Mediterranea: una nave italiana in difesa dei migranti

È stata ribattezzata Mediterranea la prima missione in acque internazionali completamente organizzata in Italia da una rete di realtà della società civile. Partita qualche giorno fa, la nave denuncerà e testimonierà ciò che accade in quel tratto di mare divenuto un cimitero “nel silenzio, nell’assenza di soccorsi, nel vuoto lasciato dalle ong criminalizzate, nella complice indifferenza dei governi italiani ed europei”.

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La nave italiana Mediterranea è partita qualche giorno fa per raggiungere le acque internazionali che separano le coste italiane da quelle libiche. La nave ha l’obiettivo di svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che quotidianamente vede donne, uomini e bambini rischiare la propria vita, attraversando il Mediterraneo centrale, nell’assenza di soccorsi generata dalle recenti politiche italiane ed europee.

 

 

Mediterranea è una nave e un progetto, “una piattaforma di realtà della società civile”, nata con lo scopo di denunciare e testimoniare quello che accade in quel tratto di mare diventato “un cimitero che quest’anno ha inghiottito 1.719 migranti”.

 

Banca Etica ha concesso il prestito per avviare la missione e per l’acquisto della nave. Inoltre, sta supportando il crowdfunding per raccogliere circa 700mila euro e svolgendo attività di tutoraggio per tutti gli aspetti economici. In osservanza di tutte le norme e le prassi di prudenza, il fido è anche garantito da garanzie personali prestate da alcuni parlamentari. “Questa operazione è in linea con quei valori che ci hanno portato in questi anni a finanziare, per circa 70 milioni di euro complessivi, centinaia di realtà che operano per un’accoglienza degna nel nostro paese”, spiega Banca Etica.

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Il nucleo promotore è composto da singole persone e associazioni come l’Arci e YaBasta Bologna, ONG come Sea-Watch, il magazine online I Diavoli, imprese sociali quali Moltivolti di Palermo.

 

“Mediterranea oggi ha messo in mare una nave che ha bandiera italiana, che è nel Mediterraneo centrale, che è in questo momento in uno spazio di frontiera, diventato un vero e proprio cimitero a cielo aperto. La nostra missione è quella di essere presenti in mare, per svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che quotidianamente vivono donne, uomini e bambini, attraversando il Mediterraneo centrale che in questo momento è in assenza di soccorso, nel silenzio e nella complice indifferenza del governo italiano ed europei”, ha dichiarato Ada Talarico della rete Mediterranea, durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.

 

“Otto migranti al giorno in media muoiono nelle acque del Mediterraneo centrale – aggiunge – e noi oggi abbiamo deciso di difendere un diritto fondamentale, quello della vita. La nostra scelta, con Mediterranea, è stata quella di attivarsi, impegnarsi concretamente e agire”. “Vogliamo vincere la paura e il disprezzo con la solidarietà, vogliamo salvare noi stessi da un presente e un futuro di odio. Mediterranea è qualcosa di inedito, di mai visto. Non è una Ong, ma è una azione non governativa, con un obiettivo concreto che abbiamo messo in mare”, ha concluso Talarico.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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