Advaita, in viaggio nel paese dell’anima

Un argomento tabù, un racconto che vede la bellezza là dove in genere si vede solo dolore, un percorso di caduta e rinascita, un libro sulla speranza dedicato dedicato a uomini e donne che si confrontano con la complessità dell’essere vivi. Esce oggi 31 maggio e sarà presentato questo pomeriggio a Roma il graphic novel Advaita. A parlarcene è l'autrice Sabina Bello, fumettista e illustratrice, nonché educatrice dell’infanzia.

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Cosa succederebbe se i nostri mondi interiori prendessero forma e si tingessero di meravigliosi colori? Se quello che è invisibile e che ha sede unicamente nel nostro petto divenisse visibile, rivelandosi su carta? Questo è Advaita. È l’anelito a cogliere quei tremiti, quei battiti, che si muovono sulle ali della nostra anima, muovendone le acque per renderli manifesti, tangibili. Per lasciare traccia, portare un segno fuori di quello che è il nostro universo dentro.

 

È una storia che comincia in una città allegorica e abitata da esseri che hanno smarrito la loro luce e da qui prosegue la protagonista nel suo viaggio onirico, per andare a ritrovare la propria fiammella. Quando veniamo però coinvolti dall’anestesia del mondo per risvegliarci dal lungo sonno, per tornare vigili a noi stessi, abbiamo bisogno che qualcosa di forte ci colpisca, ci svegli, per aiutarci a ritrovare la strada, per far calare quel velo di Maya che ha coperto i nostri occhi e il nostro cuore.

 

In questa storia lo schiaffo arriva ed è come una doccia gelata attraverso l’esperienza dell’aborto. Esperienza che mediante l’attraversamento del dolore e della scelta, diviene motore di rinascita, di ritorno a sé.

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È il viaggio dell’eroe o meglio, dell’eroina, che ritrovando se stessa ritrova il senso pieno del proprio essere nel mondo. Una storia che vuole testimoniare che si possono incontrare le proprie paure ed i propri demoni imparando ad accoglierli, imparando da essi. Che ci insegna che quando riusciamo a fare questo la città muta, torna a colorarsi dei colori dell’anima, perché a quel punto riusciamo a riportare la nostra presenza nel mondo.

 

Il mondo ha bisogno di noi, di essere abitato dalle nostre attenzioni, dal nostro amore, dalla nostra passione. Se questo non accade, si ammala e muore e così noi con lui. La città è fuori di noi, ma è anche dentro, è quella polis interiore che abita in ognuno e che accendendola trova i suoi equilibri, le sue possibilità di ben-essere.

 

Abbiamo bisogno di storie non superficiali, che non mirino alla nostra banalità, ma alla nostra ricchezza, leggendo tutti i molteplici e complessi strati che l’umanità porta con sé. Abbiamo bisogno di mostrare che siamo in grado di accettare e saper cogliere la complessità, la profondità, senza sottovalutarci. Questo libro è uno strumento per muoverci in questa direzione, per fare cultura e per fare anima.

 

Advaita esce oggi venerdì 31 Maggio e verrà presentata questo pomeriggio presso il Caffè Letterario in Via Ostiense 95, Roma alle 18.00, l’ingresso è libero.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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