La band che suona strumenti autocostruiti con materiali di riciclo

Abbiamo intervistato Daniele Guidotti, artigiano, musicista e fondatore della Gaudats Junk Band, il gruppo musicale che suona con strumenti autocostruiti partendo da materiali di scarto.

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La Gaudats Junk Band viene da Capannori, la capitale italiana dei rifiuti zero. Non poteva quindi essere una band normale. Non solo nelle sue canzoni affronta i temi del riciclo, dell’economia circolare, della salvaguardia dell’ambiente e delle buone pratiche, ma gli strumenti con cui suona sono completamente autocostruiti.

 

L’idea è partita da Daniele Guidotti, artigiano e musicista, che recuperando pentole, cassette, taniche e altro materiale di scarto ha cominciato a costruire chitarre, tubofoni, sassofoni e batterie da materiali destinati ai rifiuti.

 

Com’è venuta l’idea di autocostruirvi gli strumenti usando materiali riciclati?

 

L’idea nasce da un’esigenza di fare qualcosa per l’ambiente e da musicista mi è venuto naturale sfruttare la potenza della musica per veicolare il messaggio del riciclo e dell’economia circolare. È interessante vedere anche come un musicista riesca a tirare fuori il potenziale da strumenti minimali come questi.

 

L’aspetto artistico/creativo si ferma alla composizione dei pezzi o coinvolge anche la costruzione degli strumenti?

 

Sicuramente coinvolge anche gli strumenti. Ogni pezzo è unico nel suo genere.

 

Durante i vostri concerti fate anche sensibilizzazione? Com’è la risposta del pubblico?

 

Di solito facciamo un tipo di sensibilizzazione “simpatica”, nel senso che ci sono scambi di battute con il pubblico che in qualche modo trattano il tema del riciclo. Per fortuna le persone in questo momento storico sono più attente all’ambiente e reagiscono sempre in maniera molto positiva. Da alcuni anni portiamo avanti anche un progetto laboratoriale nelle scuole, dove insegniamo principi fondamentali del riciclo, dell’artigianato e della musica.

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Venite da Capannori, la capitale della raccolta differenziata. La vostra città è l’esempio che se si vuole attuare un ciclo virtuoso è possibile farlo. Cosa manca perché queste buone pratiche si diffondano a livello nazionale?

 

Le buone pratiche possono essere messe in atto da qualsiasi comunità, basterebbe creare una legge ad hoc…certo che una legge nazionale che incentivi tutti a metterle in atto, male non farebbe!

 

Il mondo musicale come ha reagito a questa “strana” band che circolava fra i palchi italiani?

 

Direi che c’è stata una buona accoglienza da parte del mondo musicale. Siamo una band un po’ fuori dagli schemi, sia per gli strumenti che per i personaggi che la compongono. Sicuramente siamo rimasti simpatici!

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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