Il Teatro dei Pupi: una tradizione che rischia di scomparire

“Un pupo per noi Pupari e soprattutto per me è un amico, un compagno, uno sfogo che mi fa respirare, sognare e mi da la spinta di andare avanti. Il Pupo è tutta la mia famiglia: mio padre, mia sorella, i miei fratelli e i miei figli; ci ha tenuto uniti, perché il Pupo non tradisce mai”. Abbiamo incontrato Carmelo “Mimmo” Cuticchio, a Palermo, nel teatro di famiglia “Franco Cuticchio”, alla scoperta del mondo del Teatro dei Pupi e di una compagnia che, a causa di vari problemi, rischia di non vivere più del proprio sogno.

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In occasione di una delle nostre trasferte in Sicilia, abbiamo avuto la fortuna di entrare in un luogo speciale: si tratta di un piccolo teatro situato nel cuore di Palermo, tra Palazzo dei Normanni e la chiesa di San Giovanni degli Eremiti. Si tratta del Teatro dei Pupi “Franco Cuticchio”, famiglia storica palermitana che da generazioni porta avanti questo particolare tipo di rappresentazione teatrale di marionette.

 

 

Tradizionalmente, l’Opera dei Pupi  è infatti una tipologia di teatro delle marionette che narra la storia di Carlo Magno e le sue gesta. Le sue origini risalgono alla fine del 1700, ma i pupi non possono essere definiti come le classiche marionette: decorati fin nei minimi dettagli, con una struttura in legno abbastanza pesante, forniti di corazze e costumi costruiti artigianalmente, con il passare del tempo hanno cambiato la propria rappresentazione. I Pupi oggi possono rappresentare tranquillamente anche storie di attualità, tant’è che i fratelli Cuticchio sono finiti anche a Cinisi per rappresentare, con il teatro dei Pupi, la storia di Peppino Impastato.

 

 

La tradizione dei Pupi in Sicilia si divide in due scuole principali: quella palermitana e quella catanese. La differenza tra le due sta soprattutto nel movimento delle articolazioni dei Pupi: in quella palermitana i movimenti delle articolazioni sono leggeri e snodabili, mentre sono meno plastici e più pesanti quelli catanesi.

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“La nostra famiglia, da quasi quattro generazioni, rappresenta il Teatro dei Pupi in Sicilia e nel resto del mondo, dato che siamo andati anche all’estero per esibirci. Siamo una famiglia di quattro maschi e una femmina e facevamo e facciamo questo amato mestiere: già, alcuni non lo fanno più per motivi vari, però abbiamo sempre i pupi nel cuore e nell’anima perché i nostri giocattoli sono stati loro, la mia casa era piena di teste, ossatura, costumi, armature, scene”. Carmelo, detto Mimmo, Cuticchio è il fratello di Franco Cuticchio, ed è insieme la voce dell’amore, dell’emozione e della tristezza di questo teatro palermitano: mentre ci parla, osserviamo i volti dei Pupi seduti vicino a lui, gli occhi sbarrati, immobili ma che sembrano prendere vita insieme all’ardore e alla rabbia di Carmelo.

 

Già, rabbia, perché questo teatro e l’attività della famiglia è minacciata dal pericolo della burocrazia e dai giochi politici che spesso attanagliano il destino di questa meravigliosa regione: “I Pupi sono la mia vita ma da anni non pratico più questa attività. E’ diventato tutto difficile: ci sono dei permessi da ottenere per gli spettacoli itineranti che sono di principio giusti, ma difficilmente conciliabili con le logiche di un lavoro vero e proprio. La tradizione del teatro dei Pupi, da sempre, è stata quella di montare dei teatri itineranti nei vari quartieri e nelle città dove veniva ospitata la rappresentazione. Oggi tutto è diventato davvero difficile, nonostante le norme di base siano giuste fatichiamo ad ottenere dei permessi per lavorare sereni, a meno che non ci agganciamo a correnti politiche o non coltiviamo conoscenze, ed oltretutto per lavorare dobbiamo sostenere dei costi d’ingresso che rendono vana poi la sostenibilità economica che vorremmo raggiungere.

 

Noi, oltre a non voler perdere tempo prezioso che si traduce nell’impossibilità di lavorare serenamente, veniamo da una famiglia nella quale mio padre ci ha insegnato l’onestà del lavoro e il non piegarsi di fronte a nessuno, cercando di far rispettare il nostro valore: il risultato è che abbiamo avuto un sacco di difficoltà, uno dei miei fratelli sono addirittura quindici anni che si è trasferito in Veneto e i Pupi li ha completamente abbandonati; io, dal 2009, per il momento mi sono messo in pausa”.

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Il fratello di Mimmo, Franco, sta cercando da tempo di far rinascere la tradizione familiare investendo tempo, energie e denaro nello sviluppo del teatro dove stiamo parlando con Mimmo, che fatica a trattenere le lacrime guardando le sue creature immobili nel piccolo palco del teatro: per compensare la nostalgia, ogni tanto ci improvvisa qualche piccola scena, li fa parlare e muovere, ci racconta emozionato di quando da bambino osservava già a cinque anni il padre che magicamente, muovendo braccia e mani, dando vita, parola e scena a delle marionette che sembravano fino a pochi secondi prima immobili, nel tempo e nello spazio. Ricorda di quando il papà cominciò a fargli muovere i Pupi e di quando, sfinito per la stanchezza (anche se più leggeri di quelli catanesi, i Pupi sono molto pesanti), cadeva anche lui sul palco, morendo idealmente insieme al suo Pupo, tra gli applausi e le risate del pubblico.



Nel frattempo, Mimmo ha imparato a far il pane frequentando un corso di panificazione naturale in Abruzzo e si è appassionato al mondo dell’agricoltura, da tempo sta cercando anche contatti all’estero per poter proseguire la sua attività con i Pupi e poter creare così le possibilità per trasmettere questra tradizione anche ai suoi figli, “perché finora non me la sono sentita di trasmettergliela, a causa delle mie delusioni”.
Noi, con tutto il cuore, gli auguriamo di poter continuare a muoversi insieme ai suoi Pupi e a non cadere più sul palco.

 

 Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini