Una visione sistemica della vita. Intervista a Fritjof Capra

Energia, economia, cambiamenti climatici, disuguaglianze. Il pensiero sistemico ci rende consapevoli del fatto che le sfide principali del mondo di oggi sono tutte interconnesse e interdipendenti. Ne abbiamo parlato con il fisico e teorico dei sistemi Fritjof Capra, coautore del libro “Vita e Natura. Una visione sistemica” da cui ha avuto origine un innovativo percorso formativo: il Capra Course.

FritjofCapra

“Vita e Natura. Una visione sistemica”. È questo il titolo del libro scritto dal fisico e teorico dei sistemi Fritjof Capra insieme a Pier Luigi Luisi da cui ha poi preso vita un’esperienza di arricchimento e condivisione unica: il Capra Course, un corso online molto particolare che si svolge ogni anno e coinvolge ogni edizione più di cento partecipanti da tutto il mondo (ricercatori, permacultori, attivisti, medici ed educatori).

 

Durante i tre mesi del corso, i membri hanno accesso a 12 videolezioni pre-registrate (una a settimana, che si focalizza su un aspetto specifico della visione sistemica della vita) e ad un forum di discussione dove poter interagire fra loro e porre domande e riflessioni direttamente a Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi. Le iscrizioni all’edizione invernale del corso si aprono il 16 luglio.

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Quando le è venuta in mente l’idea di trasformare il libro “Vita e Natura. Una visione sistemica” in un corso online?
In seguito alla pubblicazione del nostro libro da parte della Cambridge University Press nel 2014, Luisi e io partecipammo a numerose presentazioni organizzate da librerie, ONG e università. Nelle presentazioni universitarie, ai professori dei diversi dipartimenti ho sempre espresso la mia speranza di vedere la visione sistemica della vita integrata nei loro insegnamenti a vari livelli. Con mia grande sorpresa, ho incontrato grande esitazione anche fra gli stessi professori che avevano apprezzato molto il libro.

 

La ragione era dovuta al fatto che la visione sistemica della vita è intrinsecamente multidisciplinare e loro trovavano difficile integrarla nella struttura frammentata della maggior parte delle nostre università. Questo mi diede lo spunto, nel 2014, per offrire un corso online che fungesse da modello mostrando come si potesse trattare in modo effettivamente multidisciplinare questi soggetti. Questa fu l’origine dell’idea. In più ho pensato che con un corso online avrei raggiunto un pubblico più ampio e questo avrebbe mi avrebbe aiutato ridurre l’agenda dei miei viaggi e lezioni, un fattore importante man mano che vado avanti con gli anni.

 

Quali caratteristiche del pensiero sistemico dovremmo adottare per gestire le maggiori sfide del mondo odierno?
Il pensiero sistemico (che significa pensare in termini di relazioni e di schemi) ci rende consapevoli del fatto che le sfide principali del mondo di oggi – energia, economia, cambiamento climatico, disuguaglianze – sono tutte interconnesse e interdipendenti. Sono problemi sistemici che richiedono altrettante soluzioni sistemiche. Il Capra Course fornisce ai partecipanti gli strumenti concettuali per comprendere la natura dei problemi sistemici e di riconoscere le soluzioni sistemiche che vengono sviluppate dagli individui e dalle organizzazioni di tutto il mondo.

 

A chi si rivolge il Capra Course?
Nei due anni durante i quali ho tenuto il corso, la mia esperienza è stata che i partecipanti non solo provenivano da molti paesi del mondo (più di 50 paesi finora) ma anche da diversi percorsi di vita. Molti di loro sono scienziati, altri sono artisti, designers, dirigenti aziendali, insegnanti, coltivatori biologici, dottori, infermieri, e così via. Molti sono fra i trenta e i quarant’anni ma ci sono anche alcuni studenti più giovani, e parecchie persone più anziane e in pensione. Ciò che accomuna tutti loro è una consapevolezza, a vari livelli, dell’emergente visione sistemica e un forte desiderio di incrementare la loro conoscenza e applicarla nelle aree in cui sono impegnati.

 

Quali scienziati o centri di ricerca suggerirebbe ai giovani di oggi che volessero avere una chiara visione di come sta evolvendo il paradigma scientifico?
Per i nomi dei singoli scienziati rimando al nostro libro “Vita e Natura. Una visione sistemica”, che cita e tratta il lavoro di molti di questi scienziati. Non ci sono ancora molte organizzazioni che insegnano il pensiero sistemico ma ce ne sono alcune che mi sento di raccomandare.
Nel Regno Unito, vorrei segnalare lo Schumacher College, un centro internazionale per gli studi ecologici; e il Centre for Systems Studies all’Università di Hull. In Norvegia, c’è il Masters program in ecological economics alla Graduate School of Business di Bodø. In Italia, raccomando il Centro Studi di Filosofia della Complessità Edgar Morin all’Università di Messina, il Master in Design della Sostenibilità al Politecnico di Torino, la Scuola di dottorato in Epistemologia della Complessità all’Università di Bergamo. Infine, negli Stati Uniti segnalo il Program of Environmental Studies all’Oberlin College in Ohio, e il Masters in Transition Design alla Carnegie Mellon University a Pittsburgh, Pennsylvania.

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Quali movimenti politici, sociali, economici e culturali incarnano al meglio il cambio di paradigma descritto nel corso? Lei crede possibile una collaborazione fra i diversi movimenti promotori dello sviluppo sostenibile?
C’è un grande numero di movimenti che, insieme, formano una nuova società civile globale. Nel libro, menziono i più importanti istituti di ricerca e centri di formazione di questa coalizione internazionale di organizzazioni non governative, che sono organizzate in molti gruppi secondo la loro particolare visione sullo stato del mondo, impegnandosi con soluzioni sistemiche, educative, economiche o nella cooperazione internazionale, giustizia sociale mondiale e commercio sostenibile. Io credo fermamente che una collaborazione fra questi movimenti sia non solo possibile ma già in atto. La si può vedere in molti dei loro incontri, ad esempio nel World Social Forum in Brasile o nella Bioneers Conference a San Francisco.

 

Secondo lei, il motto del glocal (“Pensa globalmente, agisci localmente”) è ancora valido o è stato sostituito da altre concezioni più moderne?
Questa è una domanda interessante, che richiederebbe una riflessione approfondita. Non sono sicuro di come rispondere. Con internet oggi, abbiamo un potente strumento che consente un’azione globale e allo stesso tempo il rafforzamento delle comunità locali sembra essere più importante che mai.

 

Data la sua esperienza al Center for Ecoliteracy, quando pensa che sia il momento di iniziare a parlare ai bambini dei problemi globali e in che maniera? In fondo, i nostri figli si troveranno a vivere in un mondo profondamente diverso nei prossimi 20-30 anni.
Il grado di comprensione dei problemi globali dipende dall’età dei bambini. I bambini piccoli (alle elementari) possono facilmente imparare la connessione con la natura e con le piccole comunità di persone e animali. Quando diventano teenagers, emerge una dimensione sociale maggiore, e in particolare un senso di giustizia sociale. Questo è il momento per introdurre gli studenti alla natura sistemica dei nostri problemi globali, e delle soluzioni sistemiche che si stanno sviluppando a livello locale.

 

Crede che un giorno sarà possibile introdurre il Capra Course nelle scuole superiori e nelle università o nelle associazioni, governi e aziende locali per educare le persone a una visione sistemica della vita e della società?
Certamente lo spero. La mia strategia è quella di espandere e coltivare il network globale degli Alumni del Capra Course e confidare che loro portino avanti il mio messaggio nella del mondo educativo, delle istituzioni e del business in giro per il mondo.

FritjofCapra

La principale sfida oggigiorno potrebbe essere quella di cambiare un mental set basato su classificazioni e categorie definite a priori con la capacità di affrontare la complessità del reale con tutte le sue sfumature e interconnessioni?
Credo tu abbia ragione. Al cuore del cambio di paradigma dalla visione meccanicistica a quella sistemica del mondo, assistiamo a un profondo cambio di metafore: dal vedere il mondo come una macchina al concepirlo come una rete. Ora, una rete, come tutti sanno, è un certo schema di link, di relazioni. E quindi per comprendere le reti dobbiamo essere in grado di pensare in termini di schemi e di relazioni. Il pensiero sistemico è tutto qui.

 

Molte persone sono scoraggiate dalla politica mondiale. Saprebbe indicare qualche esempio positivo di pars costruens?
Sfortunatamente, le novità qui non sono buone. Nella mia esperienza, il pensiero sistemico è praticato al meglio nella società civile globale, in alcune aziende modello e in alcune istituzioni accademiche. Viene praticato meno in politica, tuttavia ci sono delle eccezioni. Mi faccia menzionare un solo paese: il Costa Rica. Non ha esercito permanente ma possiede alti tassi di sviluppo umano, al punto da essere classificato come il paese più virtuoso nell’Happy Planet Index; il 98% della sua elettricità è generata da fonti rinnovabili e sta pianificando di divenire a emissioni zero entro il 2021. Il Costa Rica è un brillante esempio di pensiero sistemico applicato alla politica.  

 

Entrando più nel dettaglio, potrebbe indicare gruppi e aziende che abbiano abbracciato programmaticamente la visione sistemica o il pensiero sistemico nei loro progetti?
C’è ora un crescente numero di aziende con strutture decentralizzate, gruppi che si auto-organizzano, comunità di pratica, e via dicendo. Questi sono alcuni esempi di tali aziende: W.L. Gore & Associates (basata sui gruppi con un’organizzazione reticolare orizzontale che favorisce l’iniziativa personale; nessun organigramma tradizionale), Vagas (un’agenzia di collocamento brasiliana che mette in connessione individui con aziende; una struttura ispirata a Gore; nessuna gerarchia e personale molto giovane), Mondragon (il leader mondiale del movimento cooperativo; basato su una filosofia di partecipazione e solidarietà), Ideo (una società di design e consulenza a San Francisco con team di progetto e una gerarchia orizzontale). Questi sono solo alcuni esempi. Per maggiori informazioni su queste aziende segnalo il libro “Owning Our Future” di Marjorie Kelly, che ha scritto anche un saggio su questo argomento ospitato nel nostro manuale.

 

Il Capra Course sfocia nell’Alumni Network del corso, una comunità globale di professionisti, appassionati e attivisti accomunati dal cercare una visione sistemica nei loro rispettivi ambiti di azione, che ha dato luogo già a numerosi incontri dal vivo e diverse iniziative dirette al bene comune. Potrebbe descrivere cosa sta accadendo all’interno di questo network globale che lei ha creato intorno al corso?

Sin dall’inizio dello sviluppo del Capra Course, uno dei miei principali obiettivi è stato quello di creare e coltivare una comunità di pensatori sistemici, insegnanti e attivisti da tutto il mondo. Credo di avere avuto successo a questo proposito: dopo cinque edizioni del corso abbiamo adesso un network di oltre 500 alumni. Nel sito dell’alumni network, i partecipanti portano avanti le discussioni iniziate durante il corso. Gli Alumni creano delle sezioni intorno a specifiche aree tematiche e secondo località geografiche.

 

Alcuni partecipanti hanno organizzato anche degli incontri di persona degli alumni del Capra Course. Io stesso ho partecipato a questi incontri a Berkeley, Santiago del Cile, Londra e Firenze. Altri incontri degli alumni hanno avuto luogo a Parigi, Buenos Aires, Rio de Janeiro e in altri posti. Questi meetings non sono solo intellettualmente stimolanti ma anche emotivamente molto gratificanti. Le persone che si incontrano normalmente non si conoscono fra di loro anche se spesso hanno come la sensazione di conoscersi da molto tempo. Condividere la visione sistemica e i valori trattati durante il corso crea dei legami molto forti. Infine vorrei sottolineare che la rete degli alumni è un sistema auto-organizzato, in cui i partecipanti creano i diversi gruppi e progetti secondo la loro posizione e interesse. Chissà dove ci porterà tutto questo?

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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