgici. Attraverso un corridoio umanitario riesce ad arrivare in Italia, a Roma. I primi mesi sono, per lei e il marito, molto difficili, a sessanta anni, spezzare i legami familiari e con la propria terra è particolarmente insopportabile. Trascorrono due mesi di totale solitudine, fino a quando incontra Shaza e Hummustown e per la quale rispolvera le sue antiche ricette familiari e si trasforma, piano piano, da cuoca di famiglia, a cuoca professionale. Humustown, oggi, non è solo il suo luogo di lavoro, ma lo scopo che ogni mattina la spinge ad alzarsi, uscire da casa e incontrare i suoi nuovi amici.

 

Saddam ha venticinque anni, proviene da un villaggio nel sud della Siria, a causa del conflitto ha perso tutta la sua famiglia e la sua fidanzata. E’ fuggito per salvarsi e per donarsi una chance. E’ in Italia da meno di un anno, vive in un centro di accoglienza e da quattro mesi ha iniziato a lavorare con Hummustown, si occupa del servizio. Ciò che ha colpito di più Saddam è avere dei nuovi amici e colleghi che s’interessano a lui, che si preoccupano quando non lo sentono da qualche giorno e che desiderano uscire e lavorare con lui. Da quando ha perso tutta la sua famiglia, nessuno più aveva mostrato interesse per lui.

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Chi è il cliente tipo di Hummustown? E’ chi desidera aprire il palato e la propria casa a nuovi sapori, a nuove storie, a nuove culture. E’ chi vuole condividere con i propri amici un nuovo modo di accoglienza e integrazione.

 

Il futuro di Hummustown è ricco di progetti, a cominciare dalla nuova sede operativa con una cucina professionale attrezzata che sarà completata a settembre, questo permetterà di realizzare lo sviluppo dell’impresa in modo diverso e offrire quindi, un lavoro più continuo e stabile.

 

La nuova sede permetterà anche di costruire un “luogo” d’incontro in cui accogliere la disponibilità di italiani a insegnare la lingua e la cultura italiana ai rifugiati ed è per questo che Hummustown ha anche attivato una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme che permetta la realizzazione dei loro importanti progetti futuri.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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