Innovazione e networking: così rinascono le imprese montane!

Open Innovation Center è un progetto sostenuto da Fondazione Cariplo che, con la collaborazione di quattro Università, aiuta le imprese del territorio dell'Oltrepò a recuperare e valorizzare le attività tradizionali.

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Valorizzazione di antiche varietà di cereali e vitigni della zona, creazione di percorsi eco-turistici per la scoperta “slow” del territorio, corsi di formazione per chi vuole fare impresa fra queste valli.

 

Con una formula che potremmo definire “gentile”, ovvero rispettosa della tradizione economica e sociale del tessuto locale, l’azione dell’Open Innovation Center mira a sostenere il mondo imprenditoriale dell’Oltrepò Pavese in modo innovativo e moderno, valorizzando le aziende e il territorio che le ospita.

 

Il centro è ospitato da La Penicina, un complesso ricettivo immerso in un’area tra due colli di bosco, sul Monte Penice. Già ostello internazionale, location per corsi di formazione e residenza per eventi, questo luogo è diventato anche un punto di riferimento per la nascita di nuove esperienze imprenditoriali in Oltrepò pavese grazie al progetto Oltrepò(Bio)diverso, portato avanti da Fondazione Cariplo con il sostegno di numerose realtà locali nell’ambito del programma AttivAree, dedicato alla riscoperta e alla rivitalizzazione delle zone marginali del nostro paese.

 

Fra le varie attività proposte dall’Open Innovation Center ci sono formazione, sperimentazione scientifica e valorizzazione del patrimonio rurale – l’Università di Milano ad esempio si sta occupando di un programma di recupero dell’allevamento della vacca varzese, una razza autoctona di questo territorio.

 

Ma anche creazione di percorsi che guidino i visitatori alla scoperta di queste zone. Le Università di Genova e di Pavia, a questo proposito, hanno curato la realizzazione di “display garden”, ovvero giardini allestiti per far conoscere la flora autoctona, anche attraverso pannelli informativi.

 

Anche l’aspetto rigenerativo è importante. Il vigneto è storicamente una delle colture più diffuse dell’Oltrepò, anche se la sua coltivazione è diminuita negli anni a causa dello spopolamento, lasciando alcune zone sguarnite ed esposte al dissesto idrogeologico. Ecco dunque che il suo recupero non è solo un modo per rivitalizzare l’economia locale, ma anche una necessità per proteggere il territorio stesso. Proprio questo è l’obiettivo di una delle azioni dell’Open Innovation Center coordinata dalle Università di Pavia e di Piacenza.

 

Non manca inoltre l’attenzione alle sfide globali. I cambiamenti climatici si fanno sentire anche qui, così un’altra azione del centro è finalizzata allo studio dell’adattamento della vite e dell’uva alle diverse situazioni pedoclimatiche, anche allo scopo di guidare i viticoltori locali nell’attività di vinificazione.

 

Diverse aziende sono poi fra le protagoniste del progetto di recupero di antiche varietà cerealicole, come il mais ottofile. Iniziata da un paio d’anni, questa sperimentazione sta già dando i primi frutti: alcuni produttori hanno realizzato delle farine e stanno testando dei prodotti lavorati, con l’obiettivo di chiudere la filiera, che sarà al 100% locale.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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