Non uno di troppo: un progetto contro il randagismo nel Sud Italia

Contrastare il randagismo nel Sud Italia tramite le sterilizzazioni, da una parte, e l'attivazione di una rete tra le realtà virtuose del meridione. Lanciato dall'associazione Save the Dogs and others animals, che ha sede in Italia e in Romania, è appena partito il programma “Non uno di troppo”. Ce ne ha parlato Sara Turetta, presidente dell'associazione.

Sara Turetta_ph.A. Farina

Attiva in Romania ed in Italia, l’associazione Save the Dogs and others animals lancia Non uno di troppo il suo primo programma italiano per il contrasto del randagismo nelle regioni del Sud Italia. L’iniziativa è partita lo scorso 1° di marzo a sud di Castelvolturno mentre il secondo progetto partirà prima dell’estate nella zona di Amatrice, in collaborazione con un veterinario che ha perso tutto durante il terremoto.

 

Nel Sud Italia purtroppo il fenomeno del randagismo sta raggiungendo livelli molto critici. È dunque fondamentale fare qualcosa di concreto partendo dalla sensibilizzazione e la prevenzione. Quella che Save the dogs vuole attivare è una rete di collaborazioni con realtà animaliste del Sud che si impegnano ogni giorno per portare un cambiamento ma che ad oggi sono prive di risorse.

 

Per saperne di più dell’associazione Save the Dogs e del progetto “Non uno di troppo” abbiamo incontrato la presidente Sara Turetta che nel 2002 ha deciso di lasciare il suo lavoro a Milano per trasferirsi a Cernavoda, in Romania.

Sara Turetta (Foto di A. Farina)

Sara Turetta (Foto di A. Farina)

Raccontaci di te. Quando hai sentito l’urgenza di fare qualcosa di concreto?
Ho iniziato come volontaria nei canili del milanese, a 20 anni, durante l’università, dopo anni di volontariato con gli anziani e i disabili. Un viaggio in Romania nel 2001 per portare degli aiuti alle associazioni animaliste e la sofferenza atroce di migliaia di cani ha rappresentato la “chiamata alle armi”: da quel momento non sono più riuscita ad andare avanti con la mia vita precedente, dovevo fare qualcosa. Tutto è cambiato da quel momento.

 

Com’è nata l’idea e quali sono stati i primi passi?
Il sostegno ad alcune associazioni di Bucarest portò solo a delusioni, così nel 2002 raccolsi l’invito di un famiglia italiana che lavorava alla centrale nucleare di una sperduta cittadina, Cernavoda. Si offrirono di seguire un progetto ma partirono pochi mesi dopo la firma di un accordo di “moratoria” sulle uccisioni con il Comune. Così dovetti decidere se trasferirmi lì e portarlo avanti da sola o mollare tutto. Ovviamente decisi di lasciare il mio lavoro e andare a vivere in questa località fuori dal tempo, con disappunto della mia famiglia, che temeva anche per la mia incolumità.

 

Com’è nata l’associazione? Da quante persone è composta?
L’associazione oggi è costituita da due enti: quello italiano (nato nel 2005) che gestisce la raccolta fondi e sta sviluppando i primi progetti italiani, e quello romeno fondato nel 2002. Il primo ente è composto da 7 operatori e alcune decine di volontari, mentre la sede romena conta 50 addetti e circa 80 volontari, tutti stranieri che per varie ragioni visitano regolarmente la struttura che abbiamo creato. Il volontariato in Romania è ai primi passi purtroppo.

Foto di A. Dumitrescu

Foto di A. Dumitrescu

 

Quali sono le azioni più importanti che svolgete per aiutare gli animali?
Le sterilizzazioni, in Romania, ma da marzo anche in Sud Italia con il progetto Non Uno di Troppo, i salvataggi dei randagi e degli animali maltrattati, le adozioni internazionali. Tutto è importante e serve a cambiare nel lungo periodo la situazione di un territorio.

 

A quanti animali offrite aiuto?
Gli ospiti fissi di Footprints of Joy, il rifugio modello dell’associazione, sono circa 200 cani, 40-50 cani, 60 asini e una decina di cavalli. Sono quasi 2.000 i cani e i gatti che passano dalla nostra clinica veterinaria, per essere curati e sterilizzati. Sono 7.200 però quelli che abbiamo mandato in adozione oltreconfine dal 2005 e 37.000 quelli sterilizzati, sia randagi che di proprietà.

 

Ci racconti dell’idea di portare questo progetto anche in Italia e come si svolgerà?
Ci concentreremo sulla prevenzione delle nascite e sulla lotta a monte al randagismo, a nostro avviso la vera emergenza, cercando di ridurre gli ingressi nei canili. Abbiamo creato un fondo per le sterilizzazioni che ci permetterà di collaborare con veterinari e associazioni del sud e di offrire sterilizzazioni  gratuite di cani ma anche di gatti. In alcuni casi daremo risorse e competenze ad associazioni che hanno bisogno di essere aiutate nel loro percorso, forti dei nostri 17 anni di storia in un territorio difficile.

 

Con quali azioni concrete la società può dare una mano?
Diverse sono le azioni con cui è possibile sostenere Save the Dogs: fare una donazione libera, devolvere il 5×1000, sottoscrivere la tessera “I SAVE THE DOGS!”, adottare a distanza uno degli speciali ospiti del nostro rifugio, attivare una raccolta fondi su Facebook, diventare un nostro Teamer, donare materiale per gli animali di Footprints of Joy.

 

Siamo certi che le immagini valgano più di molte parole, vi lasciamo con il il link al video istituzionale dell’associazione:

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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