“Cura, bellezza e sogni siano i pilastri dell’educazione”

Mentre l'istituzione scolastica è attraversata da contraddizioni e malessere, si moltiplicano nel mondo pratiche pedagogiche efficaci e innovative, segno della necessità di una trasformazione radicale nell'ambito dell'educazione. “Cura, bellezza e sogni ci pare possano essere i primi fondamenti di un cambiamento possibile dell’educazione e della scuola”. È quanto sostengono i promotori del primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa che si terrà a Napoli dal 29 al 31 ottobre.

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Si terrà in Italia, a Napoli dal 29 al 31 ottobre 2018 il primo Congresso Mondiale della Trasformazione Educativa: “Cura, bellezza e sogni, alle radici dell’educazione”.

 

Il Congresso è organizzato e promosso dall’associazione no profit Maestri di Strada  e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, insieme all’Universidad Nacional Autónoma de México e il Consejo de Transformación Educativa, Asociación Mexicana de Alternativas en Psicología. Partecipano al finanziamento la Fondazione Prosolidar, l’Università di Napoli Federico II e la Società Psicoanalitica Italiana (SPI). L’evento ha il patrocinio del Comune di Napoli.

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“È ormai tempo – scrivono gli organizzatori del Congresso – di una trasformazione educativa ad ampia base scientifica e narrativa, che preservi, e non dissipi, il meglio dell’umanità. In ogni parte del globo si moltiplicano pratiche e metodologie educative localmente efficaci e innovative. Dopo tre edizioni del Congresso Internazionale della Trasformazione Educativa, svoltesi tra l’America e l’Europa, intendiamo estendere il dialogo e la cooperazione favorendo l’incontro fra i continenti e le discipline, creando uno spazio per lo scambio di esperienze, ricerche e riflessioni educative diverse. Cura, bellezza e sogni ci pare possano essere i primi fondamenti di un cambiamento possibile dell’educazione e della scuola”.

 

“L’educazione – si legge nel testo di presentazione del Congresso – è un processo complesso e continuo finalizzato a sostenere lo sviluppo delle persone e la crescita delle relazioni umane che costituiscono il fondamento delle società. L’educazione riguarda lo sviluppo intellettuale, emotivo e affettivo, corporeo e motorio, sociale, estetico, morale e politico delle persone, a partire dalla cultura e dalle norme di convivenza dei contesti a cui esse appartengono e che sono in continua trasformazione. L’educazione può consentire a tutti di partecipare attivamente a questa trasformazione, che coinvolge la vita dei singoli e il futuro dell’umanità.

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Il mondo contemporaneo è attraversato da cambiamenti veloci e profondi degli assetti materiali e psichici del vivere comune che mettono in discussione i presupposti strutturali e culturali dell’educazione come è tradizionalmente intesa nel sistema educativo occidentale: in particolare sono mutati il valore attribuito alla trasmissione intergenerazionale e alla convivenza civile, il ruolo della bellezza e della meraviglia, lo spazio della speranza e del progetto di un futuro migliore.

 

La crisi di questi fondamenti dell’educazione investe in pieno anche l’istituzione scolastica, attraversata da contraddizioni radicali e profondo malessere, sempre più isolata all’interno di un mondo che non riconosce più il valore sociale della missione che pure le ha affidato. Tuttavia in ogni parte del globo si moltiplicano pratiche e metodologie educative che si dimostrano localmente efficaci e innovative.

 

È ormai tempo di una trasformazione educativa ad ampia base scientifica e narrativa, capace di imporsi all’attenzione dei singoli, delle comunità, delle istituzioni, delle società, che rischiano altrimenti di rispondere solo a logiche economiciste e tecniciste: una trasformazione che preservi, e non dissipi, il meglio dell’umanità. Agli insegnanti e a tutti gli educatori deve essere restituito un mandato sociale forte, sulla base della consapevolezza che l’educazione è il luogo in cui si rinnova costantemente il contratto sociale ed in cui si decide, come scriveva Hannah Arendt, se “amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo dei giovani”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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