Assicurazioni: cosa non ti dice la tua compagnia?

Nella corsa al risparmio spesso ci dimentichiamo di studiare bene la compagnia assicurativa a cui intendiamo rivolgerci e questo è un grave errore. Molte società infatti adottano atteggiamenti scorretti non solo nei confronti dei clienti, ma anche in termini di eticità degli investimenti.

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Scommettiamo che, senza neanche conoscervi, sono in grado di indovinare i criteri che adottate per scegliere una compagnia assicurativa? Il primo è il costo e di questo sono sicuro. Il secondo probabilmente è l’affidabilità nella gestione di eventuali sinistri. Già, ma come fate a valutarla? Per sentito dire? In base ai consigli degli amici? Il terzo… beh, forse qualcuno da un’occhiata alle condizioni contrattuali. Ma non tutti, temo.

 

E poi? È tutto qua? Certo che no! Esistono moltissime implicazioni, numerose informazioni più o meno occulte che ciascuno di noi dovrebbe acquisire per poter scegliere in maniera consapevole la propria assicurazione. E non mi riferisco solamente all’eticità del comportamento in termini di correttezza nei confronti del contraente. Spesso infatti le compagnie assicurative utilizzano i soldi che guadagnano grazie alle vostre polizze per scopi decisamente non etici, come investimenti destabilizzanti in paesi poveri e finanziamenti a fonti energetiche inquinanti.

cacciaMa vediamo di fare un po’ di ordine. Purtroppo il mondo assicurativo è ancora in parte avvolto dall’ombra. Se nei confronti delle banche l’attenzione è abbastanza alta grazie a numerose iniziative, come per esempio la campagna Banche Armate, per le assicurazioni è diverso. Rispetto all’istituto bancario, da sempre considerato “nemico pubblico numero uno”, la compagnia assicurativa gode di minore attenzione. Eppure è in grado di spostare l’ago della bilancia in molte situazioni e spesso lo fa tendendo verso il negativo, alimentando crisi sociali, economiche e ambientali.

 

Ecco qualche esempio. Una delle più grosse compagnie assicurative italiane ha alle spalle anni di investimenti nelle centrali a carbone dell’Europa dell’Est, una delle zone più inquinate del mondo. In particolare in paesi come Polonia e Repubblica Ceca sono stati investiti più di due miliardi di euro e sostenute aziende del settore carbonifero con un impatto ambientale devastante sul territorio. Grazie anche alla pressione di Greenpeace e degli azionisti del gruppo, la compagnia ha promesso un disinvestimento e un cambio di policy, ma la strada è ancora lunga e i punti da chiarire molti.

Ma andiamo avanti. Il nucleare è un settore che dal punto di vista ambientale è ancora al centro di grandi dubbi mentre dal punto di vista bellico ci sono solo certezze: è una minaccia gravissima per l’umanità tutta. Eppure un grande gruppo assicurativo tedesco che in Italia figura fra le prime dieci compagnie in termini di premi raccolti possiede quote consistenti di azioni di undici aziende americane, britanniche e francesi che producono armi nucleari, come la Lockheed Martin e la Northrop Grumman. Anche un’altra compagnia franco-olandese che figura fra le prime dieci in Italia è coinvolta nel settore delle armi nucleari (cliccate qui per approfondire).

 

Poco etici e con un impatto ambientale e sociale fortemente negativo sono anche gli investimenti di diversi istituti finanziari in paesi già gravati da numerosi problemi come quelli africani. Il gruppo tedesco di cui abbiamo già parlato è al secondo posto nel mondo per asset attivi ma occupa il primo posto in una classifica ben più tragica, ovvero quella delle speculazioni su beni alimentari. Lo ha denunciato Oxfam qualche tempo fa, spiegando come i comportamenti dell’industria finanziaria abbiano accentuato fortemente la crescita dei prezzi del cibo, con una conseguente impennata del numero di persone che soffrono la fame.

La protesta di Greenpeace (foto di Francesco Alesi)

La protesta di Greenpeace (foto di Francesco Alesi)

Naturalmente queste sono informazioni che non troverete mai nel materiale promozionale delle compagnie assicurative. Ma c’è una buona notizia: qualcosa sta cambiando. La normativa che rende sempre più stringenti i criteri ESG per una governance sostenibile, la brillante attività di azionariato critico portata avanti da realtà come Fondazione Finanza Etica, la maggiore consapevolezza che contraddistingue anche molti azionisti “normali” sono tutti aspetti che spingono nella direzione giusta.

 

Da parte di molte compagnie si è registrato un cambio di rotta apparentemente spontaneo. Sta davvero girando il vento? Si tratta solo di un’operazione di marketing finalizzata al green-washing o ad attrarre le simpatie dei piccoli investitori? È difficile da dire, ma cogliamo con ottimismo questi segnali.

 

L’altro grande capitolo che tocca con più facilità il cuore – e il portafoglio – delle persone è la correttezza delle compagnie nei confronti dei loro contraenti. Anche in questo caso infatti è facile incappare in casi di discriminazioni ingiustificate, comportamenti licenziosi o vere e proprie infrazioni che allontanano le assicurazioni da una condotta etica e sostenibile.

 

Anzitutto uno sguardo al mercato nel suo complesso. Negli ultimi dieci anni il numero delle compagnie assicurative è calato del 40% e le dieci più grosse detengono quasi l’80% delle quote di mercato. Insomma, possiamo parlare di un vero e proprio oligopolio. Si tratta dunque di una situazione che favorisce comportamenti scorretti come la creazione di cartelli e accordi per determinare i prezzi a vantaggio delle compagnie stesse.

 

Un alleato importante nella valutazione della condotta delle società assicurative è l’IVASS, istituto incaricato di vigilare sull’operato della stesse. Qui per esempio potete trovare l’elenco aggiornato delle dieci assicurazioni più “cattive”, ovvero quelle che nel 2018 hanno ricevuto più sanzioni. È interessante rilevare che la stragrande maggioranza – più del 45% – delle sanzioni è stata comminata per irregolarità nella liquidazione dei sinistri. Eppure esistono casi di comportamenti scorretti che sconfinano nella discriminazione territoriale e di genere.

 

In apertura abbiamo parlato di risparmio. Molti per pagare meno si affidano ai comparatori online, senza però sapere che una buona fetta di questi portali che dovrebbero aiutare a scegliere la polizza più vantaggiosa appartiene alle stesse compagnie assicurative o comunque intrattiene rapporti commerciali con esse. La conseguenza è che le informazioni che il cliente riceve non sono imparziali e quindi non sono utili. Qui un approfondimento sul tema.

 

A proposito delle discriminazioni territoriali, l’Italia è divisa in centinaia di aree e ogni anno le compagnie assicurative calcolano il rapporto tra quanto incassato e quanto pagato in sinistri in una determinata area. Questa statistica determina il cosiddetto “andamento tecnico”, che può comportare una differenza sostanziale nel costo della polizza (nel caso di RC auto si parla anche di 1500 euro di differenza).

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Più volte l’IVASS e altri organismi si sono trovati costretti a intervenire per sanare differenze di trattamento fra diverse categorie, come per esempio la cittadinanza. Inoltre, la Corte di Giustizia Europea ha dovuto stabilire con una sentenza la parità di genere, visto il gap fra i costi delle polizze intestate a uomini e quelle intestate a donne.

 

Appare evidente come la scelta dell’assicurazione presso cui stipulare le proprie polizze dovrebbe essere ragionata e dettata da criteri che vadano oltre il portafogli. Le alternative ci sono, dunque perché non sfruttarle? Nel caso in cui non voleste cambiare compagnia, approfittatene comunque per informarvi sull’eticità della governance di quella con cui siete assicurati e, nel caso in cui non vi soddisfi, fate pressione affinché cambi qualcosa. Piccoli vantaggi economici personali sono troppo spesso deboli scuse per ignorare i grandi processi che stanno degradando il mondo in cui viviamo. Noi abbiamo il potere di fermarli. Servono meno egoismo e più consapevolezza. Potete farlo anche voi. Qui e ora.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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