Tiroidite di Hashimoto: quali alimenti privilegiare?

Che cos'è la tiroidite di Hashimoto? Quali sono le cause di questa patologia e come riconoscerla? Quale alimentazione privilegiare se ci si trova in questa condizione? Ce ne parla la dottoressa Giulia Napolitano.

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Nella mia carriera accademica questa patologia era vista come una situazione marginale cui prestare poca importanza perché “tanto vi capiterà raramente”. La realtà in cui lavoro, invece, mi ha messa davanti a quanto questa patologia sia tutt’altro che irrilevante o rara. Dal sito di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che le patologie autoimmuni della tiroide, di cui la tiroidite di Hashimoto fa parte, colpisce dal 5 al 15% della popolazione italiana femminile e dal 3 al 5% di quella maschile. Rendiamo pratici questi numeri: significa che se in una festa abbiamo 100 donne, 15 di loro avrà una tiroidite autoimmune. Non è affatto un numero marginale. Cerchiamo quindi di capire di cosa si tratta e come fare a convivere con questa condizione.

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Cos’è la tiroide
La tiroide è una delle principali ghiandole del nostro organismo, posta a livello del collo, abbracciando la trachea, prende la forma di una farfalla. Sotto il diretto influsso dell’ipofisi e dell’ipotalamo questa produce in base alla stimolazione dell’ormone TSH che viene secreto dall’ipofisi, ormoni tiroidei: T3 e T4 .

 

Questi ormoni servono a moltissime funzioni:

- regolano la crescita e lo sviluppo sia nella fase fetale che nella crescita dei bambini
- regolano la temperatura corporea
- regolano il metabolismo di tutti i nutrienti (soprattutto glucidi e lipidi)
- sono importanti per lo sviluppo neuronale
- regolano il sistema cardiovascolare (battito cardiaco, gittata)
- regolano la fertilità femminile e influenzano l’andamento della gravidanza.

 

Sono quindi degli ormoni essenziali per quasi tutti i distretti corporei. Molto spesso la tiroide può essere affetta da diverse patologie che la rendono incapace di sintetizzare al meglio i suoi preziosi ormoni. Questo può portare a problematiche di iperproduzione (ipertiroidismo) oppure ipoproduzione (ipotiroidismo). La condizione di cui parliamo oggi invece è molto più particolare.

 

Cos’è la tiroidite di Hashimoto
È una patologia autoimmune, nella quale le cellule del sistema immunitario vanno a colpire quelle della tiroide stessa come fosse un nemico da sconfiggere. Questo attacco si traduce ovviamente in un’infiammazione dei tessuti tiroidei che inizieranno a funzionare male. Oltre ciò, visto che l’intento del sistema immunitario è proprio quello di distruggere le cellule tiroidee, il primo degli effetti che avremo è l’ipotiroidismo, dovuto appunto dalla diminuzione delle cellule attive.

 

Questa diminuzione andrà a causare una serie di sintomi correlati all’attacco da parte del sistema immunitario delle cellule tiroidee:

- temperatura corporea bassa
- aumento di peso per rallentamento del metabolismo
- ritenzione dei liquidi corporei
- stanchezza
- calo del tono dell’umore.

 

Questi sintomi sono piuttosto subdoli: non compaiono all’improvviso e in maniera netta, ma progressivamente e senza destare sospetti. Alcune volte può inoltre presentarsi il gozzo, ossia un ingrossamento della ghiandola tiroidea tipica dell’ipotiroidismo.

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Quali sono le cause
Le cause della tiroidite di Hashimoto sono ancora del tutto incerte: è stato visto che ci sia una sorta di ereditarietà da parte di madre per il fatto che determinati anticorpi anti-tiroidei (anti TSH-R bloccanti) possano passare al feto durante la gravidanza. È stato inoltre vista un’insorgenza preferenziale in persone già affette da altre patologie autoimmuni. L’eccesso di iodio ha un ruolo nello scatenare la patologia latente: decisamente nella nostra alimentazione spesso sforiamo la dose consigliata.

 

Diagnosi
Nella mia esperienza moltissime delle persone che si rivolgono a me sono convinte di avere problemi tiroidei per via della difficoltà a dimagrire in autonomia. Dopo il primo mese di dieta con un buon dimagrimento, il 90% di queste constata di non avere alcun problema tiroideo.

 

Questo per dirvi che l’unico modo per sapere se avete problemi alla tiroide è:
- ascoltare i vostri sintomi
- se state aumentando di peso: provare seriamente una dieta seguiti da un professionista
- farvi delle semplici analisi del sangue (T3-T4-TSH e anticorpi antitiroidei) e consultare il medico per la diagnosi.

 

Attenzione: evitate assolutamente l’autodiagnosi. Una volta che la diagnosi è accertata, il medico valuterà i farmaci sostitutivi in caso di ipotiroidismo.

 

Dalla tiroidite autoimmune si possono sicuramente tamponare gli effetti e imparare a convivere con essa in modo assolutamente semplice. Ci sono moltissimi falsi miti riguardo all’alimentazione e i suoi effetti sulla tiroide, quindi fate sempre attenzione a quello che leggete online e controllate i titoli di chi sta dando consigli.

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Tiroidite di Hashimoto: alimentazione e rimedi

Quindi, come convivere con la tiroidite autoimmune? Innanzitutto bisogna considerare che ci troviamo di fronte ad una patologia che come primo effetto ha l’infiammazione dei tessuti, causati appunto dall’attacco immunitario verso la tiroide. Dovremo quindi andare a privilegiare un tipo di alimentazione a basso indice di infiammazione e fortemente antinfiammatoria.

 

1) Omega 3
Come ormai i miei seguaci più fedeli sanno sicuramente, gli omega 3 sono degli acidi grassi essenziali che troviamo in tutti i semi oleosi, ma principalmente nei semi di lino (macinati!), in quelli di canapa e nelle noci. È importante bilanciare l’apporto di omega 3, dal forte potere antinfiammatorio, con quello degli omega 6, che invece sostengono l’infiammazione: il giusto equilibrio è quando abbiamo un rapporto di 1:3 (attualmente arriviamo anche a rapporti di 1:20!!). Possono essere consumati i semi oleosi come frutta secca, oppure possiamo integrare direttamente con olio di lino spremuto a freddo, a patto che questo abbia mantenuto la catena del freddo e che sia quindi acquistato e conservato sempre in frigorifero.

 

2) Occhio all’istamina
Come in molte patologie autoimmuni a carattere infiammatorio, ridurre la quantità di istamina presente nell’alimentazione può essere un buon punto di partenza per calmare i sintomi infiammatori. Gli alimenti più ricchi di istamina sono funghi, affettati, cacao, pesci conservati (scatolame), solanaceae, formaggi stagionati e moltissimi altri. Attenzione: ridurre non significa eliminare, occorre bilanciare la dieta per ridurre l’istamina rilasciata dagli alimenti senza incorrere in carenze.

 

3) Menu glutine e latticini
Moltissime patologie autoimmuni, come la tiroidite stessa, risentono di un consumo eccessivo di glutine e latticini: limitarne il consumo è quindi essenziale. Ciò permette inoltre di ristabilire il benessere intestinale e limitare l’infiammazione a partire dal nostro microbiota.

 

4) Questione iodio
Lo iodio è stato tanto bistrattato per quanto riguarda la tiroide, ma bisogna valutare caso per caso. Nella tiroidite di hashimoto in linea di massima lo iodio va limitato, visto che potrebbe creare un’eccessiva stimolazione della ghiandola riacutizzando l’effetto autoimmune. Chi invece è in cura ormonale sostitutiva della funzione tiroidea non ha problemi collegati al consumo di iodio.

 

5) Alimenti gozzigeni
Anche qui c’è da fare chiarezza: in natura esistono degli alimenti dal potere gozzigeno (che rallentano la tiroide) e  altri anti-gozzigeni. Tra i gozzigeni più famosi abbiamo le brassicaceae: cavoli, broccoli, cavolfiore, ravanelli, cavetti di bruxelles. Questi sono da limitare in caso di ipotiroidismo non trattato e da distanziare dall’assunzione dei farmaci per la tiroide se vengono presi. Gli anti-gozzigeni, come ad esempio l’avena, possono invece aiutare in caso di ipotiroidismo non trattato (mentre andranno evitati in caso di ipertiroidismo).

 

6) Selenio e zinco
Entrambi sono nutrienti essenziali per il funzionamento della tiroide: una loro carenza infatti può essere lo scatenante della tiroidite latente. Il selenio ha inoltre un potere antiossidante che è in grado di sostenere l’organismo durante lo stato infiammatorio. La migliore fonte di selenio sono le noci brasiliane che ne risultano particolarmente ricche. Per quanto riguarda lo zinco invece è molto facilmente carente in persone con ipotiroidismo: per aumentarne l’introito è possibile consumare più semi di zucca e lievito alimentare. Se necessario si può ricorrere ad integratori.

 

Come drenare i liquidi in eccesso?
Moltissime delle persone affette da tiroidite, quando questa sfocia poi nell’ipotiroidismo, lamentano una forte ritenzione di liquidi. La soluzione, oltre a bere e camminare molto, potrebbe essere un buon drenante. Ne esistono di diversi tipi, ma occorre far attenzione che non contengano caffeina, né fonti di iodio come le alghe. In genere, la linfa di Betulla è un’ottima alleata in questi casi come anche la tintura madre di Pilosella: entrambe drenano i liquidi accumulati senza andare ad interferire con il metabolismo o la tiroide stessa.

 

In definitiva l’alimentazione in caso di tiroidite di Hashimoto non ha un unico protocollo applicabile a tutti, ma deve essere valutato caso per caso.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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