L’acqua potabile è un bene di tutti, anche in Madagascar!

Il progetto dell'associazione Aid4Mada per costruire pozzi che garantiscano l'accesso all'acqua potabile alla popolazione del Madagascar, in una delle zone più povere del Pianeta. L'obiettivo è costruire 50 pozzi che possano garantire l’accesso gratuito per tutta la vita all’intera popolazione della città di Tulear.

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“Senza acqua non c’è futuro” diceva Nelson Mandela. Eppure quasi un miliardo di persone al mondo non ha accesso ad acqua potabile e 2,3 miliardi di persone non usufruiscono di servizi igienici adeguati.

 

Tra le popolazioni più colpite dalla questione idrica c’è senz’altro quella del Madagascar, paese in cui l’Associazione Aid4Mada by Mondobimbi Veneto onlus è impegnata dal 2015 per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di Tulear, comune della costa sudoccidentale dell’isola.

 

Vi abbiamo già raccontato in passato dell’impegno di questa organizzazione attraverso le parole del suo consigliere e responsabile comunicazione Massimo Lazzari, scrittore bolognese che ha deciso di devolvere tutti i proventi dei suoi libri per garantire l’educazione scolastica dei bambini del distretto di Tulear.

 

Nel 2018 hanno preso parte a un’altra avventura: un nuovo progetto dell’organizzazione per incrementare le fonti di approvvigionamento idrico nei villaggi più poveri del paese, per il quale verrà lanciato un crowdfunding a partire dal prossimo dicembre.

 

Lo scorso febbraio è stato inaugurato il primo pozzo all’interno del Villaggio Scolastico Afaka alla presenza delle più alte cariche istituzionali di Tulear, delle famiglie e degli studenti. Il progetto ha avuto tanto risalto a livello locale che le stesse autorità locali, nelle settimane successive, hanno richiesto all’Associazione di realizzare un progetto di più ampio respiro: la costruzione e la messa in sicurezza di una rete di pozzi per incrementare l’accessibilità all’acqua potabile in tutta la città di Tulear.

 

La prima fase operativa, avviata nel mese di agosto 2018, riguarda la costruzione di 10 pozzi nelle zone rurali di Antsongobory, Andaboly, Betsingilo, Ankilifolo, Samontilahy e Ambolofoty, che si trovano oggi in avanzato stato di completamento e la cui consegna alla popolazione è prevista entro la fine del 2018.

 

In totale il progetto impatterà sulla vita quotidiana di circa 100.000 abitanti, e consentirà di incrementare l’accesso a fonti d’acqua potabile per quasi 8.000 famiglie. Un altro obiettivo fondamentale per l’Associazione è legato alla riduzione delle emissioni di CO2 e altri gas serra rispetto allo scenario attuale in cui le famiglie locali bruciano carbone e legna per potabilizzare l’acqua attraverso bollitura. Un impatto ambientale su scala globale che sarà misurato dalla società italiana Carbonsink e certificato dall’ente internazionale Gold Standard.

madagascar1I primi 10 pozzi sono già in costruzione e verranno finanziati dai fondi erogati grazie alla partecipazione all’Avviso Pubblico per la Concessione di Sovvenzioni per Attività di Interesse Sociale e Culturale di Acque del Chiampo S.p.A. oltre che da donazioni private e iniziative pubbliche.

 

“L’obiettivo di medio termine dell’Associazione – spiega Massimo Lazzari – è quello di realizzare un piano quinquennale che ci porterà entro il 2022 a costruire 50 pozzi che possano garantire l’accesso gratuito per tutta la vita all’intera popolazione della città di Tulear e delle aree limitrofe”.

 

“Per questo motivo – prosegue – a dicembre lanceremo una campagna di crowdfunding per finanziare i prossimi 10 pozzi che abbiamo intenzione di costruire nel 2019, e speriamo che i nostri sostenitori ci diano una grande mano per continuare a realizzare questo progetto importantissimo per la popolazione malgascia”.

 

Un passo che rappresenta l’inizio di un percorso nuovo che l’Associazione vuole fare al fianco delle famiglie e dei bambini del Madagascar, per portarli verso un futuro in cui ognuno avrà accesso gratuito quotidiano all’acqua potabile.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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