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21 Feb 2019

Teatro Cantiere: quando il cambiamento va in scena nella vita quotidiana – Io faccio così #239

Scritto da: Daniel Tarozzi

Molti artisti dichiarano di voler raccontare il cambiamento. In pochi, però, hanno il coraggio di “incarnarlo”, di rappresentarlo ogni giorno, nella propria esistenza. Tra questi, troviamo Hengel, Sara, Davide: attori, musicisti, ma sopratutto esseri Umani che hanno deciso di trasformare una vecchia casa in una sede pulsante di arte e vita, che ospita un cohousing, dei laboratori teatrali, varie sperimentazioni artistiche, ma soprattutto straordinaria normalità. Da Piana Crixia… con Passione!

Flash…
Sono seduto su una poltrona di casa, il cuore sospeso. Osservo un giovane uomo suonare la chitarra e cantare in siciliano. Il tempo si ferma, le emozioni pervadono ogni cosa, lo spazio, i sensi, persino la vista.
Flash…
Stessa poltrona. Una giovane donna tira fuori da un cesto degli oggetti, li osserva estasiata, incuriosita, felice, triste. Racconta la loro storia e questi prendono vita.
Flash…
Entriamo in un appartamento, quello della poltrona di prima. Non conosciamo nessuno, ma poco dopo siamo seduti a tavola e beviamo un buon vino, assaggiamo splendide cibarie e ascoltiamo la storia di questa folle, geniale, compagnia teatrale.
Flash…
Arrivo a casa mia, prendo le uova che mi hanno regalato. Quelle allevate con amore infinito da uno degli abitanti di “casa bianca”. Un uomo straordinario, con una storia che… se non fosse vera sembrerebbe una favola e infatti loro la portano in teatro.
Flash…
Familiarità, accoglienza, semplicità, arte, rivoluzione, ri-evoluzione.

Flash…
Il presente.

Sono alla scrivania, nel mio studio tra i monti e scrivo un articolo per raccontare la storia di Teatro Cantiere. Che strana associazione vero? La parola Teatro e la parola Cantiere intendo. Sì, non è la prima volta che sento quest’ultima associata all’arte, ma con il teatro suona davvero nuova e allo stesso tempo naturale.

In effetti, cosa c’è di più mutevole e in costante “costruzione” del teatro? Teatro-Cantiere. Tre esseri umani – ma spesso molti di più – che portano avanti dal 2003 esperimenti di ricerca teatrale, che hanno girato l’Europa in furgone, che hanno riempito teatri e oggi si esibiscono in case, cucine, saloni, prati.

Uomini e donne che portano in scena la vita, quella vera, ma che soprattutto vivono la vita in modo intenso e autentico, dando un corpo a parole spesso abusate: cohousing, arte, cibo, convivialità, cultura, laboratori, espressione fisica.

Si sono trasferiti in Liguria ora. A Piana Crixia, vicino Savona. Hanno recuperato una vecchia casa di famiglia, in un paesino sconosciuto ai più, e ne hanno fatto la sede della loro compagnia, della loro associazione, nonché della loro vita. Due di loro ci abitano, infatti, Sara Pirotto ed Hengel Tappa. Il terzo, Davide Cangelosi, vive a Genova, ma frequenta assiduamente questi luoghi. La “casa bianca”, che ospita tra le altre cose la mia amata poltrona, è un cohousing, abitato quindi anche da altre vite, altre storie (che vi racconteremo prossimamente).

Loro hanno lasciato Pisa, per questi luoghi “antichi”. Hanno deciso di ripartire da zero, nonostante in anni di lavoro avessero gettato basi importanti nella città toscana. E sono entusiasti. I risultati stanno arrivando. La comunità locale, a dispetto di quanto si potrebbe credere, li ha accolti nel migliore dei modi. Loro si sono inseriti “silenziosamente” e hanno cominciato a condividere quotidianità e arte. Ovviamente continuano a viaggiare, a portare il loro teatro in Italia e nel mondo. Ma le loro radici, ora, sono qui.

Ed ecco i motivi di tutti questi flash. Quando vivi, vivi davvero, ogni istante si insinua nella tua memoria e diventa eterno. E così, i ricordi razionali sfumano, mentre le emozioni dipingono le pareti del tuo io più profondo.

Potrei raccontarvi di come siamo arrivati da loro, di come una breve intervista è durata un giorno, di come hanno recitato e cantato solo per noi, di come ci hanno regalato cibo e amore, di come sono rimasto entusiasta del loro percorso. Potrei sottolineare come attualmente il gruppo stia lavorando “su modi di relazione e reazione all’altro e a sé” attraverso forme di comunicazione vere, intime, basilari, sottili. Potrei riflettere sulle tematiche, mai banali, che caratterizzano le loro rappresentazioni. Ma in fondo questo è contenuto nel video riportato all’inizio di questo articolo. Le informazioni ulteriori le trovate sul loro sito. E allora io vi lascio alla visione e all’approfondimento. E vi auguro sentitamente di andarli a trovare. A Piana Crixia o in qualche casa/teatro del mondo. Se li cercate, li incontrerete di sicuro. Sul cammino, sempre sul cammino.

Dal loro sito:
Teatro Cantiere è una forma di follia collettiva che ci attanaglia dal 2003.
Teatro Cantiere aiuta gli inadatti e gli strambi a sentirsi mediamente normali.
Teatro Cantiere permette adunate sediziose facendo credere che si tratti di training fisico dell’attore.
Ha una faccia un po’ così e un’espressione un po’ così.
Teatro Cantiere vive e vegeta tra le sacrosante mura del Cantiere Sanbernardo.
Sa fare salti molto alti ed è più vicino ad un animale di quanto si pensi.
Ama darsi all’alcool ma non al cool.

Teatro Cantiere, inoltre, organizza e dirige laboratori, festival, incontri, scambi e si impegna in una continua ricerca nell’ambito dell’arte teatrale, del canto, della voce, dell’espressione fisica, della danza, della musica.

Il metodo
Il loro metodo teatrale si basa su un intenso training fisico e vocale che vede come protagonisti l’azione, la reazione, la comunicazione non verbale e la comunicazione verbale non strutturata. Ne risultano relazioni vive, “presenti” e soprattutto sincere e disarmanti. La ricerca di una comunicazione fisica personale, seguendo i propri ritmi interiori, ha portato gli attori a maturare un proprio singolare uso del corpo che è sfociato in una sorta di danza teatrale, un teatro che danza (lontano, lontanissimo dal cosiddetto Teatrodanza). La ricerca sulla voce e sulle possibilità sonore ha condotto il gruppo verso l’invenzione di una propria lingua (glossolalia) la cui forza non sono le parole, ma la comunicazione emotiva.  Da tempo la musica dal vivo è parte integrante del lavoro: il percorso intrapreso è istintivo, organico, legato alle proprietà comunicative ed espressive della musica, alla relazione con l’altro, con gli impulsi e le energie fisiche.

La piattaforma web CircYOUity
Davide ha anche dato vita ad una vera e propria piattaforma web, CircYOUity.com, per facilitare l’organizzazione di un festival, di una rassegna, di una collaborazione, di una mostra, di un contest, di una performance o di un evento mettendo in contatto uno o più artisti.

CircYOUity ti permette di:
1. Fare il booking di concerti, spettacoli, esibizioni, e performances
2. Inviare e ricevere materiale multimediale per le selezioni di candidati.
3. Gestire gruppi di persone nell’ambito dell’organizzazione.
4. Ascoltare musica e vedere progetti, video e foto originali degli artisti.
5. Allargare la vostra rete di contatti trovando nuovi partner e collaboratori

La missione di CircYOUIty è facilitare la creazione di queste reti, in una visione in cui l’arte è vista come motore di sviluppo sociale e economico. Afferma Davide: “Crediamo nella biodiversità dell’arte e dei suoi innumerevoli linguaggi come condizione per un proficuo processo di rinnovamento culturale.

Crediamo che creare ponti tra chi fa arte, e tra chi fa arte e chi organizza sia necessario per rendere l’arte sempre più indipendente ed economicamente sostenibile”.

La piattaforma è accessibile gratuitamente al link www.circyouity.com.

Intervista e riprese: Daniel Tarozzi

Montaggio: Paolo Cignini