Io faccio così #223 – Valli Unite, dove rinasce l’orgoglio contadino

Ottavio Rube, fondatore di Valli Unite, ci ha raccontato il valore positivo della campagna, sia come strumento in grado di garantire un futuro migliore, sia come strumento di riscatto sociale. In un'ottica di rispetto e condivisione, dove il motto è “lasciare la terra meglio di come si è trovata”.

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Siamo a Costa Vescovato, un comune dei Colli Tortonesi, precisamente sul cosiddetto Appennino delle Quattro Province, un crocevia tra Alessandria, Pavia, Genova e Piacenza. In questo territorio, fortunatamente ancora non troppo antropizzato, si estendono i boschi e i campi della Cooperativa Agricola Valli Unite.

 

“Io sono nato in questo comune”, afferma Ottavio Rube, fondatore e presidente della cooperativa. “Sono figlio di contadini, come gli altri soci che hanno fondato la Cooperativa: Enrico, Cesare e, poi, Carla. Sono nato qua e volevo semplicemente fare il contadino a tutti i costi. É la mia grande virtù, altro non so fare”.

 

Tutto ebbe inizio nel 1975 quando Ottavio e i suoi amici hanno iniziato a parlare di cooperativa: “Non è stato un caso – ci confessa Ottavio – avevamo voglia di cambiare il mondo, sognavamo tanto, sogniamo ancora tanto, ma allora di più”. Un vero e proprio vento del cambiamento, sicuramente influenzato dal clima sessantottino, che per questi giovani cresciuti sui colli tortonesi altro non significava che unire le forze. Così nel 1976 nasce la prima Associazione.

 

All’epoca Ottavio, Cesare ed Enrico erano proprietari di tre piccole aziende agricole, ma i terreni erano ancora troppo pochi, per poter fare una cooperativa. “Ci servivano più terreni – ci racconta Ottavio – e faticosamente abbiamo recuperato i poderi più marginali e più scadenti e, piano piano, siamo arrivati a questi 80 ettari lavorativi più 20 a pascolo”.

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Inizialmente Valli Unite nasceva con l’idea di agglomerare più paesi e fare una stalla sociale; in quegli anni avevano chiuso tutti gli allevamenti e si iniziava a dipendere dalle industrie che producevano concimi chimici e anticrittogamici. “Noi volevano ricostruire l’equilibrio, volevamo avere gli animali in azienda, che è anche alla base dell’agricoltura biologica e della biodinamica”.

 

La chiave di volta, che ha permesso alla cooperativa di crescere in modo non troppo energivoro, è stata proprio la scelta di inserire Valli Unite all’interno di un’economia agricola e non all’interno di un’economia che copiava un modello più speculativo. È stata una scelta controcorrente rispetto alle norme che venivano suggerite alle nascenti cooperative dell’epoca. Ci spiega Ottavio: “Ad esempio, tutti ci volevano far costruire stalle di cemento armato alte 5 metri e copiate dall’industria. Noi abbiamo scelto di fare stalle con legname di recupero, quello che veniva buttato via dalle ferrovie. Non è stato facile, è stata la nostra prima battaglia vinta. Erano anni di sogni, ma erano anche anni di scontri”.

 

Un’idea del recupero che tuttora accompagna i soci e i lavoratori di Valli Unite, che nel tempo hanno saputo recuperare: tanti terreni incolti; alpeggi abbandonati dove fare pascolare gli animali nell’ottica di tenerli il meno possibile in stalla, acqua piovana – “per caduta e senza mezzi elettrici” – per bagnare a goccia tutto l’orto, legna dai boschi per il riscaldamento e, da qualche anno, si sta sperimentando anche la bioedilizia. Infatti, l’ultima costruzione sul terreno di Valli Unite è stata realizzata con paglia, legno e terra del luogo.

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Il concetto del recupero si unisce anche all’utilizzo parsimonioso delle risorse. “ Valli Unite – sottolinea Ottavio – ha un’attenzione particolare per l’acqua, per la terra e per l’ambiente”. Un vero esempio di come si può vivere bene e fare economia in una piccola parte di terra, anche perché ogni prodotto che Valli Unite produce, viene venduto il più direttamente possibile. Specifica Ottavio: “Abbiamo lo spaccio, abbiamo l’agriturismo, abbiamo degli appartamenti per l’ospitalità, facciamo la farina, vendiamo il miele. Abbiamo cercato di costruire un insieme di piccole economie”.

 

Oggi Valli Unite conta 35 lavoratori, 20 dei quali sono soci. Un aumento esponenziale anche grazie al ricambio generazionale che si è vissuto nel tempo. “Abbiamo seminato bene – racconta Ottavio soddisfatto – più con la gente che con i semi. Ci sono tante persone che girano intorno a noi. Abbiamo dato una mano a crescere ad altre aziende. Siamo partiti da una realtà di un mondo contadino che si voleva estirpare. Noi abbiamo lavorato molto su questo, sul recuperare un orgoglio che volevano in qualche modo distruggere. Oggi c’è una considerazione positiva della campagna, non è solo bassa, ma è anche alta, anzi tocca il cielo”.

 

Costa Vescovato oggi conta una decina di aziende tutte giovani: 7 che imbottigliano il vino, 1 birrificio artigianale, 3 agriturismi, 2 spacci alimentari, 9 impianti fotovoltaici che rendono questo comune dal punto di vista energetico quasi autosufficiente. Ma la cosa più importante di tutte è che qua ci sono tanti bambini: “La presenza delle nuove generazioni è importantissima perché fa sì che questo posto abbia un futuro, quel futuro che ci volevano negare 40 anni fa”, precisa Ottavio.

 

Un luogo di incontro aperto alle contaminazioni e all’arrivo del nuovo. In quest’ottica è stata costituita l’associazione I Forestieri, che ha lo scopo specifico di supportare chi decide di lasciare la città per tornare alla campagna. L’associazione raccoglie dati nei comuni rispetto alle case disponibili e, attraverso il wwoofing, viene data la possibilità di sperimentare un lavoro, magari mai provato prima. Un modo per facilitare la strada a chi vorrebbe modificare il proprio stile di vita.

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Valli Unite è indubbiamente una realtà dalle mille sfaccettature. Un modo di condividere lo spazio e il lavoro, senza però rinunciare alla propria individualità. A Valli Unite i lavoratori condividono il pranzo, ma a cena ognuno sta con la sua famiglia. Un modo vincente per tutelare la propria vita privata, ma contemporaneamente farne un “uso” comune.

 

Un’Italia che Cambia rimanendo coi piedi per terra, un’Italia che vede l’agricoltura come futuro, nonostante il mondo stia andando in una direzione opposta. Conclude Ottavio: “Il grande esempio che vogliamo dare noi da Valli Unite è dimostrare che tutti possiamo vivere bene in questo mondo facendo economia, stando insieme, investendo anche, ma sfruttando il terreno il meno possibile”.

 

Qua a Valli Unite ci sono riusciti.

 

Intervista realizzata da Daniel Tarozzi e Paolo Cignini.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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