#2 – L’Artemisia Annua: “Una pianta ha cambiato il corso di una vita”

Un caso personale diventa un fenomeno social. Ecco l'intervista ad Emiliano Gioia: dalla sua storia è nato un gruppo Facebook, "Quelli dell'Artemisia annua", e un’associazione di cittadini che si confrontano sulla malattia e sulla libertà di scelta terapeutica.

artemisia

La storia personale di un paziente oncologico diventa un caso “social”. Ad Amedeo Gioia, in seguito ad un ricovero in ospedale per infarto, viene diagnosticato dai medici un cancro inoperabile in stadio avanzato. Tornato a casa decide insieme alla famiglia di rifiutare le cure convenzionali. Lui ed i suoi familiari non si danno però per vinti e dopo lunghe ricerche su Internet decidono di provare l’utilizzo dell’Artemisia Annua, una pianta molto studiata dalla comunità scientifica e comunemente usata in Oriente. Dopo alcuni mesi di trattamento, i controlli diagnostici ospedalieri mostrano la negativizzazione della malattia: in altre parole, non c’era più traccia del cancro e delle metastasi.

 

Dopo qualche mese Amedeo scrive un commento in calce ad un articolo di un giornale che parlava dell’Artemisia, raccontando la sua storia personale. Subito riceve centinaia di richieste di informazione. Così il figlio, Emiliano, decide di aprire un gruppo Facebook. Dopo 3 anni questa pagina FB ha più di 73.000 iscritti.

 

Abbiamo intervistato Emiliano che nel frattempo ha anche costituito un’associazione: Quelli del’Artemisia Annua Onlus. “Non avevamo competenze scientifiche – ammette Emiliano – ma sentivamo l’urgenza di alleviare il dolore di mio padre. Abbiamo visto che questa pianta ha moltissime funzioni positive e pochissimi effetti collaterali. Così abbiamo provato e ci è andata bene”.

 

 

“Con il gruppo Facebook abbiamo voluto solo mostrare la cartella clinica di mio padre, perché tutti ce la chiedevano. Il cancro è una malattia che crea disperazione e isolamento, potersi confrontare e poter dialogare con persone che vivono la stessa esperienza è un bisogno essenziale per i malati. Noi non diamo indicazioni né consigli ma cerchiamo di non far sentire soli i malati. C’è una forte esigenza di condividere esperienze e farsi coraggio, poi ognuno ha il suo singolo percorso e decorso della malattia”.

 

In effetti molti studi clinici (1) stanno investigando l’effetto anticancro di derivati dell’artemisinina e di altri componenti estratti dal fitocomplesso, l’insieme delle sostanze di cui è composta la pianta. I risultati sembrano molto promettenti, ma ancora manca la fase clinica di controllo. Finché la ricerca clinica non otterrà un farmaco con determinati standard di efficacia e sicurezza questa pianta non potrà essere prescritta dai medici. In Italia questo rimedio è disponibile in commercio solo come prodotto erboristico, quindi in formulazioni di grande variabilità per concentrazione e purezza. È inoltre vietata qualsiasi indicazione terapeutica su tali prodotti.

 

In Oriente l’Artemisia è una pianta molto conosciuta e molto usata. Nel 2015 la farmacista cinese,To You You, vinse il premio Nobel per la medicina per aver scoperto, negli anni ’70, l’uso dell’Artemisia nella malaria, salvando milioni di vite umane. Trovò come trattare l’intera pianta per ottenere il massimo dell’efficacia. Oggi la maggior parte dei farmaci convenzionali in commercio per la malaria sono costituiti dai derivati di questa pianta.

La farmacista cinese To Youyou

La farmacista cinese To Youyou

La ricerca scientifica è ed è stata una dei fondamenti del progresso della nostra società. Ma è costosa e sempre meno gli organi statali e universitari riescono a promuovere una ricerca indipendente. Per questo sempre più ricercatori, medici e cittadini chiedono che la ricerca sia meno assoggettata a chi la finanzia. Circa l’80% della ricerca è privata quindi spesso prevalgono le logiche della brevettabilità, su singole molecole o processi di produzione, e delle competizioni industriali. Accade inoltre che nelle carriere accademiche prevalga l’interesse personale dei ricercatori che tendono a preferire studi che siano facilmente pubblicabili sulle riviste scientifiche più accreditate. Tutto questo ha effetti tangibili sulle scelte di salute pubblica, come ha recentemente denunciato anche la Rete Sostenibilità e Salute.

 

Storie come quelle di Amedeo e della sua famiglia sono il sintomo di un crescente distacco dalla medicina percepita “del profitto” che spinge a rifiutare possibilità terapeutiche convenzionali e a cercare altrove, fino ad arrivare ad un vero e proprio “fai da te”.

 

Ora Emiliano Gioia, è uno dei promotori del movimento politico SIAMO per la libertà di scelta terapeutica. SIAMO sostiene ed appoggia la proposta di legge di iniziativa popolare “Libertà di Scelta” annunciata in Gazzetta Ufficiale del 27 giugno 2018

 

Una selezione di studi sui derivati dell’artemisia in campo oncologico:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=artemisinin+cancer

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22935909

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24078446

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29888170

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29845064

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29746932

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29795406

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29731711

 

 

La foto di Tu Youyou è tratta dal sito samacharnama.com

 

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