Fanghi inquinanti e condoni edilizi: i punti più controversi del “decreto Genova”

Spargimento di fanghi contaminati sui terreni agricoli, nuovi condoni nell'isola di Ischia e sanatoria degli illeciti edilizi nell'area del Terremoto del Centro Italia. Sono questi alcuni dei punti più controversi del cosiddetto “decreto Genova”, un provvedimento che solo in parte riguarda il capoluogo ligure e l'emergenza post-crollo del ponte Morandi.

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A quaranta giorni dalla prima approvazione in Consiglio dei Ministri, il decreto Genova approderà domani alla Camera per l’avvio dell’iter di conversione in legge. L’esame del testo alla Camera è previsto tra mercoledì e giovedì. Poi la settimana successiva il provvedimento passerà al Senato e dovrà essere convertito in legge entro il 27 novembre.

 

Rispetto a quanto scritto nella prima versione, il DL 109/2018 è stato completamente stravolto sulla scia di 600 emendamenti ed è giunto alla terza versione. Fondi per il porto, assunzione di nuovo personale, cassa in deroga, indennizzi alle aziende: sono questi alcuni punti del cosiddetto “decreto Genova”, in tutto 40 pagine ma soltanto nove in realtà riguardano il capoluogo ligure e l’emergenza post-crollo del Morandi. E tra i passaggi che fanno più discutere vi sono proprio alcune norme che nulla hanno a che fare con la ricostruzione del ponte, il miglioramento della mobilità genovese o la sicurezza infrastrutturale.

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Fanghi con idrocarburi sui terreni agricoli

Contestato da più parti è innanzitutto l’articolo 41 dedicato alla “gestione dei fanghi di depurazione”, una norma che prevede di innalzare il livello di idrocarburi presenti nei fanghi di depurazione da utilizzare in agricoltura da 50 milligrammi per chilo a ben 1000 milligrammi per chilo. L’articolo ha inevitabilmente suscitato le reazioni di chi teme che ciò possa costituire un pericolo per la salute, essendo alcuni idrocarburi cancerogeni.

 

“Si sta ripetendo pari pari la storia dell’Ilva: un esperimento chimico sui cittadini. Un esperimento al buio. La regola aurea dovrebbe essere che in caso di incertezza una cosa non va fatta: è il Principio di precauzione”, commenta Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink.

 

“Vorrei conoscere le basi scientifiche che permettano con assoluta tranquillità di affermare che non vi sono impatti sulla salute”, ha scritto in merito all’articolo Patrizia Gentilini, medico per l’ambiente.

 

In merito alla questione si è espressa anche Slow Food Italia ribadendo che la salute dei campi, e quindi di tutti noi, è un bene primario che non si può barattare né mercanteggiare in alcun modo. “Confidiamo – sostiene l’associazione – che gli emendamenti aggiuntivi al decreto Genova portino a una vera soluzione normativa coerente con il principio di precauzione recepito nel nostro ordinamento e con la tutela del suolo, il bene comune da cui trae origine e sostentamento l’intera filiera agroalimentare italiana”.

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Il condono edilizio per Ischia

“Fermate questa folle e incomprensibile sanatoria edilizia per Ischia che metterebbe in pericolo le persone e rilancerebbe nuovi abusi”. Lo chiedono Legambiente, Libera Campania e Cgil Campania riferendosi all’articolo 25 del decreto Genova in un appello al Vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio. Nel decreto in questione sono ben 20 gli articoli che riguardano Ischia, quasi il doppio di quelli sul capoluogo ligure.

 

“Vi chiediamo di modificare il Decreto Genova in discussione alla Camera dei deputati per scongiurare un nuovo condono edilizio per l’Isola di Ischia colpita nel 2017 dal sisma. Se questa norma fosse sciaguratamente approvata diventerebbero sanabili edifici costruiti in zone a rischio idrogeologico e con vincoli paesaggistici e ambientali, che le normative ‎di sanatoria del 1994 e 2003 invece escludevano”.

 

“Questa proposta di condono – sostengono Legambiente, Libera Campania e Cgil Campania – è incomprensibile e pericolosissima per diverse ragioni‎. Perché viene premiata l’illegalità, ancora una volta, condonando edifici che sono da decenni abusivi e che beneficerebbero di un nuovo condono edilizio che a questo punto potrebbe essere richiesto da altre aree del Paese. Al contrario il nostro Paese deve finalmente dare seguito alle ordinanze di demolizione che per oltre l’80% non sono ancora state eseguite. In secondo luogo, perché crea pericoli per le persone e l’ambiente a Ischia.

 

Gli edifici che verrebbero sanati sono stati costruiti in aree a rischio frana e sismico in un’isola che ha visto, dal terribile terremoto dal 1883 a quello del 2017, ripetersi un numero infinito di tragedie dovute proprio alla pericolosità degli edifici, per come e dove sono stati costruiti. Oggi abbiamo tutte le informazioni sui rischi del territorio di Ischia e la responsabilità di impedire che le vite delle persone siano messe in pericolo.

 

Infine, questa norma è pericolosa anche per una ragione di ingiustizia economica e sociale. Questi edifici sono stati costruiti abusivamente e sono ancora oggi abusivi, e non solo verrebbero sanati ma riceverebbero fino al 100% del contributo per la ricostruzione come previsto dal testo. In questo modo si premia chi non dovrebbe beneficiare di risorse pubbliche, sottraendole ad altre allocazioni più urgenti e utili, e oltretutto per interventi che non potranno mai rendere sicuri edifici costruiti in aree così pericolose da un punto di vista del rischio frane e sismico”.

 

“Se si vuole dare risposta alla preoccupazione delle famiglie per le case in cui vivono, occorre accelerare una ricostruzione capace di garantire finalmente la sicurezza degli edifici con norme efficaci e risorse”, scrivono Legambiente, Libera Campania e Cgil Campania che propongono di “affidare al Commissario straordinario per la ricostruzione ad Ischia i poteri e le risorse per portare avanti le ordinanze di demolizioni. La ricostruzione di Ischia, in questa prospettiva, potrebbe diventare una esperienza importante nel nostro Paese dove si tiene assieme tutela del territorio, legalità e innovazione”.

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Sanatoria degli illeciti edilizi nell’area del Terremoto del Centro Italia

“Dopo il condono edilizio per Ischia, è spuntato un emendamento per la sanatoria nel Centro Italia che allarga fin troppo le maglie. Come Legambiente aveva denunciato già a luglio scorso, in occasione dell’approvazione del decreto legge 55 sulla ricostruzione nel Centro Italia, la norma approvata che riapriva i termini del condono edilizio del 2003 fino ad agosto 2016, nel tentativo di sanare le numerose e diffuse difformità edilizie, era pericolosa e non dava una risposta efficace per sbloccare la ricostruzione. Una posizione accompagnata da una proposta risolutiva condivisa con la Fondazione Ifel Anci, Anci Marche, Confartigianato Marche, CNA Marche, Confindustria Macerata, Symbola Fondazione per le qualità italiane.

 
A distanza di tre mesi infatti quel provvedimento si è rivelato inefficace e si è tentato di porre rimedio nel decreto Genova con un emendamento dove, però, continuano a rimanere due norme inutili ma pericolose che Legambiente e Symbola chiedono di sopprimere”, si legge sul sito dell’associazione ambientalista.

 

“La prima norma riguarda la riapertura dei termini del condono del 2003 fino ad agosto 2016. È la prima volta che viene prevista nel nostro ordinamento la possibilità di sanare gli abusi, anche se circoscritti, realizzati anche dopo il 2003. Va rimosso questo precedente, per cui per ogni evento sismico o alluvionale si potranno riaprire i termini del condono edilizio del 2003. Si fissi quindi al 2003 la possibilità di sanare le difformità edilizie per manutenzione, ristrutturazione, restauri.

 

La seconda norma da stralciare riguarda l’aumento, in deroga al testo unico sull’edilizia, dal 2 al 5 per cento della tollerabilità di incremento di volumetria per cui una difformità edilizia non viene considerata tale, con la conseguenza che non si pagheranno multe e si potrà ricevere il contributo pubblico anche per quell’aumento di volumetria. Basta con le deroghe alle norme vigenti, soprattutto se sono anche inutili.

 

Per questo Legambiente e Symbola lanciano un appello al Governo e ai parlamentari che in queste ore stanno discutendo gli emendamenti al decreto Genova affinché sopprimano queste due norme. Per altro la comunità dei sindaci ha più volte ribadito che quelle due norme non servono per accelerare la ricostruzione”.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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