Orti sociali in affitto per diffondere nuove Colture

L'agricoltura come mezzo per aggregare le famiglie di un luogo, educare i bambini,“curare” e integrare le persone con difficoltà. È questo l'ideale che l’associazione di promozione sociale Colture porta avanti a Palermo attraverso l’affitto di terreni e la condivisione degli spazi. Dopo gli orti sociali, l'obiettivo è quello di costituire un centro di ortoterapia.

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“Quando abbiamo pensato di fondare l’associazione Colture, immaginavamo di creare un luogo per la convivialità e allo stesso tempo di cura e benessere”. E, da quel dicembre 2016, Nancy Tasca e Daisy Fiorani lo hanno fatto, lì nella loro terra, a Palermo in zona Ciaculli. Dove hanno deciso di prendere in affitto dei terreni e di cominciare a lavorare con la terra assieme ad altri soci, promuovendo un’agricoltura che fosse non solo naturale, ma anche sociale e bioetica.

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Cosa vuol dire questo nello specifico? Vuol dire che grazie all’associazione Colture è possibile prendere in affitto un terreno e coltivarlo, al costo sociale di un euro al giorno, utilizzando gli attrezzi a disposizione e usufruendo di altri servizi di manutenzione offerti da Daisy e Nancy. Ma ogni appezzamento di terreno, ogni piccolo orto, non rimane isolato e chiuso in se stesso, anzi: “Siamo come una grande famiglia; abbiamo anche l’area relax che è la più gettonata”, scherza Nancy quando ci racconta come funziona l’Oasi degli orti (che è il nome del progetto che riguarda orti sociali in affitto). Per il momento sono 40 i lotti in affitto e dunque 40 le famiglie che si alternano e si ritrovano nel lavoro negli orti, condividendo la fatica ma anche altri momenti di riposo o di festa, come la festa di Natale organizzata prima delle vacanze.

 

Per l’associazione, infatti, di cui Nancy e Daisy sono rispettivamente presidente e vicepresidente, il lavoro con la terra è il punto di partenza per creare un benessere che non sia solo alimentare, ma anche sociale e psicologico. E questo le due responsabili ci tengono a sottolinearlo anche quando parlano della loro scelta di essere sole donne a gestire tutto: “Il rapporto fra di noi è talmente consolidato che non ce la sentiamo di allargarci neanche a braccia maschili (nonostante i lavori pesanti), perché si tratta anche di un modo diverso di vedere le cose: Colture non è solo un’attività commerciale, ma è prima di tutto sociale e ha lo scopo di creare benessere”.

 

Un benessere che sia però anche fisico, psicologico e relazionale, soprattutto per soggetti particolari che tendendo ad essere esclusi nella società di oggi. Attraverso l’ortoterapia – che è un modello di terapia da includere all’interno di un percorso terapeutico più ampio – bambini disabili o autistici possono trarre beneficio, così come anche soggetti affetti da depressione o malati di alzheimer, sia perché la manualità rende alcuni di questi soggetti utili ma anche semplicemente per l’umore. L’obiettivo finale di Daisy e Nancy, infatti, è quello di costituire un centro di ortoterapia.

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Lavorare con gli orti, infatti, significa non soltanto aggregare e creare socialità, ma anche integrare: qui le differenze si azzerano e ognuno, attraverso il proprio lavoro, riacquista la sua autonomia, la sua utilità al pari degli altri. Che è qualcosa che l’associazione sta già sperimentando con alcuni ragazzi che si recano agli orti svolgendo lavori di pubblica utilità: “Questi ragazzi si sono assolutamente inseriti nel contesto e non c’è alcuna differenza, ad esempio, fra loro e gli ortisti. La stessa cosa è successa con un ragazzo disabile che per qualche tempo è stato qui con noi con la sua famiglia”.

 

Anche per questo una parte importante del lavoro di Nancy e Daisy si svolge nelle (o con le) scuole grazie al progetto Ortolandia. I bambini svolgono attività laboratoriali negli orti o le due vanno nelle scuole a insegnare. Fatto sta che l’agricoltura diventa una pratica educativa: “Si cerca di far ‘sporcare’ i bambini, di insegnare loro da dove viene il cibo che loro consumano sulla tavola e si promuove uno stile alimentare improntato sul cibo sano». Tutto questo attraverso le tecniche base della semina e del travaso.

 

Attorno a questo grosso centro di relazioni che è Colture con i suoi terreni, c’è tutta una serie di attività collaterali: la vendita al dettaglio di alcuni prodotti, l’organizzazione di eventi appositi e la partecipazione a festival o fiere che permette di veicolare i principi dell’agricoltura sociale e bioetica. E anche, soprattutto, di fare rete con tutte quelle altre realtà sensibili a queste tematiche. In questo ambito Colture ha partecipato al progetto “Città Educativa” del comune di Palermo, all’ex “Fiera del Mediterraneo, Fa’ la cosa giusta!Sicilia” sul consumo critico e gli stili di vita sostenibili o ancora alla “Fiera dell’Albero” promossa da Legambiente.

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“Per noi è sempre bello vedere nascere le cose: coltivarsi le piante, vederle crescere è un’esperienza unica. È un po’ come il parto; ad esempio quest’anno abbiamo piantato i broccoli per la prima volta e li abbiamo curati come figli”, spiega Nancy a proposito del rapporto con la terra e di cosa questo significhi. “È un contatto con la terra che consigliamo a tutti di riprendere, perché ce l’abbiamo nel sangue, siamo nati da lì”.

 

Loro lo hanno fatto, pur provenendo da lavori completamente diversi: Daisy è un’insegnante di sostegno e Nancy è una psicoterapeuta. Da lavori d’ufficio (o al chiuso) adesso passano parte della loro giornata all’aperto, seguendo i cicli della natura: “È stato un ribaltamento delle nostre vite precedenti, nato dal fatto che avevamo perso il lavoro. All’inizio è stata dura ed è tuttora stancante, ma è liberatorio”. L’associazione, da due anni a questa parte, di passi in avanti ne ha fatti parecchi: “Non ci aspettavamo questo successo, ma l’esperienza è bella e sta proseguendo bene”.

 

L’intenzione, adesso, è quella di creare un vero centro di ortoterapia, che sarebbe l’unico nel palermitano. Anche questo, però, non sarebbe che una parte di qualcosa di più ampio: una piccola isola in un arcipelago dove le parole socialità, aggregazione, inclusione e cura si avvicendano e si legano fra di loro. Perché, si sa, anche le isole, sotto al mare, sono collegate fra loro. Sono tutte parte della stessa terra.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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