Micromondi: i viaggi “in punta di piedi” di Daniela e Martina

Uscire dalla zona di comfort, entrare in contatto con i luoghi e con chi li abita, ridurre al minimo l'impatto ecologico e sociale della visita. Ecco il modo di viaggiare proposto da Micromondi, start-up turistica lanciata da due donne romagnole.

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Micromondi è un progetto di turismo responsabile a cura di due donne romagnole volto a condividere un’arte del viaggiare. Un modo di muoversi negli spazi sconosciuti, aguzzando i sensi e lasciandosi sorprendere.

micromondi1Daniela e Martina, le ideatrici del progetto, provengono da una lunga esperienza lavorativa come assistenti turistiche, che ha stimolato in loro flessibilità e inventiva. Arrivate in loco, infatti, erano chiamate ad affidarsi alla propria curiosità per esplorare il territorio in prima persona, costruire relazioni e raccogliere racconti e dettagli da condividere con i turisti in arrivo.

 

Operare nel turismo di massa non è stato sempre facile, perché chi viaggia per status symbol tende ad essere disinteressato alla meta e diffidente nei confronti delle persone che vi abitano. Il contrasto fra la loro sensibilità e l’impermeabilità alla bellezza dei turisti “mordi e fuggi” le ha stimolate a costruire una proposta alternativa.

 

Micromondi si rivolge a coloro che hanno desiderio di osservare, di adeguarsi, di uscire dalla comfort zone della vita quotidiana e di accogliere ciò che si presenta con curiosità. “Ogni viaggio è un esperienza con se stessi, si riconoscono i propri limiti. Il quotidiano bene o male si prevede. Sei nel tuo mondo e conosci il sistema. Quando viaggi no. Però ti adegui alla situazione. Se sei ostile non andrai incontro all’aiuto degli altri. Quando hai meno punti di riferimento, scopri di sapertela cavare in situazioni impreviste. E vieni aiutato da persone che non ti conoscono e che non hanno nessun ritorno, che non rivedrai mai più. Sono gesti molto profondi”. 

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Le mete proposte da Micromondi sono estremamente varie: Sardegna, Basilicata e Puglia, Bolivia, Messico, Perù, Argentina, India, Guatemala, Nepal. È in corso d’opera l’organizzazione di un viaggio verso il Madagascar. A seconda della destinazione i percorsi saranno più naturalistici, con trekking semplici e accessibili, o più di contatto con la cultura locale e con le loro tradizioni.

 

“Non dicono molto i paesaggi quanto le esperienze che hai con le persone, che è proprio quello che ti fa paura, fa paura il contatto con il diverso, però alla fine è quello che ti da di più, anche se non comunichi con la stessa lingua. Bastano i gesti, gli sguardi. Ci sono certi paesi che hanno un atteggiamento talmente aperto, dolce, senza malizia, che ti ci tuffi anche tu”.

 

Sarà possibile immergersi nei “micromondi” dormendo e mangiando a casa delle famiglie del posto, e partecipando ai laboratori esperienziali previsti. Panificazione, ceramica, tessuti, cucina, pittura, saranno tutti modi per toccare con mano le tradizioni, e sostenere l’economia locale.

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Per favorire la sintonia all’interno del gruppo e per contenere l’impatto culturale, si partirà in gruppi piccoli. “Siamo coscienti del fatto che il turismo va ad inquinare, anche a livello culturale, i luoghi. Si tratta di un limite sottile – dice Daniela – e sarà importante dare indicazioni a chi vorrà partecipare ai viaggi, e stimolare una consapevolezza verso l’impatto delle proprie azioni”.

 

Daniela e Martina sono anche, rispettivamente, naturopata e operatrice olistica, ed è loro intenzione introdurre elementi di questa loro formazione nei viaggi che organizzeranno. Sarà possibile meditare, fare yoga, riconoscere le piante ed entrare in contatto con tradizioni legate al misticismo e allo sciamanesimo. Il tutto con rispetto e cura, in punta di piedi.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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