“La poesia e le risate salveranno il mondo”: il Kamishibai di Valentina

In un teatrino di legno sono inserite le tavole che raffigurano la storia che si racconta. È questa la tecnica giapponese del Kamishibai, uno strumento che unendo teatro, lettura e poesia regala a bambini e adulti nuove occasioni di gioco, condivisione e divertimento. Per saperne di più Lucia Berdini, docente di yoga della risata, ha intervistato Valentina Lucatti, appassionata di questa forma di narrazione dalle antiche origini orientali.

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kamishibai-2Qualche giorno fa Valentina mi ha donato via etere un bellissimo caviardage che aveva composto e il cui messaggio diceva “La risposta è ridere, e trovare il bambino in noi”. Abbiamo cominciato a chiacchierare e  – sbirciando la sua pagina – ho visto nelle foto un teatrino di legno, il kamishibai (di cui mi aveva già parlato la mia amica raccontadina), le ho chiesto di più e lei mi ha raccontato con grande entusiasmo di questa passione che unisce teatro, poesia, immagine, parola e le mie amate risate. “Voglio condividere questa bellezza con voi, perché la bellezza, la poesia e le risate salveranno il mondo”.

 

Valentina, raccontaci un po’ di te
Sono Valentina Lucatti, sono nata a Genova nel 1973, dal 2002 sono moglie di Daniele e dal 2010 mamma di Sara. Per lavoro mi occupo dal 2003 di libri molto seri. Da sempre sono libro-dipendente, e da quando è nata Sara la mia passione per la lettura si è allargata all’editoria per l’infanzia e alla lettura ad alta (e a bassa) voce, grazie anche all’incontro con alcune impareggiabili bibliotecarie, Maria e Sabrina su tutte. Dal 2017 sono volontaria di Nati per Leggere e prima ancora, dal 2016, appassionata di Kamishibai.

 

Come hai scoperto il Kamishibai?
Mi verrebbe da dire ‘per caso’, anche se in realtà sono convinta che nessun incontro nella vita accada per caso. Comunque… all’inizio del 2016, appunto, ho visto questo teatrino nella libreria ‘La pulce d’Acqua’ di Lavis (Trento), il paese in cui vivo, e mi ha subito incuriosita. Elena Grazioli, la titolare della libreria, mi ha detto che stava organizzando un laboratorio per costruirne uno con le proprie mani, insieme a Yasmin Estrada Perez, e così –  anche se quando distribuivano la manualità io probabilmente ero a bere un caffè – ho deciso su due piedi di iscrivermi a questa attività. (Se vuoi saperne di più su come funziona questo piccolo magico teatro, leggi questo articolo).

 

Che cosa ti ha attratto del Kamishibai?
Subito è stato puro istinto. Ho intuito che si trattava di una cosa che mi sarebbe piaciuto fare, e mi sono lanciata. Poi, con il tempo, mi sono resa conto che si trattava di uno strumento che mi permetteva di unire la lettura al teatro, in un certo senso: dunque un amore che mi accompagna da sempre insieme a un divertimento più recente che per tre anni, in forma assolutamente amatoriale e dilettantesca, ho sperimentato insieme a un folto e rumoroso gruppo di genit(at)tori alla Scuola dell’Infanzia Madre Maddalena di Canossa di Lavis. Quindi lettura, teatro e anche poesia, che secondo me è il risultato finale della loro unione.

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Qual è la magia che accade con i bambini?
Si tratta davvero di magia, e di poesia. È un momento in cui io sono lì per loro e loro sono lì per me. Che si tratti solo di mia figlia Sara, o dei miei nipoti Bianca, Leonardo e Linda, o di pochi amici riuniti per un compleanno, o dei bambini di una classe o di cinquanta pargoli accorsi in biblioteca, mi piace introdurre i racconti animati con il Kamishibai con una breve filastrocca in rima che,  senza rispettare la metrica, cerco di comporre per ogni occasione in cui propongo i racconti animati con il teatrino. Questo crea un inizio preciso del nostro stare insieme, e lo rende ancora più speciale. D’altronde leggere insieme ai bambini è un’attività che, se fatta con cuore ed entusiasmo, richiede una dedizione totale, e credo che i bambini lo sentano. Nello stesso modo io sento il suono del loro silenzio quando restano in attesa della tavola che sto per mostrare.

 

Cerco sempre di interagire con i bambini che partecipano ai racconti animati con il Kamishibai, e ogni volta, grazie alle loro reazioni e ai loro interventi (il silenzio di cui sopra è per fortuna intervallato da commenti di ogni tipo), porto a casa una sensazione nuova rispetto a quello che ho raccontato, non solo perché cambiano le persone che sono insieme a me, ma anche perché io non sono mai la stessa, anche quando racconto la medesima storia per l’ennesima volta. Mi piace però stimolare e coinvolgere anche gli adulti che accompagnano i bambini alle letture: ho la sensazione che anche a loro faccia piacere ascoltare le storie, e sento che vivere insieme ai loro figli o nipoti una storia raccontata con il Kamishibai sia un’occasione per gustare un’esperienza comune, magari poi parlarne, magari poi fare insieme un disegno del personaggio che è rimasto nel cuore. La fretta e gli impegni ci lasciano sempre meno tempo libero, inteso proprio come tempo dedicato alla libertà, e trovare un qualunque momento di contatto, una attività che ci può unire, mi sembra una cosa preziosa.

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Ci parli delle storie da ridere di cui mi hai raccontato?
In Italia e all’estero sono disponibili molte storie per il Kamishibai, e recentemente mi sono soffermata (anche qui… per caso? Non credo! La risata mi sta proprio chiamando, mi sa) sulle storie che fanno ridere. Le ho proposte per la prima volta al Punto di lettura di Fornace (Trento), gestito dalle attivissime Sara e Carla, e credo che il divertimento abbia contagiato i bambini, sì, ma anche me e i genitori presenti.

 

Ogni persona vive ogni storia a un livello diverso, con emozioni diverse, con il suo vissuto alle spalle: ma ogni persona, a suo modo, può goderne appieno. Pensiamo per esempio alla storia dei mariti di Biancaneve, Cenerentola e della Bella addormentata nel bosco, i cui nomi sono rispettivamente Principe Ariosto (amante della cucina… non avvelenata), Principe Lindo (amante delle pulizie) e Principe Trapunto (amante delle nanne): i bambini si divertono perché non si sono mai chiesti chi sono i mariti di cotante e famose mogli, le mamme ridono perché, diciamocelo, chi non vorrebbe un Principe che cucina e pulisce e chi non ha in casa un Principe che spesso e volentieri se la ronfa alla grande invece che collaborare nelle faccende domestiche?

 

Ma c’è anche la storia di Dante il gigante, che sceglie di vivere in un paese proprio come il nostro ma viene accusato di inquinare aria e suolo con le sue puzzette portentose e con le sue enormi cacche… chi lo accusa non si accorge però di quanto rovinano l’ambiente i fumi di scappamento della propria auto e i rifiuti buttati via a casaccio, alla faccia della differenziata. Insomma si ride, ma si ride sul serio, come del resto recitava la filastrocca iniziale di quel giorno.

 

Oppure c’è la storia di quella rana cicciotta, rosa, pelosa e poco amante del sapone che nella stagione degli amori viene rifiutata da tutti i ranocchioni dello stagno, e alla fine chi si innamora di lei? Niente meno che il Principe Smeraldo, un tipo così figo che nemmeno lei ci crede, all’inizio. E invece lui vede in lei forme e colori mai visti in nessuna altra rana e, alla fine, vissero per sempre felici e contenti. Insomma: laviamoci, certo, ma per il resto va bene così… e, soprattutto, mai dire mai.

 

Ho citato queste tre storie perché rispecchiano le sensazioni che provo e che percepisco intorno a me quando leggo, in particolare se si tratta di storie da ridere: è come se dal Kamishibai ogni storia prendesse una strada diversa per giungere a ognuna delle persone presenti, me compresa.

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Perché prima dicevi che ti sembra che la risata ti stia chiamando?
Da poco sono sbarcata su Facebook con la mia pagina Il kamishibai di Valentina. Su Facebook ho scoperto la tua pagina, e poi il tuo sito www.luciaberdini.it. E lì ho scoperto che la risata è una pratica sana e addirittira una vera e propria disciplina!

 

E poi, sempre di più mi piace giocare, soprattutto con le parole. Lo faccio con i libri, con il Kamishibai, ma anche con il caviardage, un metodo di scrittura creativa, con cui mi diletto, creato e diffuso in Italia da Tina Festa che ‘aiuta chi vi si dedica, attraverso un processo ben definito, a scrivere poesie e pensieri non partendo da una pagina bianca ma da testi già scritti: pagine strappate da libri da macero, articoli di giornali e riviste’ (così ben recita Wikipedia). E insomma, ultimamente diversi miei caviardage (alcuni nella forma del caviardage più ‘tradizionale’, altri nella forma ‘derivata’ del cut up, che prevede il ritaglio delle parole con le forbici e la loro ricomposizione in nuove frasi) vertono sulla risata, sull’allegria, sulla leggerezza, come scelta di vita e rimedio ai pensieri che in fondo non meritano di essere pe(n)sati così a lungo.

 

Come partecipi a questa Italia che cambia?
Mi ritrovo molto nei sentieri di Italia che cambia, in particolare nel sentiero della persona e in quello delle relazioni umane. Credo che il passare del tempo, benché io sia ancora (quasi) giovanissima, abbia fatto maturare in me il desiderio, che a volte è urgente necessità, di esprimere i miei sentimenti, le mie emozioni e sensazioni, di trascorrere il tempo facendo ciò che mi piace e mi appassiona e che lì esaurisce il suo scopo: nella piacevolezza, nella soddisfazione, nella bellezza. Quando poi riesco a condividerlo con altri, allora davvero ogni cosa è illuminata.

 

Raccontare le storie, sia con il Kamishibai sia come volontaria Nati per Leggere, mi fa sentire il tramite per amplificare quello che gli Autori hanno messo dentro le storie. Mi piace condividere con piccoli e grandi la bellezza, le emozioni e il divertimento che io ho trovato in un racconto. Quando poi alla creazione di una storia ho contribuito, allora il trasporto è ancora più forte.

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Allo stesso modo, benché io non abbia grandi talenti artistici, la ricerca della poesia (o, se non proprio della poesia, almeno di pensieri e considerazioni) dentro un testo già scritto, con le tecniche del caviardage e del cut up, attiva in me una forte consapevolezza e una attenzione alla persona (non solo alla mia persona: alla persona in generale) che non avevo mai provato prima. Poi – lo sanno bene amici e parenti – non resisto e condivido quello che trovo: è incredibile come il pensiero o l’emozione di un preciso momento possano risuonare in una pagina qualunque di un libro altrimenti destinato al macero, o nei titoli di una rivista. Questo mi convince che, mentre intorno la negatività dilaga, sia possibile cercare e trovare bellezza, poesia e nutrimento: basta cercare, anche dove non penseremmo di trovarne, anche se si tratta di una debole fiammella in una notte buia e tempestosa, anche se si tratta ‘solo’ di Un Piccolo Passo.

 

Parte del mio tempo è infine dedicata al volontariato. Anche quando non è un tempo facile, ho la precisa sensazione di seminare qualcosa e di essere a mia volta la terra in cui altri depositano i loro semi. A volte la fioritura è immediata, a volte richiede più tempo… Ma in ogni caso tutto questo non sarebbe possibile senza la reciproca, anche se forse inconsapevole, fiducia.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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