Perché abbiamo bisogno del gioco e di spazi dedicati

Giocare fa bene alla salute fisica e mentale, rafforza i legami e crea una rete sociale di qualità. Eppure, malgrado i suoi evidenti vantaggi, il gioco è praticamente assente o addirittura bandito dalla società degli adulti: “Basta giocare, ormai sei grande!”, si sono sentiti dire in molti una volta diventati “grandi”. È dunque urgente promuovere una cultura del gioco e prevedere spazi dedicati. Da dove iniziare? Ecco alcuni consigli di Lucia Berdini, docente di yoga della risata.

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Giocare è sinonimo di libertà, è un esercizio di creatività, è bellezza senza scopo. È qualcosa che si avvicina alla nostra essenza più profonda. Una delle mie più grandi crociate in questa vita è aiutare le persone a rovesciare il paradigma “Se gioco e mi diverto, vuol dire che non sto lavorando abbastanza” e farlo diventare “Quando gioco e mi diverto avrò energie in quantità e di qualità per lavorare bene”.

 

Forse, ti starai raccontando, sono stato un bambino che amava giocare. Ma ora che sono cresciuto, sono diventato una persona responsabile. La verità è che anche noi adulti vorremmo giocare come i bambini e, effettivamente, lo facciamo di continuo. Sogniamo a occhi aperti, fischiettiamo, cantiamo (sotto la doccia), ascoltiamo musica, guardiamo film, giochiamo ai videogames, andiamo in vacanza, ci inventiamo degli hobby assurdi.

“La verità è che anche noi adulti vorremmo giocare come i bambini”

 Ma, per evitare di essere presi poco sul serio, troviamo degli escamotage per camuffare questa nostra nostra voglia insaziabile (lo psichiatra Stuart Brown ci spiega che è un istinto biologico primario). Per quanto vogliamo rigirare la frittata, giocare è quello che desideriamo, magari senza neanche saperlo.

 

Perché l’evoluzione ci ha fatto giocare? Perché ha dei vantaggi biologici e sociali! Ci aiuta a rafforzare legami, a creare una rete sociale di qualità, ad implementare le cosiddette soft skills (competenze trasversali), a scaricare lo stress, a entrare nello stato di flusso: in poche parole giocare ci rende più felici.

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Come fare? Cosa manca?
Ma c’è un problema, anzi due. Per trasformare la nostra società da una grigia e piatta a una nuova colorata e giocosa, per far sì che anche gli adulti comincino a giocare (tra di loro e con i bambini) mancano due requisiti fodamentali:
- gli spazi di gioco
- la cultura del gioco.

 

Gli spazi di gioco
Lo spazio di gioco, lo spiega anche Bernie de Koven, è il pre-requisito essenziale per invitare una società al gioco. Se pensi alla tua città, o al tuo paese, credi ci siano degli spazi di gioco adeguati? Sono curati? Invitano realmente al gioco? Sono puliti, ordinati e frequentati? Di spazi dedicati al gioco dei bambini ce ne sono (potremmo fare di meglio, ma ci sono), gli unici pensati per noi adulti , invece, sono i grandi parchi divertimento (Mirabilandia, Gardaland, ecc..) nei quali ci tuffiamo una giornata all’anno, per spendere un pacco di soldi in accessori con un canguro disegnato sopra e drogarci di adrenalina sulle montagne russe.

 

Io credo che   quasi ovunque  gli spazi di gioco siano l’ultimo pensiero delle istituzioni. Se solo avessero realmente a cuore il nostro futuro, il capitale sociale e la nostra felicità, che si nutrono proprio nell’incontro, nell’apertura e nella fiducia, e sapessero che il gioco risponde a tutte queste richieste, forse dedicare energie e risorse agli spazi diventerebbe una priorità.

 

Cosa si potrebbe fare allora? Se tu che leggi fai parte di un’istituzione e non senti di rientrare nella categorie sopracitate, provo a darti qualche idea.

 

- Creare un parco giochi per adulti, accanto a quello per bambini

- Adattare quello dei bambini, anche per agli adulti (ad esempio allargando di qualche centimetro le sedie delle altalene per i nostri grandi sederoni)
- Arricchire i parchi gioco con i giochi di una volta, tipo questi di Edugioca Ludobus. Questo tipo di giochi invitano naturalmente anche i più grandicelli a cimentarsi e sarebbero un’ottima occasione per far interagire più spesso grandi e piccoli.
- Recuperare aree dimesse con l’aiuto di scuole e di volontari; dare nuova vita agli spazi abbandonati attraverso il guerrilla gardening e l’educazione alla bellezza.
- Creare dei percorsi interattivi e giocosi all’interno delle città, inserendo degli square code in vari punti di interesse storico o artistico e creando delle cacce al tesoro.

 

Mi fermo qui ma si potrebbe andare avanti all’infinito con un mega gamestorming.

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La cultura del gioco
Ancora più importante è la creazione di una cultura del gioco. Nessuno, salvo poche mosche bianche, si rendono conto di quanto il gioco possa trasformare la nostra società. Mancano le conoscenze di base, la rete di organizzazioni e la proattività necessaria per fare realmente qualcosa. Siamo tante piccole isole che lottano contro titani grigi e inconsapevoli. La buona notizia è che stiamo crescendo, ci stiamo connettendo e abbiamo voglia di fare. Scrivere questo articolo sul tema ad esempio è un piccolo gesto che racconta che un cambiamento è in atto.

 

Idee random per creare una cultura giocosa:
- Creare la figura del “Custode della Giocosità” in ogni comune che promuova scambi sociali di qualità, attività mirate per far incontrare grandi e piccoli in un terreno comune, attività giocose per ogni fascia d’età.

 

- Regalare a ogni nuovo genitore il libro di Lawrence Cohen “Gioca con me”, che racconta in maniera esemplare quanto giocare con i propri figli sia fondamentale per regolare la loro vita emotiva e creare un legame profondo con loro.

 

- Aiutare la candidatura di assessori adeguatamente formati e che conoscano bene i vantaggi biologici e sociali del gioco.

 

- Organizzare conferenze aperte alla cittadinanza sull’importanza cruciale del gioco in famiglia (uno studio di S. Brown ha dimostrato che i serial killer hanno tutti in comune la deprivazione dal gioco durante l’infanzia).

 

- Ri abilitare i giochi senza frontiere trasformandoli in Giochi senza Quartiere. A Monte San Giusto (il mio paese di origine) negli anni ’80, venivano organizzati, ed è proprio durante queste giornate di gioco che mio padre e mia madre si sono conosciuti. Da piccola guardavo le foto di questi ragazzi abbronzati che si divertivano come matti, sognavo a occhi aperti su quanto dovesse essere stata interessante la realtà di quegli anni e non vedevo l’ora di crescere. Purtroppo quando ho raggiunto l’età giusta noi ragazzi compravamo i primi cellulari e giocavamo col tamagotchi.

 

- Formare adeguatamente genitori ed insegnanti sull’importanza del gioco e del movimento a scuola: è inaccettabile che i ragazzi, per apprendere, stiano seduti per tante ore di fila e non possano uscire durante i miserrimi 10 minuti di ricreazione. L’ora di ginnastica potrebbe essere un salva-vita, in grado di ricaricare di umanità e ossigeno insegnanti e alunni, mentre spesso diventa una tortura. Gli studi basati sulle evidenze sono talmente tanti che non capisco come sia possibile che abbiamo ancora delle scuole sullo stampo di Gentile.

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Immaginate come cambierebbe la vita sociale di un paese, come cambierebbero le relazioni, le possibilità di crescita e di incontro. Provare a farlo davvero questo esercizio di immaginazione. Come potrebbe il gioco entrare nella vita sociale? E in quella familiare? C’è bisogno di una rete coerente di attività, luoghi e persone. Per crearla, dobbiamo solo cominciare a sognarla insieme, parlarne e fare dei primi piccoli passi.

 

Insieme ad altre persone sto cominciando ad agire in modi specifici. Se sei interessat* a saperne di più, se anche tu credi che il gioco possa essere uno strumento per trasformare la nostra società, contattami! Ti avvertiremo quando starà per accadere qualcosa di bello!

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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