La Doula, una nuova figura sociale in supporto alla maternità

La “doula” è la nuova figura che, in ambito sociale, supporta la donna accompagnandola nella vita di tutti i giorni nel percorso di maternità. Una figura poco conosciuta e spesso ancora poco compresa, ma capace di rappresentare un aiuto prezioso non solo per il benessere della donna in gravidanza ma per il suo intero nucleo familiare, superando le attuali lacune sociali che non valorizzano la maternità al massimo delle sue potenzialità.

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Quante volte mi sono soffermata a farmi raccontare da mia mamma le storie di quando ero più piccola. Devo avergliene fatte passare di ogni colore! “Una bimba estremamente curiosa a tutto ciò che la circondava, con gli occhi spalancati sul mondo – mi dice sempre – una bimba che, proprio per questo motivo, mi lasciava ogni volta con pochissime ore di sonno”. Senza parlare di tutti gli impegni della giornata, che dai racconti sembravano essere tantissimi: “allattare, preparare cinque o sei pasti al giorno, essere sempre e costantemente vigile”.

 

Al di là dei divertenti aneddoti che sono soliti essere condivisi in momenti di allegria con amici e parenti, mi sento ogni volta grata dell’attenzione e dell’amore con cui sono stata cresciuta e mi domando allo stesso tempo quanta fatica, sacrifici e tempo sia talvolta costato. Già, perché noi tutti siamo stati figli e a volte diamo per scontato il grande impegno col quale siamo stati cresciuti. E se basta una smorfia o il sorriso di un neonato a cancellare in un attimo tutti gli sforzi fatti fino a quel momento, è anche vero che per un genitore sono tante le battaglie quotidiane e la stanchezza che si accumulano di giorno in giorno, rendendo spesso utile la presenza di una figura di supporto che aiuti madre e padre a vivere con più serenità il fondamentale momento di vita che si trovano ad affrontare.

 

In Italia, sempre più frequentemente si fa riferimento alla “doula”, un ruolo che in tanti ancora non conoscono: da molti amata, da molti criticata, è una figura che si sta facendo strada e di cui si sente sempre più parlare. Il termine “doula” deriva dal greco e significa etimologicamente “serva della madre” ma viene attualmente inteso con il significato di “far da madre alla madre”.

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Con molta curiosità, la stessa di quando ero più piccola, mi confronto con Marzia Andretta, vicepresidente dell’Associazione Mondo Doula, nonché la prima scuola italiana per doule e che, con passione, mi racconta il ruolo, la visione e gli obiettivi di questa figura. “La doula è una figura professionale che si occupa del sostegno emotivo e del benessere della donna e della famiglia, dalla gravidanza fino al primo anno di vita del bambino. È una donna che – forte della sua esperienza personale e della sua formazione – offre un sostegno su misura, nel pieno rispetto delle scelte delle persone che assiste. Offre ascolto, informazioni, orientamento e accudimento pratico”.

 

Compito della doula è quello di valorizzare la donna attraverso un accompagnamento emotivo e pratico nelle fasi della maternità, nonché in un momento in cui si trova a vivere un grande senso di inadeguatezza e solitudine, aiutando molte coppie a vivere da protagoniste questa fase delicata: supporta le donne informandole sulle strutture ospedaliere e le figure sanitarie di riferimento, seguendole durante la gravidanza, aiutandole a svolgere le mansioni pratiche e quotidiane e soprattutto rappresentando un supporto emotivo sia per la donna che per l’uomo.

 

Offre quindi un’occasione per la madre di condividere e dimezzare le fatiche quotidiane, sentirsi più sicura, guadagnare del tempo per il suo benessere personale, cosa non sempre facile durante la maternità.  Insomma, la sua missione è quella di creare una rete sociale e professionale intorno alla donna, collaborando con i professionisti del settore quali ginecologi ed ostetriche e con i servizi presenti sul territorio.

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Noto che quello della doula rappresenta un ruolo di estrema importanza in questo periodo storico: in Italia, secondo l’opinione di molti, la cultura della maternità non è più valorizzata come una volta. Ed è proprio in questo contesto che nascono le doule, all’interno di un cambiamento sociale che negli ultimi anni ha provocato la nascita di bisogni diversi rispetto alla maternità ed un maggior senso di solitudine rispetto al ruolo della madre.

 

Eppure la figura della doula è stata duramente criticata dalla FNOPO, la Federazione nazionale collegio ostetriche e dalla SIP – Società Italiana di Pediatria che sostengono che “le doule non sono professioniste sanitarie” e pertanto non possono per alcun motivo sostituirsi alle ostetriche, affermando inoltre che “la salute delle donne e del neonato non sono un gioco”.  Una critica che si sofferma sulle forti differenze tra la figura della doula e dell’ostetrica, con il timore crescente in ambito sanitario che si crei una sovrapposizione di ruoli in cui la doula si ritrova a svolgere compiti di responsabilità che non rientrano nelle sue competenze, mettendo a rischio il benessere della donna.

 

Mi confronto in tal proposito con Marzia Andretta, che con calma e fermezza mi spiega con precisione il rapporto che intercorre tra ostetrica e doula, figura che in Italia esercita grazie alla legge 4/2013 ma che attualmente non è ancora riconosciuta dal sistema sanitario. Una spiegazione che rievoca la precedente risposta dell’Associazione Mondo Doula alle critiche ricevute da FNOPO e SIP e che fa chiarezza su un ruolo che è ancora poco compreso nelle sue grandi potenzialità ed utilità.

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“L’ostetrica è una figura sanitaria che fa un percorso formativo di laurea e deontologicamente ha come responsabilità la salute del bambino e della mamma. Noi siamo una figura di tipo sociale, che crea una relazione emotiva e pratica con la donna, non ha nulla a che vedere con tutti gli aspetti legati alla sanità. Noi siamo vicini alla dimensione emotiva della mamma, non ci occupiamo di salute.

 

La doula non è una figura sanitaria, piuttosto una figura sociale che non ha mai pensato di sostituirsi ad un mestiere così delicato e necessario com’è quello dell’ostetrica e che non ha nemmeno mai pensato di conquistarne una parte, proprio come riportato dal nostro Codice di Condotta. Se fosse vero quanto affermato dalla FNOPO e cioè che noi doule esercitiamo la nostra professione svolgendo le mansioni che sono di uso esclusivo delle ostetriche, sarebbe grave e davvero metteremmo in pericolo la salute delle mamme e del nascituro. Ciò va contro i nostri intenti di vicinanza alle madri e di costruzione di autentiche relazioni d’aiuto”.

 

Dalle parole di Marzia emerge una necessità di integrazione e sinergia tra le competenze sanitarie delle attuali figure professionali che si occupano di maternità con quelle sociali delle doule, non sovrapposizione di ruoli. Ma quali sono i benefici di una progressiva collaborazione tra ostetriche e doule?

 

“Pensiamo che una buona collaborazione tra doule e ostetriche aiuterebbe maggiormente le madri piuttosto che incentivare le tensioni, gli attriti e le guerre tra professioni. E questo lo affermano anche le famiglie che conoscono bene il nostro lavoro e lo dimostrano le tante collaborazioni interdisciplinari nate in questi anni con le ostetriche nell’ottica di creare una rete di sostegno intorno alla mamma, dove le specificità professionali interagiscono con grande rispetto”. Inoltre “la curiosità manifestata da diverse ostetriche libere professioniste sul ruolo della doula non l’hanno mostrata gli organi rappresentativi delle stesse, in quanto moltissimi sono stati in passato gli inviti da parte della nostra Associazione a confrontarsi sulle rispettive pratiche con la Federazione Nazionale delle ostetriche e a poter costruire insieme pratiche e linguaggi comuni, ma abbiamo ricevuto sempre una grande chiusura”.

Foto tratta da Mondo Doula

Foto tratta da Mondo Doula

Marzia mi racconta che il vero problema non sta nella sovrapposizione di competenze professionali, quanto nel fatto che sono presenti delle forti lacune sociali che non aiutano e valorizzano la donna durante il percorso della maternità. “Siamo state accusate di colmare le carenze laddove il Sistema Sanitario ha delle lacune. Il punto è che noi, non essendo figure professionali in ambito sanitario, non ci occupiamo di tali carenze e non lo potremo mai fare. Noi possiamo solo colmare i vuoti di tipo sociale che attengono al fatto che la donna viene in molti casi lasciata sola, non soltanto dal sistema sanitario ma anche e soprattutto dalla società. Se il sistema sanitario colmasse le sue carenze e al contempo la politica riconoscesse la figura della doula per colmare le lacune sociali, allora potremmo fare davvero la differenza, perché la maternità non è solo una questione sanitaria, è a tutti gli effetti una questione sociale”.

 

Attualmente la formazione per il ruolo di doula dura un totale di nove mesi, con un incontro al mese della durata di un week end, in cui ogni allievo, oltre ad ottenere una crescita professionale, vive anche una crescita personale. La doula inoltre è una figura che si è affermata in molti paesi all’estero, in cui si è arrivati ad un riconoscimento reciproco delle varie competenze, con un’accettazione ed accoglienza della doula ed una sua inclusione nelle strutture sanitarie. Ciò è avvenuto in diversi stati in America e nel nord Europa ed un esempio virtuoso è rappresentato dall’Olanda, dove il supporto della doula viene offerto alle neomamme subito dopo il parto come servizio gratuito.

 

Marzia mi racconta che il conflitto che viviamo oggi in Italia, così come è avvenuto in altri Paesi, è fisiologico e ci andrà del tempo per guadagnare una maggior cooperazione che valorizzi al massimo il ruolo della doula ed ovviamente quello della donna. “I nostri intenti sono culturali e sociali, perché la qualità della vita delle donne è una questione di cui siamo responsabili tutti e non solo le istituzioni sanitarie. Il nostro interesse è riconoscere la soggettività delle madri e questo è un tema centrale della formazione di Mondo Doula, che garantisce un percorso formativo tutto finalizzato ad acquisire strumenti di accoglienza, ascolto non giudicante e disponibilità concreta, necessari perché la mamma attraverso la doula si riconosca competenze e saperi negati da una società che ha dimenticato il valore di una maternità consapevole”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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