Il nuovo paradigma ecologico-sistemico e le relazioni organizzanti

Nell’eterno dialogo sui rapporti tra uomo, natura e salute si susseguono diversi paradigmi scientifici adottati dalle comunità nelle varie epoche. Oggi, per spiegare molti processi, emerge il bisogno di integrare una visione ecologica o sistemica che consideri la realtà come una rete di fenomeni interconnessi e interdipendenti.

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Siamo nel mezzo di un cambio di paradigma. Quello meccanicistico, deterministico-lineare o  riduzionista-analitico ci ha permesso negli ultimi secoli, grazie allo sviluppo di tecnologie come il microscopio, di conoscere strutture e meccanismi molto particolareggiati. Ma ora, questo approccio inizia a mostrare i suoi limiti e vediamo il bisogno di integrare una visione ecologica o sistemica, per spiegare molti altri processi.

Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi

Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi

Si sta mettendo in discussione la visione di un universo come sistema meccanico composto da mattoni elementari, il corpo umano come una macchina in cui ogni componente ha una funzione isolata, la vita sociale come lotta di competizione, la fiducia in un progresso materiale illimitato basato su crescita economica e tecnologica. In discussione anche la cultura patriarcale, gerarchica e militare che è basata sullo sfruttamento e sull’oppressione di un genere o di altre specie fino all’uso predatorio delle risorse ambientali.

 

Il paradigma emergente considera la realtà come una rete di fenomeni interconnessi e interdipendenti. La nostra vita, e la nostra salute, dipendono e sono caratterizzati dai fenomeni ciclici della natura.

 

Ma al giorno d’oggi, la scienza che visione ha della vita? La preserva? In che modo? La chimica che inquina, la tecnologia bellica, le modificazioni biologiche dalle conseguenze imprevedibili, gli animali torturati come cavie o nella produzione industriale; che etica c’è? Quanto gli scienziati si considerano indipendenti dall’etica, che responsabilità sentono a livello intellettuale e morale? Con una percezione ecologica di se stessi non ci sarebbe bisogno di alcuna esortazione morale per mostrare rispetto, il nostro comportamento seguirebbe in modo naturale le norme della vita. Ma quali sono queste norme?

 

La vita si caratterizza come un sistema complesso e altamente organizzato. Schemi e pattern organizzativi si ripetono a vari livelli e hanno una stabilità. In un organismo c’è un continuo flusso di materia, energia e informazione ma lo schema si auto-produce continuamente e si auto-regola. La forma dell’organizzazione di un sistema è dato dalle relazioni tra le parti perché sono rapporti organizzanti e sono insiti nella struttura fisica dell’organismo.

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Una delle proprietà preminenti del mondo vivente è la tendenza a formare strutture a più livelli, di sistemi dentro sistemi. Ognuno è parte del tutto più ampio ma forma un tutto specifico rispetto alle sue parti. Così le cellule, i tessuti, gli organi, i sistemi regolatori (vascolare, nervoso, immunitario, endocrino) ma anche i sistemi sociali e gli ecosistemi sono sistemi viventi inseriti in altri sistemi viventi.

 

A ogni livello di complessità i fenomeni mostrano proprietà che non esistono ai livelli inferiori, ad esempio il gusto dolce non esiste come proprietà a livello molecolare né tra gli atomi che compongono lo zucchero ma esiste a livello percettivo del sistema sensoriale e influenza tutti gli altri livelli.

 

Il filosofo della scienza, C. D. Broad, definì “proprietà emergenti”, quelle proprietà dei sistemi più complessi che non esistono ai livelli inferiori. Tali proprietà di un intero organismo vengono distrutte quando si studiano i componenti separatamente, isolati. La natura del tutto è sempre differente e maggiore della somma delle sue parti. Per questo la scienza non può comprendere i sistemi viventi solo per mezzo dell’indagine riduzionista-analitica.

 

Un classico esempio di teoria semplicista, che pur ci ha permesso di fare enormi progressi in ambito medico e biologico è la “teoria dei germi” nelle malattie di Pasteur. Egli considerò l’infezione batterica come unico agente patologico nello sviluppo della malattia.

 

Contemporaneamente Claude Bernard, il fondatore della medicina sperimentale moderna, insisteva sulla stretta relazione tra un organismo e il suo ambiente, sottolineando l’esistenza dell’ambiente interno. “Se l’ambiente interno è sano esso rimane sostanzialmente costante anche quando l’ambiente varia in modo considerevole”. Questo spiega perché due individui esposti alle stesse condizioni reagiscono diversamente.

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Oggi, l’ambiente interno è chiamato “terreno” nelle medicine non convenzionali. Il terreno e le “costituzioni”, definiscono le diverse modalità di risposta, di ogni individuo, alle diverse variazione ambientali. Ciò permette di conoscere quell’organismo nel suo insieme complessivo e specifico. Invece, la mentalità della medicina industriale rimane, per lo più, legata alla molecola di sintesi come unico rimedio per l’agente patogeno, unico fattore causale.

 

Il cambiamento di paradigma prevede di saper mettere in discussione tutto senza poi doverlo necessariamente buttare. Anzi la capacità di integrare i risultati migliori di ogni visione è la sfida che potrà aiutarci a superare dualismi, competizioni e pregiudizi.

 

Come ogni ecosistema veniamo attraversati da flussi di ossigeno, luce, nutrienti, acqua, informazioni, etc, ma lo schema organizzativo rimane stabile entro un certo range di valori.

 

I sistemi viventi sono sistemi aperti, scambiano materiali con l’esterno, ma sono definiti da una organizzazione ciclica dove gli elementi hanno una disposizione circolare in modo che ogni elemento agisce sul successivo finché l’ultimo propaga di nuovo l’effetto del primo: lo schema organizzativo si perpetua. Grazie all’autoregolazione per feedback, si introducono man mano  informazioni nuove, capacità di compensazioni, aggiustamenti e trasferimento dell’informazione. Lo schema ha lo scopo di contrastare la crescita incontrollata di un componente e di auto mantenersi.

 

Dal micro al macro ogni livello è organizzato a rete, ogni nodo una sua parte che è essa stessa una rete. La coerenza globale delle relazioni reciproche determina la struttura dell’intera trama.

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Per Werner Heisenberg, uno dei fondatori della teoria dei quanti, il mondo appare così come un complicato tessuto di eventi, in cui rapporti di diversi tipi si alternano, si sovrappongono o si combinano, determinando, in tal modo, la struttura del tutto.

 

Nella teoria generale dei sistemi (1968) Ludwig von Bertalanffy afferma “una crisi organizzativa è capace di far collassare un equilibrio sistemico esistente e permette di transitare verso un nuovo assetto”. Solo una visione sistemica permette di cogliere questa capacità.

 

Il criterio deterministico lineare, causa-effetto, deve evolvere per accedere ad una visione integrata, trans-disciplinare e a rete altrimenti rischiamo di fare interventi, risolutivi nell’immediato, ma che non tengono conto delle conseguenze sull’intero sistema e a lungo termine. Inoltre, se consapevoli delle capacità di autoregolazione e auto-mantenimento, potremmo leggere fenomeni di un dato livello organizzativo come significanti solo per i livelli di complessità superiori.

 

Così, ad esempio, la “febbre” potrebbe non essere un evento negativo da silenziare appena si manifesta ma un meccanismo di difesa o di riorganizzazione del sistema, o una risposta sensata biologica ad una condizione che il sistema uomo, nel suo complesso cognitivo-emozionale-fisico, ha percepito dall’ambiente interno o esterno. Quindi potrebbe essere gestita in modi differenti fino ad essere letta come evento di passaggio da una dato assetto verso un’altro. Dipende dal grado di complessità da cui lo consideriamo e, quindi, da cosa andiamo ad indagare.

 

Fonte: Fritjof Capra “La rete della vita”

 

Per approfondire:
- Ilya Prigogine e Isabelle Stengers “La nuova alleanza, Metamorfosi della scienza”

 

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