La Marcia contro i pesticidi parte dal Veneto, terra di prosecco e tossicità

Domenica 19 maggio si terrà la terza edizione della Marcia Stop Pesticidi, che raccoglie sempre più adesioni e allarga i propri confini. In Veneto - un territorio stravolto, inquinato e devastato dalle monocolture industriali - parte della popolazione si organizza per bloccare l’uso di pesticidi, proteggere la salute e la biodiversità degli ecosistemi e riconvertire il sistema agricolo verso coltivazioni biologiche e naturali.

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La Marcia Stop Pesticidi nasce nel cuore del Doc Prosecco, a Follina in provincia di Treviso nel 2017. Quest’anno, il 19 Maggio, ci sarà la terza edizione dell’evento con manifestazioni a Treviso (Cison-Follina), Verona,  Trento, Bolzano (Caldaro), Udine (Codroipo). Qui maggiori informazioni sugli eventi. 

 

Il problema dell’agricoltura industriale basata sulla monocoltura e sulla chimica di sintesi, ormai diventata agro-business, sta stravolgendo i paesaggi, minando gli ecosistemi e la salute della popolazione.

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L’Unesco e le Colline del Prosecco
Uno dei simboli di questa crescente presa di coscienza è la richiesta di respingere la candidatura Unesco per le “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” come Patrimonio dell’Umanità. Sembra una stranezza ma cerchiamo di capire il perché di questa scelta di una parte degli abitanti di questo territorio.

 

Solo 10 anni fa il territorio si presentava con vigneti circondati da siepi, alberi, prati e boschi. Il paesaggio collinare ospitava medi e piccoli appezzamenti di terra coltivati a Prosecco, Merlot, Cabernet, Rabaso, etc. Ora le colline sono delle industrie a cielo aperto, alcune colline spianate e una distesa di pali in ferro e cemento della sola monocoltura di Prosecco appartenenti a pochi imprenditori che nulla hanno a che vedere con l’esperienza degli agricoltori che tradizionalmente hanno caratterizzato queste terre. Il paesaggio originario è stato completamente stravolto.

 

Le coltivazioni di Prosecco si sono espanse fino in pianura e addirittura nelle zone dette, nella toponomastica locale, “palù” cioè paludi. Zone inadatte a qualsiasi coltivazione, tanto meno alla vite che ha bisogno di luoghi collinari, areati e drenanti. Nelle pianure e nelle paludi ristagnano l’umidità, l’acqua e non c’è circolazione dell’aria, questo espone le colture ad ammalarsi cioè alle infezioni da microrganismi patogeni che richiedono un uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti. Proprio in questa ultima stagione di frequenti piogge le irrorazioni chimiche sono continue perché le coltivazioni sono fragili e il territorio non è resiliente, aumentano anche i fenomeni franosi.

Fregona (Treviso), marzo 2019

Fregona (Treviso), marzo 2019

La “deriva” dei pesticidi
L’enorme perdita di biodiversità è la causa principale delle problematiche legate alla sicurezza ambientale e alimentare. La L.I.P.U. ha documentato che il 52% degli uccelli e degli insetti (lucciole, api e altri impollinatori) sono scomparsi. Un appello di scienziati spiega le conseguenze dannose della massiccia perdita di api in zona. Già nel 2013 la Commissione Europea lo definì un “rischio inaccettabile per le Api”.

 

Ma gli effetti dell’uso massiccio dei prodotti fitosanitari dell’agroindustria sono vasti. Risultano inquinate le acque di falda e dei corsi d’acqua anche a Km di distanza da dove vengono spruzzati. Dati ISPRA confermano la riduzione di numerose specie di pesci e anfibi.

 

L’effetto “deriva” dei pesticidi colpisce gli abitanti che vivono in prossimità dei campi coltivati perché si spargono nell’aria e si posano nei giardini. Si parla di veri e propri “sequestri di persona” da aprile a settembre quando avvengono le irrorazioni. Infatti è sconsigliato uscire per passeggiare o giocare nei propri giardini, coltivare orti. Per legge nelle 48 ore successive ai trattamenti bisogna chiudere le finestre e non uscire di casa e quasi mai viene rispettato l’obbligo di avvisare i cittadini su quando iniziano i trattamenti.

 

Uno scenario inimmaginabile per chi vive in città più grandi e che spiega non solo la contrarietà del voler erigere questo scenario a Patrimonio dell’Umanità ma anche tutte le azioni che si stanno mettendo in atto per fare pressioni sulle amministrazioni per bloccare l’uso di pesticidi, proteggere territorio e abitanti e avviare la riconversione biologica.

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Le azioni politiche locali
Il rapporto con le amministrazioni è uno dei passi fondamentali per attuare cambiamenti democratici. A Conegliano, ad esempio, si sono già consegnate migliaia di firme per indire un Referendum Consultivo di Iniziativa Popolare che possa bloccare l’uso di pesticidi nel territorio comunale. Ci si auspica una risposta concreta e fattiva ma, come raccontano partecipanti e organizzatori della marcia, gli amministratori si espongono poco, in un continuo equilibrismo tra la legittimità dell’imprenditore agricolo e la salute dei cittadini.

 

“Mentre da una parte centinaia di associazioni manifestano l’urgenza di un cambiamento i consorzi delle produzioni vinicole minimizzano la gravità e pericolosità della situazione con tentativi di normalizzazione e naturalizzazione della continua espansione delle produzioni. Essi hanno a disposizione risorse economiche e mediatiche capaci di oscurare la reale situazione e fare lobbies sugli iter normativi e decisionali come ad esempio la citata richiesta all’Unesco”.

 

La mobilitazione civile
La popolazione, intanto, si sta attivando. A dicembre 2018 è nata la Rete Contadina, un movimento per ricostruire una comunità alimentare locale e sostenere la filiera corta del cibo di qualità senza veleni. Nasce anche il coordinamento ColtiviAmo Futuro, una rete di associazioni e comitati locali alla destra del fiume Piave, territorio snaturato dal Prosecco e dal Cementificio.

 

Da queste e molte altre situazioni nasce il Forum Stop Pesticidi che raccoglie le attività e la collaborazione di centinaia di associazioni. Ogni territorio ha le sue peculiarità, le sue lotte ed è in permanente stato di agitazione per ottenete la tutela e la salvaguardia dei propri diritti.

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Già comunicati ufficiali, rapporti e dati pubblicati da molti organi governativi, di controllo e associazioni come ISPRA e WWF, stanno facendo emergere come i piani del PAN (Piano di azione Nazionale e l’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle aree frequentate dalle popolazioni) abbiano fallito per la sostanziale non applicazione delle linee guida per la riduzione dell’impatto dei fitofarmaci. Attualmente è in corso la revisione ma ancora non sembra recepita la volontà di allargare la partecipazione ai lavori dei diversi soggetti interessati.

 

Oggi in molte aree i vigneti sono fuori legge, cioè non rispettano le distanze dai centri abitati, edifici pubblici, asili e campi sportivi costringendo le persone a trovare soluzioni alternative. Abbiamo già parlato del Vigneto di San Giacomo in cui la proprietà del vigneto continua a non rispettare le ordinanze. Ma questo è solo uno dei tanti esempi della pressione a cui sono quotidianamente sottoposti i cittadini.

 

Il problema delle deroghe
In Italia con le autorizzazioni in deroga e in nome dell’eccezionalità si scavalcano leggi e regolamenti nazionali ed europei. Obiettivi e limiti fissati dal PAN sono disattesi attraverso le deroghe. Questo strumento è utilizzato dalle regioni e dallo stesso Ministero della Salute che negli ultimi 3 anni ha autorizzato 176 fitosanitari vietati perché certamente dannosi per la salute e per l’ambiente (1).

 

Dal rapporto Eurostat (2012) l’Italia risultava essere il primo paese europeo per ricorso alla chimica di sintesi nella difesa delle colture, con un consumo di pesticidi per unità di superficie coltivata doppio rispetto a Francia e Germania (pari cioè a 5,6 Kg/ha all’anno). Il Veneto arriva a 12 Kg/ha l’anno.

 

L’appello dell’ISDE, Associazione Medici per l’Ambiente, che invitiamo a sottoscrivere, sul decreto emergenza, che genererà ulteriori deroghe al divieto dell’uso di pesticidi già vietati da parte dell’ISDE è un esempio della mobilitazione sempre più sentita per fare pressione sui decisori politici.

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La salute
La sterminata letteratura scientifica, sconosciuta solo a chi sceglie di non leggerla, ha confermato i collegamenti tra esposizione a fitofarmaci e riduzione della qualità e della durata di vita degli esseri umani con aumento di malattie oncologiche, neurologiche e del sistema riproduttivo.  La progressiva sterilizzazione dell’ambiente e dei suoli provoca una perdita di fertilità anche negli esseri umani. Nel 2017 l’ONU ha definito l’uso di pesticidi e dell’agricoltura chimica un falso mito che non garantisce la produttività e non risolve il problema della fame nel mondo, invece si vuole perseguire uno sviluppo sostenibile per azzerare la denutrizione mondiale.

 

Il Veneto
Il Veneto in questi ultimi anni ha il record italiano di uso di questi prodotti chimici ma la grande locomotiva industriale ed economica del paese necessita di un cambio radicale del sistema. Dovremmo domandarci se, in una regione in cui si parla tanto di autonomia, l’autodeterminazione delle comunità ad esprimere e vedere applicata la propria volontà abbia ancora un suo spazio.

 

Le alternative ci sono e cresce il numero di aziende biologiche e biodinamiche. Una delle più importanti realtà che promuove attività di informazione e diffusione dei metodi di coltivazione biologica e biodinamica è Aveprobio, un’associazione veneta di produttori e trasformatori molto attivi nella didattica, nella creazione e partecipazione a progetti a lungo termine per ripristinare la biodiversità. Sul sito di Terra Viva Verona si possono trovare molte informazioni, eventi e video sul mondo dell’agricoltura naturale e sui regolamenti comunali di polizia rurale.

Marcia Stop Pesticidi (maggio 2018)

Marcia Stop Pesticidi (maggio 2018)

Il Forum raccoglie le istanze di un territorio che si sta vedendo sottrarre i fondamentali diritti alla salute e che è costretto a determinare velocemente politiche alternative e a costruire cooperazione locali e oltre i propri confini. Riconvertire un’economia a favore di pochi e a discapito dei molti sta creando reti di collaborazione in molte zone del paese. La richiesta è quella di smettere di finanziare, attraverso i PSR (piani di sviluppo rurale) le monocolture inquinanti e invece sostenere l’agricoltura biologica e naturale.

 

La Marcia Stop Pesticidi, come le tante azioni civili in atto, descrivono una società in crescente fermento ben proiettata verso una economia che la rispetti.  Il motto di domenica prossima sarà “bloccare, proteggere, riconvertire” affinché si possano sensibilizzare più persone.

 

L’agricoltura non è comparabile a qualunque settore economico, come quello industriale soggetto alle dinamiche di mercato, è il sistema fondamentale di sussistenza di ogni comunità, di ogni paese.  “La scelta è tra una dittatura alimentare e la costruzione di robuste democrazie alimentari, rette da ecosistemi e comunità resilienti. L’agricoltura intensiva e l’industria alimentare hanno peggiorato la qualità dei prodotti e della nostra salute” queste le parole di Vandana Shiva nel suo viaggio nel Nord-Est italiano.

 

Fonti
1. Note sull’inquinamento da pesticidi in Italia

 

Per approfondire

http://www.marciastoppesticidi.it/materiali/documenti.raw?view=document&id=3

https://www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2018_253-PE_as1.pdf

https://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2018-position-paper-Cambiamenti-climatici-salute-agricoltura-e-alimentazione1.pdf

https://www.isde.it/wp-content/uploads/2015/03/2015-03-Position-Paper-PESTICIDI-finale.pdf

 

Foto tratte dalla pagina Facebook Marcia Stop Pesticidi

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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