Re-Generation Y-outh: al Sud la rigenerazione parte dalle ragazze

Rigenerare e ridare valore ai territori spesso considerati marginali per farli divenire fulcro di scambio, innovazione e crescita delle comunità. È questo uno degli obiettivi di Re-Generation Y-outh, un gruppo composto da undici giovani donne under 30 provenienti dalla Calabria e dalla Basilicata.

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Undici donne affiatate, under 30, tutte provenienti dal Sud Italia: questo è il Re-Generation Y-outh, il gruppo che è stato selezionato per partecipare, lo scorso giugno, allo European Youth Event promosso dal Parlamento europeo.

 

Re-Generation Y-outh non è solo un gioco di parole, ma un’identità, che caratterizza e definisce il progetto stesso: “C’è un duplice significato: da una parte il concetto di rigenerazione, di spazi e di idee, e dall’altro la questione generazionale, siamo tutte giovani under 30 che vogliono darsi da fare”. A parlare è Giusy Sica, salernitana, team leader del gruppo ed esperta di Cultural Heritage Management. Il gruppo è nato lo scorso gennaio con l’intento di partecipare alla call europea, che però è stata soltanto l’occasione per dare vita ad un progetto più a lungo termine.

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Le 11 giovani sono tutte under 30, provenienti dalla Campania e dalla Basilicata, esperte di diversi settori dall’ambito ambientale a quello giuridico a quello più strettamente legato al patrimonio culturale e archeologico. È attraverso questi saperi che questo team lavora, cercando soluzioni a problemi legati al territorio, partendo dal basso. “Abbiamo abbracciato il metodo della transdisciplinarità: vogliamo arrivare alla soluzione di macro-problemi attraverso le varie competenze professionali e con proposte condivisibili sotto più punti di vista”. Un punto a favore, che ha permesso alle donne di questo gruppo di lavoro di affrontare al meglio le sfide poste dall’evento organizzato dal Parlamento europeo.

 

Nei giorni del 1 e 2 giugno, infatti, allo European Youth Event si è discusso di diverse tematiche: il divario fra giovani e vecchi, globale e locale, ricchi e poveri e tantissime altre. Re-Generation Y-outh ha parlato di un tema che ha a cuore: il divario fra urban e rural, città e campagna, centro e periferia. Fulcro del ragionamento è stato il concetto di paesaggio culturale: “Il paesaggio culturale noi lo intendiamo come un elemento di snodo di attività, di progetti, di crescita economica di comunità che sono per loro natura marginali. Vogliamo riconsiderarlo non solo come luogo legato all’agricoltura ma anche come polo di aggregazione, dove le comunità si riconciliano con i propri luoghi. Vogliamo far capire che i luoghi marginali che vanno incontro allo spopolamento attraverso delle buone politiche riescono ad essere luoghi di aggregazione”, spiega ancora Giusy.

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Partendo da questo concetto, le due proposte che sono state portate allo European Youth Event – e che hanno buone possibilità di essere discusse ad ottobre al Parlamento europeo – riguardano due best practice. La prima riguarda il progetto Ancient Appia Landscapes e vuole considerare la via Appia a sud di Benevento come un luogo fondamentale di costruzione di un’identità del territorio, legata alla cultura e alle comunità che ci vivono. La seconda riguarda i siti Unesco, in particolare quelli della Campania, che le protagoniste di Re-Generation Y-outh conoscono bene: rivalorizzare i parchi archeologici, facendoli diventare centri di idee e di scambio, luoghi non fini a se stessi ma promotori di innovazione. “Vogliamo dire, ad esempio, che l’archeologia non è così distante dai bisogni delle persone, vogliamo ribaltare questa prospettiva”. Delle proposte da cui partire, ma che diventano modelli esportabili e validi anche in altri contesti.

 

Ma il lavoro di Re-Generation Y-outh non si ferma qui. Giusy e le altre sono già al lavoro per la creazione di una piattaforma virtuale, Reg_You, in cui raccontare tutte le esperienze di cambiamento e innovazione attraverso podcast. Partendo direttamente dal basso e dando la possibilità agli altri di raccontarsi e raccontare, Reg_You diventerà un raccoglitore di storie e un incubatore di idee che dà speranza.
Quello che Giusy ci tiene a sottolineare, infatti, è che non è vero che i giovani di oggi sono una generazione pigra.

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“Siamo stanche di sentirci dire che non vogliamo fare niente, che siamo una generazione di fannulloni”, spiega Giusy. Mentre racconta la genesi del gruppo rimarca l’importanza della loro esperienza, professionalità e voglia di fare: “Vogliamo essere riconosciute per la nostra professionalità e far capire che questo è un lavoro importante per la comunità. Veniamo tutte dal mondo del volontariato, ma non vogliamo essere l’ennesima associazione di volontariato. A settembre faremo una call per altri giovani esperti, vogliamo essere una speranza per i nostri colleghi e per le nostre colleghe”.

 

E a proposito delle componenti del gruppo, che sono tutte donne, c’è da chiarire che la scelta è stata intenzionale: “Da un po’ di tempo combatto una battaglia: sfatare un luogo comune sulla professionalità delle donne che dice che noi donne non collaboriamo, mentre gli uomini sì. In Re-Generation Y-outh ci sono professioniste che si sono messe in gioco e che hanno collaborato fra di loro, dimostrando che la collaborazione fra donne esiste e che può essere fattiva”.

 

Partecipazione attiva, innovazione dal basso e innovatori del quotidiano, prassi positive e bisogni della comunità: sono parole che risuonano spesso nelle risposte di Giusy e che indicano la via intrapresa da Re-Generation Y-outh. “Siamo giovani donne e siamo completamente autofinanziate: ci teniamo a sottolinearlo. L’idea è quella di trascinare anche i gestori politici in maniera positiva, coinvolgerli, restando però noi il fulcro delle nostre attività: vogliamo conservare il punto di partenza da cui siamo nate”.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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