Correre insieme per creare comunità: ogni sabato è parkrun

Ogni sabato mattina in varie località d’Italia e del mondo ci si ritrova e si corre insieme per cinque chilometri. L'obiettivo è socializzare, fare attività fisica e vivere il proprio territorio, valorizzandolo: tutto questo è parkrun, fondato dall'inglese Paul Sinton-Hewitt e divenuto ora un appuntamento fisso anche in molte città del nostro Paese.

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Non è un movimento né un’associazione sportiva. Piuttosto è un appuntamento fisso che si tiene ogni sabato mattina in 15 città italiane, dove gruppi di persone si ritrovano per correre (o camminare) insieme per cinque chilometri. Si tratta di parkrun, fondato in Inghilterra da Paul Sinton-Hewitt nel 2004 e portato in Italia da Giorgio Cambiano quattro anni fa dopo un incontro con il fondatore nel 2013 a Windsor.

Foto tratta dalla pagina Facebook Milano Nord parkrun (Milano)

Foto tratta dalla pagina Facebook Milano Nord parkrun (Milano)

parkrun è qualcosa di complicato da spiegare a chi concepisce la corsa soltanto per gareggiare e difficile da diffondere in un paese dove la cultura podistica è debole: “Si tratta semplicemente di questo: persone, appassionate di corsa a livello amatoriale e non, si ritrovano per correre insieme. Non è altro che un appuntamento per la comunità locale”, che così ritrova – e a volte crea – quei legami sociali che si stanno perdendo. “L’obiettivo principale di parkrun, infatti, non è gareggiare, ma dare a tutti la possibilità di fare attività fisica senza alcun costo, in un luogo piacevole e in compagnia”.

 

Questo succede ogni sabato mattina dal 2015 e solitamente accade in un’area verde (un parco o una pineta) e a volte sulla spiaggia o su un lungomare; ovunque, insomma, ci sia chi abbia voglia di farlo. Vi partecipano persone di tutte le età, soprattutto uomini e donne in età adulta, ma anche bambini che vengono al seguito della famiglia e anziani. Per alcuni di loro, in particolare “parkrun è un appuntamento irrinunciabile”, che mantiene in forza il corpo e la mente. “Sentire di persone anziani che ringraziano sentitamente per aver creato questo evento è stata una vera soddisfazione”, commenta Giorgio, country manager per l’Italia. I traguardi – come ad esempio il raggiungimento di 50 parkrun a cui si è partecipato – si festeggiano insieme e anche questo aiuta a creare un senso di appartenenza ad un gruppo.

 

Correre insieme, quindi, significa creare una comunità che si rafforza attraverso una relazione costante e che fa vivere autenticamente il territorio, valorizzandolo. E questo accade fin dalla primissima corsa che Giorgio Cambiano ha organizzato sul territorio italiano, nel Parco Uditore di Palermo: “Il Parco Uditore è un parco strappato alla speculazione edilizia e gestito dai cittadini ed è qui che abbiamo iniziato nel 2015”. Adesso a Palermo ci sono ben 4 luoghi in cui ogni sabato c’è un evento di parkrun con un gruppo di volontari che gestisce le corse in tutti i suoi aspetti.

Foto tratta dalla pagina Facebook Foro Italico parkrun (Palermo)

Foto tratta dalla pagina Facebook Foro Italico parkrun (Palermo)

Ci sono infatti un direttore di corsa, che ha la responsabilità di gestire il gruppo, e poi varie figure volontarie che si occupano del cronometraggio, della scansione del codice a barre di ogni corridore, dell’allestimento dell’evento e della chiusura della corsa. Il tutto per garantire la sicurezza e lo svolgimento dell’evento.

 

A tutto questo si aggiunge una dimensione di solidarietà: parkrun aderisce spesso a iniziative per scopi benefici, organizzando corse e raccogliendo fondi per enti (come la LILT – Lega italiana per Lotta contro i Tumori) o partecipando a vere e proprie corse ad hoc quali Run for Parkinson.

 

Un altro appuntamento irrinunciabile è quello, tutto italiano e ideato da parkrun, che si svolge un sabato all’anno, solitamente in prossimità del 23 maggio, e che è la “corsa per la memoria”: “Corriamo per ricordare le vittime delle stragi di Capaci di via d’Amelio. Prima di partire per i cinque chilometri, vengono elencate le vittime di questi attacchi in Sicilia e altre vittime di mafia nelle altre regioni”. A tutto questo si aggiunge la necessità di rendere queste corse il più partecipate possibile e quindi eliminare ogni possibile barriera: “Stiamo attenti anche alla partecipazione di persone con handicap; ad esempio, in alcuni casi abbiamo anche delle guide per i non-vedenti che abbiano voglia di partecipare”.

Foto tratta dalla pagina Facebook parkrun

Foto tratta dalla pagina Facebook parkrun

Se in alcune città d’Italia parkrun è ben avviato, ancor di più si può dire di altri paesi quali Australia o Inghilterra, dove durante alcuni eventi si superano le 2.000 persone. È una comunità allargata, quindi, che si riconosce anche a livello internazionale: «Un giorno ho visto una ragazza inglese correre per le campagne di Palermo e ho capito che era una di noi perché aveva una maglietta di parkrun», racconta Cambiano. Non è raro, infatti, che vi siano turisti che girano il mondo con l’intento di partecipare a corse di diversi paesi e questo accade spesso in Italia a Nicolosi sull’Etna e a Treviso. Si è formato anche un proprio linguaggio, fatto di immagini e modi di dire: per i parkrunner inglesi, ad esempio, il sabato è ormai il parkrun day e il parkrun è diventato anche un’unità di misura (e cioè cinque chilometri).

 

“In Italia siamo ancora piccoli, ma stiamo crescendo e le comunità si stanno formando”, spiega Giorgio Cambiano, che da quel 2015 ha fatto passi da gigante, trasformando una passione personale in un’attività per le comunità del territorio. Perché, in fondo, la corsa è solo una scusa per stare insieme.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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