“Noi non siamo altro che lo specchio del mondo”

“Noi non siamo altro che lo specchio del mondo. Se riusciamo a cambiare noi stessi, anche le inclinazioni del mondo esterno cambiano. Questo è il mistero divino supremo (…) Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Abbiamo sentito o letto spesso queste famose parole di Ghandi, ma quante volte ci siamo veramente soffermati a comprenderle? E ancora di più a farne azione, esperienza viva?

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Siamo in un momento unico della storia dell’umanità, in cui siamo invitati a cercare un nuovo inizio. Ce ne rendiamo conto osservando la nostra società, nella contraddizione tra i valori generalmente apprezzati, come la libertà, la solidarietà o la giustizia, e i titoli quotati in borsa, il profitto, la concorrenza e il libero mercato. Urge una rivalutazione delle nostre priorità, una trasformazione che si traduca in un cambiamento radicale nel modo di pensare e vivere, un cambiamento di coscienza che si esprime nel nostro impegno verso la vita a tutti i livelli. Questa ricerca di un nuovo inizio sarà un processo che richiederà un cambiamento di mentalità e cuore.

 

Gli esseri umani hanno una tendenza innata verso lo sviluppo di una vita più piena, basata su aspirazioni che sono sempre meno legate alla sicurezza personale e più legate al bene comune. La psicologia, l’antropologia, le neuroscienze e la neurologia confermano sempre più che l’altruismo, l’empatia e la solidarietà sono naturali negli esseri umani e nei primati, nostri parenti stretti nella scala evolutiva. Di fatto, sono sempre esistiti comportamenti altruistici, di solidarietà e persino eroici: si manifestano in noi nelle migliaia di ONG e realtà virtuose, esempi di un mondo che è già cambiato, impegnate a costruire un mondo più giusto e solidale, nella protezione dell’ambiente e della natura, nel sostegno ai più svantaggiati. Sembra che, collettivamente, stiamo iniziando a svegliarci.

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“Se ci svegliamo alla nostra vera situazione, ci sarà un cambiamento nella nostra coscienza collettiva”.
Thich Nhat Hanh

 

Ovunque, da tutti i rami della scienza, come la psicologia, la fisica, l’economia, la teologia o la sociologia, si alzano voci convergenti che leggono questo momento unico di risveglio in cui ci troviamo. Non importa la loro lingua, da dove partono o quale sia la loro cultura. Tutte comprendono l’enorme importanza della presenza della coscienza in ogni area della vita, ascoltano la voce del nuovo che nasce in modo inarrestabile.

 

Si tratta di un profondo cambiamento nel modo di intendere la vita, il mondo e il ruolo che noi vi agiamo. È tempo di sostituire la “conquista” con la coscienza planetaria e la necessità di riequilibrare, la competitività con la cooperazione e la compassione, e il controllo con il fluire. Mettere in dubbio che il senso venga dall’”avere” o dal “fare” privo di “essere”, per recuperare l’anima della vita, la sua profondità, invece di fermarci all’aspetto o alla forma. Riguarda tutti gli aspetti e non solo alcuni, è qualitativo e non quantitativo.

 

Includono proposte dal campo dell’ecologia, della psicologia, della filosofia, della spiritualità e della sociologia, in un unico modello che riflette il cambiamento di coscienza su tre livelli: globale, sociale e personale. Possiamo quindi utilizzare l’acronimo GPS, comprendendo che, come lo strumento gps, sono un’alternativa che ci guida verso una vita molto più consapevole, coerente e sostenibile.

 

Il cambio di coscienza ci invita ad essere chi siamo chiamati ad essere, invece di conformarci al personaggio che rappresentiamo. Scoprire, “rimuovere il velo”, svelare il nucleo della nostra identità: scoprire lo sfondo luminoso e sereno che costituisce il nostro essere essenziale, ciò che siamo veramente. Per recuperare la coerenza interna, l’allineamento con uno scopo vitale che dà senso alla nostra vita e che ci permette di fluire con ciò che ci circonda. E tutto questo dall’onestà, dalla coerenza e dall’amore lucido, forte e compassionevole per tutti gli esseri.

 

Vivere dalla coscienza è una sfida, la sfida di essere vivi e svegli, consapevoli di ciò che accade fuori e dentro. Questo atteggiamento ci richiede un nuovo modo di vivere, armonicamente centrato, senza lasciarsi trascinare dal vortice degli eventi esterni. Vivere senza perdere il centro, senza identificarci e farci trascinare dai vari stati che proviamo, ma attenti e consapevoli di ciò che sta accadendo.

 

 

Lo scopo profondo della Scuola di Sviluppo Transpersonale si basa su tutte queste essenziali considerazioni, ma quello che abbiamo compreso è che possiamo realizzare quel cambiamento personale, capace di avere un impatto sulle relazioni, sull’ambiente, sul mondo, solo attraverso l’esperienza.

 

“Un’idea, un concetto un’idea
finché resta un’idea è soltanto un’astrazione
se potessi mangiare un’idea
avrei fatto la mia rivoluzione”
Giorgio Gaber

 

Quando incarniamo una teoria, un concetto, si può verificare un reale, effettivo, radicale cambiamento o trasformazione. C’è bisogno di pratica e di accompagnamento, di nutrire ogni aspetto di noi, di partire dalle cose piccole e semplici, come la pratica contemplativa, la meditazione, con costanza. L’approccio al cambiamento è esperienziale. È nell’azione, nell’esperienza, che possiamo conoscere noi stessi, capire il senso della vita. “Noi siamo quel che facciamo ripetutamente” diceva Aristotele.

 

Attraverso l’auto conoscenza possiamo aumentare i livelli di consapevolezza, accedere a un modo più ampio di concepire la realtà, a nuovi modi di essere, di abitare la realtà. In questa ampiezza scopriamo che c’è più margine per la manifestazione dei nostri talenti, per vivere una vita più piena di senso.

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Il percorso transpersonale tiene conto della diversità umana, dei tempi attuali, è radicato nella vita, non dogmatico, ci conduce a riconoscere la vita, con le sfide e gli incontri che ci propone, come maestra, coltiva libertà e creatività esistenziale e ci aiuta a riconoscere la nostra saggezza interiore, l’intelligenza del nostro cuore. Ci aiuta ad indirizzare quella spinta che parte da dentro di noi rispettando il nostro ritmo evolutivo.

 

Esplorare l’anima, conoscere se stessi, l’anatomia della nostra identità personale, i suoi meccanismi serve ad “andare oltre”, come la parola trans-personale suggerisce.

 

“Il cambiamento è una porta che si apre solo dall’interno”
Tom Peters

 

E poi succede che non possiamo tenerlo solo per noi stessi, ma sentiamo la chiamata a una bella missione: Essere, per chi è intorno a noi, risvegliatori di coscienza.

 

Scopri di più sul prossimo corso di Facilitazione dello Sviluppo Transpersonale

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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