Urban Center, cosa sono e perché fanno bene alle città

A Cagliari dal 2012 c'è Urban Center, un’organizzazione che promuove azioni sul territorio e favorisce la nascita di reti attraverso innovazione e creatività. Prendendo spunto dal modello anglosassone, lo scopo di questa realtà è quello di generare un impatto positivo e dare nuove risposte in modo diverso.

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Innovazione e creatività al servizio del territorio e dei cittadini. Per creare un cambiamento in positivo sul territorio, smuovere la società civile e più semplicemente per generare bellezza. Queste le linee guida dell’Urban Center di Cagliari, un’organizzazione no-profit nata nel 2012 e composta da un team interdisciplinare di professionisti.

 

«Urban Center è nato dall’esperienza di un comitato cittadino che si stava esaurendo», racconta Stefano Gregorini, che è uno dei fondatori dell’organizzazione e che vi lavora come project manager. «Eravamo un gruppo di giovani e col tempo ci siamo appassionati all’idea di una realtà che fosse sia ancorata al territorio ma anche che facesse da connettore attraverso la creatività e l’innovazione sociale».

 

 

Il modello ispiratore è quello degli urban center anglosassoni: associazioni private no-profit, che dialogano con la pubblica amministrazione e che si fanno promotrici di cambiamenti positivi sul territorio. Da quel 2012 l’esperienza di Urban Center di Cagliari si è consolidata e adesso si muove grazie ad un team fisso di 5 soci e una rete di collaboratori e figure impegnate a seconda del progetto o della necessità del momento.

 

«Lavoriamo su diversi ambiti: comunicazione, progettazione, formazione, eventi» racconta ancora Stefano Gregorini «ma sempre con un unico scopo e cioè quello di rispondere alle esigenze del territorio in modo nuovo». Ad esempio, una delle linee di azione più importanti è quella del recupero dei luoghi e della creazione di nuovi spazi che diano sfogo ad una necessità e creino anche  una rete virtuosa di connessioni. È questo il caso, ad esempio, del co-working “ArtaRuga”, dove gli stessi professionisti dell’Urban Center spesso lavorano e si incontrano con altre realtà e con spazi dedicati appositamente alla produzione artistica e artigianale. Ancora più interessante la riappropriazione dell’ex fabbrica OM di Cagliari che ha dato vita ad “hOMe”: un luogo dove artisti si incontrano e lavorano, producendo opere d’arte. Un luogo che alla fine non soltanto è stato ‘riattivato’ ma ha anche generato nuove energie ed è diventato uno spazio assolutamente inedito nella città di Cagliari.

 

«Urban Center si occupa anche di formazione e consulenza: spesso dialoghiamo con imprese o pubbliche amministrazioni che ci chiedono la nostra consulenza» ci tiene a specificare Stefano, sottolineando come alla base dell’idea dell’Urban Center ci sia anche una forte istanza collaborativa. «Oggi c’è bisogno di reti, sia perché fanno bene al singolo ma anche perché sono funzionali allo sviluppo locale di sistemi».

Un momento della IV edizione di Smart Cityness: il gruppo di lavoro del festival accoglie Giep Hagoort, professore emerito in Arte ed Economia all’Università e Accademia dell’Arte di Utrecht

Un momento della IV edizione di Smart Cityness: il gruppo di lavoro del festival accoglie Giep Hagoort, professore emerito in Arte ed Economia all’Università e Accademia dell’Arte di Utrecht

Nello specifico questo avviene non soltanto attraverso la formazione ma anche attraverso la pianificazione di eventi, di cui Urban Center si fa promotore periodicamente nella città di Cagliari. Uno di questi è lo “Smart Cityness Festival”, che nel 2018 ha visto la sua quinta edizione. «È stato il primo festival di questo tipo a Cagliari» spiega Stefano. «Abbiamo cercato di uscire da quel linguaggio puramente tecnico e di proporre un’ottica collaborativa, portando non solo momenti di approfondimento tecnico-specialistico ma anche conferenze con un taglio più culturale. Il tutto connesso da opere d’arte, perché crediamo che ogni luogo abbia bisogno di arte e bellezza». A tal proposito Urban Center si è fatto promotore, nel 2014, della Galleria del sale: «una galleria di arte a cielo aperto che corre per chilometri lungo una pista ciclopedonale fra il porticciolo turistico di Su Siccu e il Viale La Palma» e su cui street artist locali, nazionali e internazionali hanno fatto la loro opera d’arte.

 

Anche “Ecosistema Impresa” è un evento nato per promuovere reti, sebbene in un altro settore, ovvero quello del credito e dell’accesso ai finanziamenti da parte delle imprese: «Ecosistema Impresa in realtà è nato su richiesta di un terzo, ovvero di un confidi locale. Volevamo creare un progetto che fosse in grado di portare all’attenzione delle imprese iscritte al loro circuito i temi dell’innovazione e così abbiamo organizzato sessioni di formazione su saperi specifici e sessioni strutturate su open innovation, in cui imprese, professionisti e istituzioni potessero incontrarsi».

Is Murusu è un progetto di rigenerazione urbana di un quartiere di edilizia popolare attraverso la leva artistica che ha coinvolto sette artisti e si è svolto in tre mesi di lavori

Is Murusu è un progetto di rigenerazione urbana di un quartiere di edilizia popolare attraverso la leva artistica che ha coinvolto sette artisti e si è svolto in tre mesi di lavori

Infine, non meno importante si rivela la loro formazione all’interno delle scuole. Che, come ci fa notare Stefano, è piena di docenti sensibili e “illuminati” che spesso richiedono la collaborazione con Urban Center. «Stiamo lavorando nelle scuole per promuovere l’idea di cittadinanza attiva e attivare il protagonismo dei giovani. Ad esempio dallo scorso anno facciamo progetti di marketing territoriale esterno nell’Istituto Levi di Quartu Sant’Elena ed è stato bello vedere come i ragazzi abbiano scoperto cose che non conoscevano della propria città e le abbiano poi elaborate in proposte di percorsi per cittadini e turisti».

 

L’interdisciplinarità, quella vera, non manca nell’Urban Center di Cagliari. E nemmeno l’ottimismo, come rivela uno degli ultimi commenti di Stefano: «Abbiamo avuto tante difficoltà e ancora ci auspichiamo una maggiore sensibilità da parte delle istituzioni, ma io vedo tanto cambiamento; vedo che c’è un’Italia che sta mutando con grande sacrificio, sforzi e creatività e lo sta facendo in una visione sinergica e di connessione».

Ringraziamo ProPositivo e Scirarindi per la collaborazione.

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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