A Cuneo un “no” allo sfruttamento degli animali nel circo

A Cuneo l’Amministrazione Comunale dice no alla presenza di animali esotici e selvatici per l’intrattenimento all’interno dei circhi e degli spettacoli itineranti. Un passo avanti nella direzione di un maggior rispetto ed etica volte a impedire la sopravvivenza di un modello ormai superato, per la dignità di tutti gli esseri viventi.

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Una mozione per bandire sul territorio la presenza di animali esotici e selvatici all’interno del circo, un no chiaro e forte il cui eco fa risuonare una sola parola: dignità.
E’ la dignità del leone, il re della savana, il predatore. Quel simbolo di forza, coraggio e fierezza che ha nei secoli caratterizzato la cultura popolare e che, all’interno del circo, perde ogni suo tratto distintivo. E’ la dignità dei cammelli, orsi ed elefanti che potrebbero dire addio per sempre a cerchi infuocati e gabbie anguste.

 

E’ un no che sa di umanità quello del Comune di Cuneo, che ha la volontà di inserire nel Regolamento comunale un articolo per bandire sul territorio lo sfruttamento di animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti. Una mozione che attende ancora di essere discussa in Commissione per ottenere un via libera definitivo, ma che dà fiducia e speranza verso una piccola ma grande conquista.

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“Pensare che lo spettacolo viaggiante sia l’habitat naturale di specie come tigri, elefanti o leoni, solo per citare alcuni esempi, è anacronistico e crediamo che la maggioranza dei cittadini sia sì per gli spettacoli circensi, ma purchè non comportino l’uso di animali il cui posto è nella savana o nella foresta, non in una gabbia o in uno spazio circoscritto come un circo – afferma il MoVimento 5 Stelle di Cuneo, proponente la mozione – Il circo con animali rappresenta al giorno d’oggi un mero aspetto folkloristico di una cultura ormai morta, basata su uno sfruttamento attraverso cui le folle erano fatte divertire con le privazioni e le sofferenze di altri esseri viventi.
In generale, le condizioni di detenzione degli animali nei circhi vengono identificate come non idonee anche da riconosciute autorità scientifiche e sia in Europa che in tutto il mondo sempre più paesi stanno portando avanti questa scelta di civiltà”.

 

Sono ormai due terzi i paesi dell’Unione Europea che hanno preso provvedimenti abolendo o riducendo lo sfruttamento degli animali in questi contesti.
In Italia si è dato nuovamente avvio all’iter legislativo che prevede il “graduale superamento dell’utilizzo degli animali” negli spettacoli circensi.
Si tratta della legge del 2017 sul Codice dello Spettacolo, precedentemente approvata ma mancante dei decreti attuativi che avrebbero dovuto farla diventare operativa.

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Sono diverse le amministrazioni comunali che stanno approvando disposizioni contro l’intrattenimento pubblico o privato di animali e che si attivano ricordandoci quanto sia necessaria un’urgente riforma del settore dello spettacolo che metta in atto una vera e propria riconversione delle tradizionali attività circensi e degli aspetti legati alla salute, all’etologia, alla sicurezza pubblica e ai costi economici e sociali.

 

“Abbiamo ritenuto importante focalizzarci sul tema riguardante il benessere degli animali perchè pensiamo sia importante e decisiva, per un mondo migliore e più sostenibile, una pacifica convivenza tra l’essere umano e gli altri esseri viventi su questo pianeta, ai quali dobbiamo rispetto e riguardo” si continua a leggere nel comunicato stampa.

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Si tratta di una consapevolezza crescente nelle persone, sempre più avverse ad ogni forma di sfruttamento, proprio come conferma il rapporto Eurispes che vede il 70% degli italiani contrario a forme di maltrattamento negli spettacoli. “Un modello arcaico di sottomissione dell’animale che non si concilia con l’accresciuta sensibilità collettiva verso queste tematiche” afferma la LAV.

 

 

 

Foto copertina
Didascalia: Tendone Circo
Autore: Unsplash
Licenza: CCO Creative Commons

 

Articolo tratto da Piemonte che Cambia

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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