In prima linea per difendere la biodiversità

Abbiamo intervistato Andy Martin, istruttore e amministratore di una ONG che opera in numerosi paesi per combattere il bracconaggio e difendere gli ecosistemi dalle attività umane più impattanti. Un'attività pericolosa, delicata e importante, che ciascuno di noi può supportare in diversi modi.

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Ci sono persone che lavorano ogni giorno, spesso nell’ombra e rischiando la propria vita, per garantire la sopravvivenza di specie animali a rischio e tutelare la biodiversità in Paesi devastati dalla corruzione, dall’inciviltà e dalle lotte tribali.

 

Fra loro ci sono i rangers della CROW – Conservation Rangers Operations Worldwide, organizzazione non governativa che opera in giro per il mondo per combattere il bracconaggio e studiare gli ecosistemi e le modalità migliori per proteggerli. Ci siamo fatti raccontare come funziona questa realtà da Andy Martin, istruttore e amministratore delegato.

crow1Puoi descriverci il contesto in cui operate e raccontare in cosa consiste la vostra attività?

 

Conservation Rangers Operations Worldwide, come dice il nome, opera a livello internazionale, specialmente in ambiti a medio e alto rischio: ciò significa che i nostri volontari si trovano a lavorare in ambienti politicamente instabili e naturalmente inospitali, come le Jungla del Congo e del Sudest Asiatico, le montagne del Karakoram, il deserto e il “Bush” Africani. I nostri Ranger, con esperienze e competenze variegate, spesso legate agli ambienti militari e della sicurezza privata High-Risk, operano come istruttori delle APU (ovvero le unità di Rangers Anti-Bracconaggio locali), come operatori sul campo oppure come Biologi Ricercatori.

 

In Africa la corruzione delle autorità locali è un grosso problema? Come si può contrastare?

 

Fermare il traffico di parti di animali è una decisione politica che si scontra pesantemente con gli interessi personali di molti uomini politici: è proprio da questi interessi che nasce il problema. Per trovare soluzioni concrete occorre un’analisi accurata e specifica per Paese, che tenga conto del ruolo della corruzione nei paesi in via di sviluppo e di come esso permei la società divenendo un utile strumento per organizzazioni criminali dedite a traffici illeciti. Un dato curioso è che i paesi che nell’ultimo decennio hanno ottenuto i migliori risultati nella conservazione sono quelli in cui governi autoritari hanno preso misure drastiche contro il bracconaggio e questo è chiaro segno che laddove i vertici non hanno interessi economici, è possibile trovare soluzioni efficaci.

 

Qual è in questo momento l’emergenza più grave che state affrontando?

 

In questo momento vi sono alcune regioni dell’Africa in cui i bracconieri stanno cominciando a utilizzare esplosivi contro i Ranger: si tratta dell’ennesima escalation in un conflitto sempre più militarizzato.

 

Come valuti la politica di Donald Trump, soprattutto rispetto alle sue dichiarazione riguardo la legge sull’importazione dei trofei di caccia?

 

Il Trophy Hunting è una caccia che può riguardare antilopi anche comuni, specie a rischio di estinzione o addirittura animali specificatamente allevati per lo scopo (come avviene per la caccia al leone). In quest’ultimo caso si tratta di animali ecologicamente ininfluenti che vengono liberati dalle gabbie solo poche ore prima dell’abbattimento. Ogni casistica meriterebbe un approfondimento ad hoc, tuttavia dobbiamo segnalare come alcune riserve di caccia abbiano in passato compiuto delle irregolarità al fine di aumentare i loro profitti: tornando al discorso della corruzione, occorre sicuramente più controllo da parte degli organi preposti e trasparenza alla fonte.

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Il vostro può essere anche un lavoro pericoloso: cosa vi spinge a rischiare la vostra incolumità?

 

Se si studiano le basi di biologia della conservazione, si capisce che senza biodiversità il nostro pianeta e l’umanità non hanno futuro: quello che ci spinge è dunque proprio la consapevolezza che dal nostro impegno dipende il futuro delle prossime generazioni.

 

Cosa si può fare per supportarvi?

 

Chiunque può supportarci nei modi e tempi che ritiene più appropriati: c’è chi decide di diventare Ranger della Conservazione e andare sul campo in prima persona, chi ci supporta con donazioni dirette o raccogliendo materiali di cui i Ranger locali hanno bisogno, ma anche chi sviluppa nuovi progetti per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della Conservazione.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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