Medicina integrata #1 – Biologia e psiche, un sistema coerente

La medicina integrata si avvale di strumenti di osservazione e terapeutici fondati su un paradigma olistico avallato sempre più da conferme scientifiche riproducibili. Un excursus in più parti, in ottica di psico-neuro-biologia permette di focalizzare alcuni spunti per capirne un po' di più.

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Sempre più pazienti si rivolgono a medici e professionisti di medicina integrata. Ma su cosa si fonda questa medicina? Essa è basata su un paradigma sistemico che tiene conto dell’insieme complessivo dell’individuo, che per natura è unico e irripetibile, capace di integrare i diversi livelli di complessità. Questa visione permette di cogliere un significato funzionale di senso più ampio alla descrizione dei fenomeni poiché indaga le strutture e gli apparati non solo per se stessi ma nella relazione con tutto il resto.

 

Ricercatori e medici elaborano strumenti scientifici innovativi per l’osservazione clinica dell’unità psiche-corpo difficilmente descrivibile solo dal metodo scientifico-statistico che necessita di pochi parametri, facilmente rilevabili, misurabili e ripetibili, ma poco adatti a definire organismi complessi.

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Una caratteristica importante dell’approccio integrato è l’attenzione alla relazione tra il professionista ed il paziente. Entrambi i soggetti sono stimolati a creare un rapporto di fiducia e a sviluppare il senso della scoperta in quella specifica condizione, questo permette una maggior precisione e personalizzazione della diagnosi e delle possibili terapie.

 

La medicina olistica attinge da diverse conoscenze e discipline: ogni professionista sceglie quali modelli seguire e come fonderli per un proprio modus operandi che affina e modifica man mano che acquisisce pratica. L’Ars Medica è fatta di studio, clinica e anche di interpretazione, intuito e creatività.

 

Lo studio della biologia, la logica della vita, aiuta in questo percorso e funge da trama fondamentale nell’orientamento della ricerca che si arricchisce di molti altri campi come le neuroscienze, la biofisica, la fisica quantistica, l’antropologia, la psicologia, la PNEI, l’etologia, la teoria generale dei sistemi, la psicodinamica, l’ecologia, le tradizioni antiche.

 

Il dott. Danilo Toneguzzi, psichiatra e psicoterapeuta della SIPNB (Società Italiana di Psico-Neuro-Biologia), ci offre un possibile excursus descrittivo dell’essere umano secondo i diversi livelli di complessità acquisita nel corso dell’evoluzione. Ecco alcuni spunti utili per una semplice descrizione partendo dai meccanismi di regolazione autonomi cioè non volontari, che però vedremo essere in forte relazione con quelli superiori (che tratteremo in seguito introducendo il ruolo delle emozioni, della cognizione e della coscienza).

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Il sistema nervoso autonomo
Il sistema nervoso autonomo è un sistema di regolazione automatico che connette il cervello con tutti gli organi e tessuti del corpo e coordina le funzioni fisiologiche nervose, immunitarie, endocrine e ormonali nel continuo adattamento dell’organismo agli eventi della vita. Esso svolge quindi il fondamentale ruolo di gestione strategica delle risposte biologiche nell’ottica dell’efficienza e del risparmio energetico poiché ogni azione o reazione ha un costo biologico. Insomma, definisce una modalità reattiva agli stimoli esterni e interni secondo una logica coerente con l’adattamento. Un super-system neurale che integra l’attività dei sistemi percettivi, motori, enterocettivi (sensibilità dai visceri), per funzioni e schemi in base alle necessità del momento. Ma quali sono gli stimoli a cui risponde?

 

Modalità reattive e funzione evolutiva
La teoria del dott. Porges, psichiatra e psicobiologo, arricchisce di contenuti la conoscenza di questo sistema regolatorio e permette di definirne meglio l’anatomia e la funzionalità arrivando a chiarire cosa determina i cambiamenti fisiologici.

 

Lo stato di sicurezza o pericolo percepito traina l’evoluzione biologica degli organismi che strutturano sistemi sempre più efficienti e con livelli superiori di complessità per assicurarsi la sopravvivenza e man mano adottare strategie di protezione.

 

Per Porges il meccanismo di difesa dal pericolo di morte più antico filogeneticamente è quello della paralisi, del blocco, della morte apparente ed è svolto da una prima porzione (dorsale) del sistema nervoso parasimpatico.

 

Una più evoluta strategia ha portato alla formazione del ramo simpatico del sistema nervoso autonomo, deputato all’azione di lotta o fuga mobilitando le energie a disposizione per reagire alla minaccia. Questa modalità reattiva automatica viene sollecitata nelle situazioni di percezione di pericolo, di stress, nelle situazioni difficili con senso di insicurezza o mancanza di prospettive serene.

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L’ultimo meccanismo di difesa – più recente, evoluto e complesso, e che interagisce e modula i precedenti – permette il recupero delle energie e la normalizzazione dei parametri fisiologici: la seconda porzione (ventrale) del ramo parasimpatico.

 

La strategia di difesa è correlata alla capacità di raggiungere una tranquillità e una percezione della propria sicurezza attraverso la ricerca del coinvolgimento sociale, delle interazioni armoniche con gli altri, ad esempio attraverso la capacità espressiva come la mimica facciale. I mammiferi si dotano del coinvolgimento sociale come migliore difesa. L’essere umano, nella sua evoluzione, si è dotato di capacità relazionali sempre migliori sviluppando senso di attaccamento, capacità affettive e spiccata socialità come strategia più efficiente per la sopravvivenza. L’amore, non in senso romantico, ma come capacità profonda di instaurare relazioni soddisfacenti per il proprio sviluppo, ha una rilevanza biologica poiché aiuta a creare condizioni di maggior protezione.

 

Se invece si protrae nel tempo la condizione di allarme, insicurezza e inadeguatezza perché non si riesce a risolvere il problema o non ci si sente in grado di affrontarlo rimane attivato il sistema di attacco o fuga e si innesca una condizione, definita da stress cronico, con molte e diverse manifestazioni patologiche.

 

Sintomi cronici come il colon irritabile, la stanchezza cronica, il dolore toracico, alcune lombalgie, disturbi gastro-intestinali, sindrome del dolore pelvico, tensioni muscolo-scheletriche ed altri altrettanto frequenti sono tutti ascrivibili ad un’alterazione del Sistema Nervoso Autonomo, con iperattivazione del ramo simpatico. Questo determina a lungo andare una ridotta funzionalità del sistema immunitario che espone l’organismo ad essere più suscettibile agli insulti come inquinanti, traumi e agenti infettivi.

 

Inoltre si instaura una condizione di infiammazione dei tessuti, accumulo di tossine e stress ossidativo cellulare nonché rilascio costante di mediatori chimici dell’allerta. Spesso gli stati di ansia e di depressione sono proprio l’effetto di uno stato perpetrato di attivazione costante dei segnali di allarme, con produzione di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo, per incapacità di trovare vie d’uscita a determinate situazioni.

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Possibilità di intervento

Poter potenziare il meccanismo adattativo più evoluto determinerebbe non solo una condizione clinica di terreno meno infiammata e acidificata e un sistema immunitario più vigile ma anche un pattern di mediatori chimici dell’umore adatti alle buone relazioni e a condizioni di socialità utili a sentirsi più sicuri con una migliore resilienza emotiva.

 

Le possibilità terapeutiche, in questi primi livelli di complessità, sono moltissime, dall’aiuto nella detossificazione dell’organismo alle tante tecniche di rilassamento o connessione mente-corpo o ancora di ascolto della propriocettività corporea. Quando l’organismo impara e attiva con costanza una respirazione profonda i parametri governati dal sistema nervoso autonomo tendono a normalizzarsi influenzando i diversi apparati.

 

Un ruolo fondamentale lo riveste il rispetto del ritmo circadiano che connette direttamente e profondamente i nostri ritmi biologici a quelli naturali. Ad esempio migliorare la qualità del sonno e adeguare le abitudini alimentari, dell’attività fisica e sociale secondo le norme del bioritmo è una strategia necessaria, ma comunemente molto sottostimata, per il raggiungimento della salute.  Solo in condizioni di maggior equilibrio si manifesta una serenità che permette all’essere umano di perseguire più facilmente i propri scopi di sviluppo personale ed evolutivi. Una coerenza di fondo di tutto il sistema biologico sembra agisca secondo un obiettivo comune, condiviso dai vari livelli per la stessa sopravvivenza.

 

Per approfondire:  
http://www.stateofmind.it/2014/12/stephen-porges-intervista-teoria-polivagale/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3108032/

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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