Rinascere con la risata: la storia di Federica

Se si superano i pregiudizi dovuti al pensare che sia assurdo ridere senza un motivo e si inizia a praticare, si cominciano a sperimentare straordinari benefici fisici e mentali. Lo dimostrano gli studi e le testimonianze di chi ha provato in prima persona lo yoga della risata, come Federica che grazie a questa disciplina ha superato un momento di grande difficoltà.

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Oggi voglio parlarvi di una donna speciale. Tutte le persone che ho conosciuto attraverso lo yoga della risata sono speciali ma lei lo è in particolar modo. Leggendo la sua storia capirete il perché. La prima volta che Fede è venuta alla sessione del Club della Risata di Monte San Giusto potevo vedere nei suoi occhi il timore di provare qualcosa di nuovo, naturale per chiunque. Ma oltre il timore c’era una fragilità da proteggere e, nei mesi, i giochi e le risate hanno trasformato quella paura in un’esplosione di energia.

 

Fin dalla prima volta Fede ha voluto condividere con il gruppo la sua storia unica e questo ci ha dato una carica senza uguali, e la consapevolezza – sempre nuova – che la risata e il gioco sono strumenti che nutrono e guariscono, perché attingono alla saggezza del corpo. Ho deciso di intervistarla e lei ha accettato, sono contenta di poter condividere la sua storia con voi.

Lara Lucaccioni e Lucia Berdini, docenti di Yoga della risata

Lara Lucaccioni e Lucia Berdini, docenti di Yoga della risata

Federica cosa fai nella vita? Ti va di parlarci di te?
Eccomi Fede Frida Tarchi nasce, dopo 10 lunghi mesi di gestazione, nel gennaio 1985, ho 34 anni di vita da raccontare, ma te lo risparmierò e mi concentrerò su questo aprile 2019 perché ho sognato questa primavera di “sole” da un sacco di tempo. Nella vita sono una graphic e web designer, in questo mi sono sempre sentita una privilegiata. Faccio quello che amo, il mio lavoro per me è un gioco continuo. Certo non è stato sempre facile, ho iniziato all’età di 22 anni ma ne dimostravo 15 e a volte è stata dura dimostrare la mia credibilità.

 

Nella mia vita non c’è solamente il lavoro, sono la mamma affannata di Marta, 3 anni, e la moglie di Luca. Mamma affannata perché essere genitore è davvero un’enorme responsabilità, la responsabilità sta nell’aver obbligato un altro essere umano a vivere in questo mondo, per questo sono alla ricerca continua di opportunità e realtà alternative che possano preservarla da questo clima d’odio e intolleranza che costantemente respiriamo, spero non rimanga una lotta contro mulini a vento.

 

Ricordo ancora il giorno della tua prima sessione al club della risata, cosa ti ha spinto a provare?
Venire alla prima sessione di Yoga non era certo nei miei programmi, anzi, ma ho deciso di partecipare perché stavo vivendo un momento davvero difficile. Da quando è nata la nostra Marta la vita si è stravolta. Ho vissuto anni di inadeguatezza, di sensi di colpa perché il lavoro che amo ci toglieva molto tempo, perché con mio marito eravamo passati dall’essere una coppia a essere famiglia e niente era più come prima. Tra me e Luca sono stati anni duri, dove alternavamo accuse a lunghissimi periodi silenzio per non ammettere la verità che l’essere diventati genitori ci aveva allontanati. Da quando Marta è tra noi non mi sono mai presa una serata di pausa per non aumentare quel senso di colpa già enorme per via del lavoro, ma dentro di me covavo una rabbia immensa verso chi invece quella vita al di fuori della mura di casa riusciva a viverla.

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Questo logorio è durato anni e mi è costato 15 kg, avevo smesso di mangiare, intorno a me quel vociferare fastidioso di chi non capisce fino in fondo ciò che stava succedendo, quella frase troppo spesso ricorrente che mi sentivo dire “non ti manca niente”. Stavo implodendo e cercavo di sopravvivere tra ansiolitici, antidepressivi e qualche flebo. Avevo già vissuto questa condizione tanti anni prima durante la mia adolescenza e anche quella volta ho sedato il mio dolore con i farmaci a tratti invalidanti che mi hanno rubato un mese di vita.

 

A differenza di allora sono spuntante tre voci fuori dal coro, tre donne fantastiche che mi hanno “trascinato” alla prima sessione di yoga della risata. Era la mia prima sera fuori casa lontano dalla mia Marta e quel tragitto in macchina me lo ricordo bene: una nausea pazzesca, ad un passo dall’attacco di panico, mi ripetevo “ma cosa sto facendo?” ero terrorizzata! Ma durante la meditazione ho riso tanto, con il cuore, mi sono resa conto che erano anni che non ridevo e le risate degli altri mi hanno travolto, o forse proprio stravolto.

 

Come ti sei sentita nei giorni successivi?
Il giorno dopo ero già più luminosa, uno stato di benessere molto visibile anche agli occhi di mio marito che di prima mattina mi ha fissata per interminabili secondi chiedendosi se fossi davvero io quella al suo fianco, davanti allo specchio. Aspettavo poi la seconda sessione come fosse aria, lo stesso per la terza, la quarta, la quinta, e via dicendo sono volati cinque mesi durante i quali tutti gli scheletri dentro i miei armadi hanno spalancato le porte e mi hanno obbligata a dare voce a tutto il dolore e la rabbia repressa per anni. Sono stati giorni difficili e confusi ma non ho mai perso l’obiettivo, questa volta non avrei mollato, non volevo più essere sedata.

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Per me è stata una grande gioia vederti continuare il percorso nella risata e nel gioco. Quasi da subito hai condiviso con il gruppo molto di te. Quali sono i benefici che stai riscontrando sul lungo termine? Noti delle differenze nelle relazioni, o nel benessere fisico o emotivo?
È cambiato tutto, in famiglia è cambiato tutto, in questi mesi urlarci contro di tutto è stato necessario, ci ha portato a ritrovarci e forse ora siamo una vera famiglia. Mi sento compresa, mi metto in discussione, il dialogo è diventato costruttivo, guardiamo tutti nella stessa direzione. Ho ripreso a mangiare, gradualmente ho smesso qualsiasi tipo supporto farmacologico e nonostante questo ho riacquistato peso. Posso tranquillamente affermare che cinque mesi di Yoga della Risata sono stati più potenti di anni in terapia.

 

Perché consiglieresti agli altri di provare?
Consiglierei a chiunque di provare, di abbattere il pregiudizio. Io credevo che per me non ci fosse più nulla da fare, che il mio essere eccessivamente emotiva, insicura, inadeguata, distratta, agli occhi di molti una tipa stramba, potesse essere curato solamente con i farmaci, che nella vita sarei semplicemente sopravvissuta senza darmi mai l’opportunità di viverla davvero questa vita, con tutte le sue gioie e i dolori. Ma non è affatto così, ora posso dire di vivere e sento il profumo della felicità. La Frida che vive in me mi dice: “Il ridere mi ha reso invincibile, non come coloro che vincono sempre, ma come coloro che non si arrendono mai”, ecco lo Yoga della Risata è stato fondamentale ha fatto sì che non mi arrendessi e ora mi do alla pazza gioia.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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