La scuola, un laboratorio per il domani. Maria de Biase e i Fridays for Future

Da anni ha portato le buone pratiche nelle aule scolastiche, perché l'educazione alla sostenibilità parte dall'esempio e dalle azioni concrete. Abbiamo risentito la mitica preside del Cilento Maria de Biase e con lei abbiamo parlato dei giovani in sciopero per il clima, di Greta Thunberg e delle attività che le scuole possono proporre agli studenti per insegnare loro a costruire un futuro diverso.

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“Questo è un momento molto favorevole per la dinamica sull’ambiente. Greta Thunberg, il movimento dei Fridays For Future, hanno riportato al centro quelli che sono i nostri temi da anni. Tutto questo diventa per noi un pretesto, una grande opportunità per confermare ciò che stiamo facendo, che ci permette anche di avere maggior credibilità sul territorio. Le conferme dall’esterno sono sempre preziose”.

 

Inizia così la chiacchierata di aggiornamento con Maria De Biase , la mitica preside dell’Istituto Comprensivo Santa Marina-Policastro Bussentino nel Cilento, che ha fatto dell’educazione alla ruralità, dell’educazione ambientale, della tutela e della valorizzazione del territorio, la propria missione. Una delle nostre storie più esemplificative nell’ambito dell’educazione.

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“Per i ragazzi avere una persona della loro età significa molto, è un simbolo potente che crea dinamiche di identificazione e di appartenenza”. È questo un altro aspetto molto importante che Maria rileva in Greta e in questo grande movimento nato dalla sua ispirazione.

 

La sua scuola ha partecipato alla manifestazione del 15 marzo, tutti e tutte, alunni, docenti, dirigente scolastico, direttore dei servizi generali e amministrativi, personale di segreteria. Un messaggio forte. Ma Maria De Biase è anche una persona che ha fatto delle azioni concrete, del fare, il suo punto di forza e l’obiettivo della propria azione: “Sono per il fare, per le azioni concrete. Sento che il tempo non è infinito, per me non è più il momento di parlare, le cose le sappiamo già. Adesso ognuno di noi non deve metterci solo la faccia, andare a fare le manifestazioni, ma fare qualcosa in prima persona. Io voglio sapere ognuno di noi in concreto nella propria vita cosa fa. Non si può stare in attesa che lo facciano gli altri, che la politica faccia il suo mestiere, il suo dovere, anche se è giusto che lo faccia. Il cambiamento parte da ognuno di noi, dai singoli. E poi le comunità fanno il resto”.

 

Con questo non si intende però rinforzare le speculazioni sorte dopo il Climate Strike a proposito della poca consapevolezza – tutta da verificare e causata forse da un’informazione tendenziosa e deviante – da parte dei giovani in piazza il 15 marzo. Su questo le considerazioni che Maria ci porta sono ben altre: “Se anche così fosse, se i giovani non fossero poi così consapevoli su cosa fare, è colpa loro? Il mondo adulto potrebbe abbracciarli. Un mondo adulto sano, consapevole, potrebbe portarli per mano. I ragazzi ci sono con la maturità della loro età, noi adulti possiamo accompagnarli, sostenerli nel capire cosa fare da domani, non lasciarli soli”.

Maria De Biase e la sua scuola hanno partecipato allo sciopero globale per il clima del 15 marzo

Maria De Biase e la sua scuola hanno partecipato allo sciopero globale per il clima del 15 marzo

E la scuola può giocare in questo un ruolo centrale, diventare un vero laboratorio per il domani. Proprio come nell’esempio di questa scuola cilentana in cui, a partire dalla rivoluzione del pane e olio, che ha sostituito alle merendine confezionate sani spuntini condivisi realizzati con prodotti locali anche provenienti dall’orto della scuola, dalla messa a bando dell’usa e getta, dalla realizzazione delle compostiere scolastiche, e da molte altre azioni, si insegnano e si imparano buone pratiche di rispetto per l’ambiente.

 

“Il nostro impegno è partito anni fa e c’è un costante arricchimento sul filo della continuità. Si cresce, si affina, si lima, si articola. Gli insegnati continuano a fare tanta formazione anche sull’aspetto dinamico relazionale, abbiamo molto attenzione e cura verso i bambini con difficoltà, e poi si fa formazione ambientale. La scuola è aperta tutti i pomeriggi con un’ampia offerta di laboratori aperti su base volontaria, oltre a quelli inseriti nella normale didattica. Faccio venire molti esperti esterni a lscuola perché ritengo che gli esterni siano molto motivanti anche per i docenti. Portano linfa nuova all’interno della scuola, intorno a loro si creano altre dinamiche”.

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Dopo i laboratori sul sapone realizzato con gli oli esausti conferiti a scuola dagli alunni, è nata, da un laboratorio tenuto da un musicista calabrese amante dell’ambiente, la Policastro band che coniuga musica e salvaguardia del territorio. Un’orchestra con strumenti musicali realizzati interamente con i rifiuti che si esibisce anche all’esterno della scuola portando un messaggio che va oltre la musica.

 

 

C’è poi il laboratorio di tessitura della ginestra. La fibra di ginestra, lungo la costa calabra e della bassa Campania, fino agli anni 50 veniva usata per realizzare cordami, ma anche, con il filo sottile, per creare i corredi. “Recuperare questa tradizione mi è sembrata una bella idea. Di ginestra selvatica ce n’è in abbondanza e è una bella competenza da acquisire. Ho pensato quindi a un modulo dedicato anche alle mamme, alle donne del territorio, coinvolgendo anche lo Sprar e quindi le donne ospitate nei centri di accoglienza. Il laboratorio va avanti da 4 anni e il sogno è che diventi anche un lavoro per alcune delle partecipanti”.

 

Solo alcuni esempi dell’approccio di questa scuola che sta creando sempre più sinergie a livello locale e creando un impatto positivo a cascata sulle famiglie e la comunità. Ed anche sul benessere degli alunni e delle alunne che, grazie a questo approccio, che è anche cura delle relazioni umane e accoglienza, sono più forti e più felici, imparano meglio anche la grammatica e la matematica e trovano nel piacere e nella condivisione il motore della loro crescita e apprendimento.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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