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23 Nov 2018

Mollare tutto per viaggiare… in salita

Scritto da: Ezio Maisto

Un giro del mondo in 365 giorni toccando le montagne più alte di ciascun continente e girando brevi documentari da postare ogni domenica sui social. È questo il progetto di Lorenzo e Beatrice, una giovane coppia romana che ha optato per un drastico cambio vita e si appresta a iniziare il cammino che li porterà alla realizzazione di un sogno. Un cammino in salita, come tutte le sfide.

Si chiamano Lorenzo e Beatrice. Sono una giovane coppia di Roma appassionata di trekking. Lui giornalista e videomaker, lei responsabile risorse umane di un’agenzia di eventi. Il primo gennaio 2019 partiranno per Buenos Aires, prima tappa del loro viaggio-progetto intorno al mondo che durerà un intero anno e che ha per titolo Viaggi in salita.

 

 

Lorenzo, com’è nato questo progetto?
Semplice. Da una delle nostre due passioni: quella per i viaggi. Alla fine del 2017 mi sono reso conto che i miei viaggi con Beatrice erano, e sarebbero continuati a essere, una parte marginale delle nostre vite. E questo non potevo accettarlo.

 

Spiegati meglio.
A parte rare eccezioni, siamo tutti abituati a viaggiare nei ritagli di tempo. Per esempio nelle 2-3 settimane di ferie che ci concede il lavoro. Magari in periodi che non sono ideali per i luoghi che vorremmo visitare: in alta stagione, con i prezzi più alti e le destinazioni sovraffollate. Io invece voglio che nella nostra vita la scoperta del mondo sia un’attività a tempo pieno. Perché questo accada, però, il viaggio non può che coincidere con il lavoro. Ecco, noi con il tempo vogliamo arrivare a questo.

 

È il sogno di molti. Ma non tutti hanno il coraggio di cambiare vita e provarci.
Beatrice lo ha avuto. Quando le ho proposto di mollare tutto e partire sapevo che sarebbe stata lei a dover rischiare di più. Fra noi due è lei quella che lascerà un lavoro stabile e uno stipendio garantito. Non a caso ci ha messo qualche mese prima di accettare.

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Quale sarà il lavoro che farete in viaggio?
Scriveremo articoli e gireremo 52 brevi documentari per il web (una “web-docu-serie”) che posteremo con cadenza settimanale sui social. Il nostro canale YouTube sarà la piattaforma principale su cui caricheremo gli episodi ogni domenica. Sulla nostra pagina Facebook posteremo gli articoli che racconteranno i progressi del viaggio. Attraverso il nostro profilo Instagram pubblicheremo foto e storie, nostre e delle persone che incontreremo, attivando un collegamento il più possibile quotidiano con i nostri followers. L’idea di base è documentare il viaggio strada facendo.

 

Sarà abbastanza per pagarvi le spese?
All’inizio i video non porteranno un reddito diretto, ma il nostro obiettivo è che ci riusciranno presto. Dipenderà anche dal numero di persone che ci seguiranno.

 

Senza reddito resta il problema del finanziamento del viaggio.
Abbiamo aperto un crowdfunding che ci ha dato qualche soddisfazione. Ma, per onestà, dobbiamo ammettere di essere fortunati. Vivendo in una casa di proprietà, abbiamo potuto affittarla per un anno a partire dall’inizio della nostra avventura. Una buona base di partenza, a cui si sono aggiunti i risparmi che abbiamo accumulato da quando, nel febbraio 2018, abbiamo deciso di partire. Da quel momento abbiamo eliminato tutte le spese superflue e venduto l’auto e la moto. Tutto ciò che abbiamo guadagnato col nostro lavoro lo abbiamo destinato al viaggio. Non ricordo l’ultima volta in cui abbiamo mangiato una pizza fuori casa.

 

Un downshifting coi fiocchi.
Già. Un modo per allenarci a ciò che ci attende durante il viaggio.

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I sacrifici dunque continueranno?
Necessariamente. Il budget sarà in ogni caso risicato per questo genere di viaggio, specie per la parte che riguarda le montagne, che – tra guide locali, trasporti, attrezzatura e permessi di esplorazione – sono molto costose. Anche per questo abbiamo deciso che, mentre io monterò i video, Beatrice si occuperà di contattare possibili partner e sponsor sul percorso. Punteremo sul baratto dei video e degli articoli sui luoghi che visiteremo con sconti, ospitalità, servizi al prezzo di costo, ecc. Poi faremo free camping il più possibile e ogni tanto proveremo a soggiornare gratis in cambio di lavoro. Per esempio in Cambogia lavoreremo da volontari in un centro specializzato nella cura e nel recupero degli orsi neri alla vita selvatica. L’unico lusso che ci concederemo sarà attraversare il Vietnam in moto, comprandola usata all’inizio del percorso e rivendendola alla fine.

 

Quanti bagagli ci vogliono per un viaggio del genere?
Il meno possibile. Noi avremo due soli zaini, uno con l’attrezzatura video e l’altro con l’abbigliamento per entrambi. Con un equipaggiamento così minimo finiremo per diventare cinture nere di downshifting (ride, ndr).

 

Come avete scelto l’itinerario?
Ci ha aiutati la seconda delle nostre passioni: quella per la montagna. Abbiamo deciso di scalare almeno cinque delle sette Seven Summits, ossia le sette montagne più alte per ciascuno dei continenti (cinque più l’Antartide e l’America del Sud, considerati come continenti a parte). L’itinerario è stato deciso sulla base di questo obiettivo principale.

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Le montagne. È dunque questa la ragione del titolo “Viaggi in salita”?
Esatto. Ma attraverseremo ogni tipo di paesaggi: oltre alle montagne, anche mare, città, deserto, foresta, giungla… in 22 diversi Paesi.

 

Quali montagne delle Seven Summits avete scelto?
Il Kilimangiaro in Africa, il Kosciuszko in Australia, l’Aconcagua in Sudamerica, il Denali in Nordamerica e, naturalmente, l’Everest in Asia. Non essendo degli scalatori professionisti, non pensiamo di arrivare fino alla vetta del tetto del mondo. Ma sulle altre vette sì. O almeno, ci proveremo.

 

La prima tappa?
Da Buenos Aires ci sposteremo sulle Ande per scalare l’Anconcagua, il nostro primo obiettivo “in salita”. Poi attraverseremo tutta l’America del Sud, saltando solo Colombia e Venezuela, per recarci a Panama. Da lì proseguiremo per il Messico, gli USA e il Canada, fino al Monte Denali, in Alaska.

 

L’Alaska? Una sorta di “Into the wild” all’italiana?
Sì, ma saremo meno estremi. Fra un anno vogliamo tornare a casa sani e salvi.

 

E una volta rientrati?
Chissà. Magari ripartiremo.