Medicina integrata #2 – Il corpo e le emozioni, un legame profondo

In un paradigma sistemico, che tiene conto dell’insieme complessivo dell’individuo, biologia e psiche rappresentano un sistema coerente. Proseguendo il nostro excursus nella medicina integrata, approfondiamo oggi il ruolo delle emozioni e il loro rapporto con il corpo.

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Continuando nell’intento di provare a descrivere l’organismo umano nei suoi livelli di complessità prendiamo alcuni spunti dal percorso proposto dal dott. Toneguzzi, psichiatra della società scientifica SIPNB (Società Italiana di Psico-Neuro-Biologia). Abbiamo accennato alla funzione biologica dei meccanismi di regolazione autonoma dei parametri vitali fisiologici. Il sistema nervoso autonomo crea schemi neurali e pattern biochimici per adattarsi all’ambiente nel modo più efficiente dal punto di vista delle risorse energetiche. Lo scopo è proteggere la vita nei continui adattamenti agli eventi.

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Il campo di studio, che permette di salire evolutivamente nella complessità, è quello del rapporto tra emozioni e soma, tra mente e corpo. Un forte passo avanti lo dobbiamo a Candace Pert, la scienziata che scoprì giovanissima il recettore per gli oppioidi. Grazie alla prolifica produzione scientifica e al suo bellissimo libro “Molecole di Emozioni” ha permesso di aprire un nuovo campo di ricerca, sui peptidi e sui rispettivi recettori.

 

I peptidi sono molecole rilasciate dai vari sistemi: neurologico, immunitario ed ormonale.  Sono mediatori chimici dell’informazione come neurotrasmettitori, molecole infiammatorie, ormoni, etc. Ogni cellula grazie ai suoi recettori, che fungono da serratura, riceve informazioni dal legame con i peptidi circolanti permettendole di produrre tutto ciò di cui ha bisogno per se stessa e per comunicare con le altre cellule del corpo. Esse sono il nostro laboratorio biochimico.

 

La Pert  si accorse che i vari recettori sulle cellule erano diffusi in vaste aree del corpo permettendo l’integrazione delle informazioni tra le diverse strutture e funzioni. Scoprì che ogni peptide circolante era legato a precisi contenuti emotivi. Ad esempio l’ossitocina è un ormone sintetizzato nel cervello (ipotalamo) durante il parto per legarsi ai suoi recettori specifici nell’utero e sostenere le contrazioni. Viene secreto anche durante l’orgasmo femminile e alimenta i comportamenti materni evitando l’infanticidio.

 

La scienziata mappando i recettori per i vari peptidi scoprì una vera e propria rete bidimensionale cervello-corpo in cui le emozioni erano il collegamento tra i sistemi regolatori autonomi e la mente, e che solo quando il segnale arrivava ai lobi frontali della corteccia cerebrale le emozioni diventavano coscienti per una elaborazione superiore.

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Cervello ed Emozioni

Gli schemi neuro-fisiologici si costruiscono man mano che arrivano i segnali, si arricchiscono di informazioni e creano associazioni. Le emozioni sono ulteriori segnali per le associazioni e fungono da agganci per quegli schemi percettivi formati da esperienze passate. Esse partecipano alla costruzione di nuovi schemi e filtrano la percezione della realtà poiché richiamano circuiti preesistenti. Una efficace resilienza emotiva permette di creare circuiti sempre diversi e ha la funzione di aiutare il sistema uomo nel suo continuo adattamento agli eventi. Infatti gli studi delle neuro-scienze ci stanno mostrando come il cervello abbia una plasticità (capacità di modificare struttura e funzioni) sottostimata dalla ricerca più accademica.

 

La memoria è sostenuta dalla rete psicosomatica nella relazione emozione-ricordo proprio perché è importante fissare ricordi utili alla sopravvivenza e alla propria evoluzione. I peptidi plasmano, recuperano o reprimono emozioni e comportamenti, “sono come uno spartito con note, frasi melodiche, e ritmi che consentono all’orchestra, il corpo, di suonare come un unica entità in cui la tonalità è la sensazione che si sperimenta”.

 

La mente ha la capacità di orientare e dirigere il flusso di informazioni quando entra nella rete. Infatti molta letteratura scientifica dimostra che la mente può svolgere un ruolo consapevole perché essa si manifesta nelle varie parti del corpo. Il mentale diventa fisico. Le tecniche di visualizzazione, nelle meditazioni, ci fanno sperimentare come l’intento mentale su un organo specifico possa modificare parametri misurabili di quell’organo.

 

Se si interrompe il contatto con le proprie emozioni si interrompe anche il flusso di specifici peptidi e quindi la funzionalità delle cellule con l’effetto di blocco della comunicazione e del passaggio di informazione tra mente e corpo soprattutto se ciò avviene a livello inconscio. La capacità di esprimere emozioni e di relazionarsi ha un significato coerente con la logica della vita poiché genera equilibrio nella rete dei recettori e dei neuropeptidi.

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Emozioni e cancro

Da alcuni studi clinici emerge come nel cancro una componente importante possa essere la condizione di incapacità di esprimere emozioni o di percepire le proprie esigenze emotive. È difficile quantificare e misurare tale relazione ma molte evidenze scientifiche vanno in questa direzione. Ad esempio alcuni tumori sono sostenuti dagli estrogeni, tanto che uno dei chemioterapici più usati è il tamoxifene un loro antagonista.

 

È anche accertato che molte cellule tumorali esprimono una accentuata concentrazione di recettori per la bombesina, un mediatore chimico che probabilmente veicola emozioni represse poiché sostiene la “memoria di evitamento inibitorio” di un comportamento specifico.
Così i peptidi gastrici (dello stomaco) hanno un ruolo nel fissare i circuiti della paura.

 

Anche per l’adrenalina, l’ormone degli stati di allarme e della paura, è stato dimostrato che i suoi recettori sulle cellule tumorali si moltiplicano tre volte più in fretta in presenza di emozioni negative. Cioè le cellule cancerose sono strettamente collegate a questo mediatore chimico e lo stato di stress alimenta il circuito vizioso poiché l’adrenalina migliora l’ambiente e l’irrorazione sanguigna delle cellule cancerose fornendo loro nutrimento e ossigeno. La paura sostiene il processo canceroso.

 

L’etimologia della parola e-mozione proviene dal latino emovère (ex = fuori + movere = muovere) letteralmente portare fuori, smuovere; un vero e proprio motore biologico.

 

Fonti:

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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Pert%20C%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=14993456

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Leggi la prima parte
“Medicina integrata #1 – Biologia e psiche, un sistema coerente”

 

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