“Nonna, tu che ne sai del sesso?”

Promuovere l'educazione alla sessualità può aiutare tante ragazze e ragazzi ad uscire dalla solitudine, dalla confusione, dall’insicurezza e dall’infelicità sessuale. Ne è convinta la scrittrice settantasettenne Mariella Lancia che ha voluto condividere con noi la riflessione che qui di seguito pubblichiamo.

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Ho 77 anni e mi considero un’“agente di cambiamento”. Qual è il settore a cui ho scelto di dedicare le mie energie in questi ultimi anni? Quello dell’educazione sessuale di bambini e adolescenti. Perché? Perché sono toccata dalla solitudine e dal vuoto in cui li lasciamo riguardo a un aspetto della vita – il risveglio della sessualità – che li tocca così da vicino, e che è così spesso fonte di confusione, di ansia e di infelicità quando per sua natura dovrebbe essere una delle scoperte più belle che ci offre l’esistenza.

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Come lo faccio? Attraverso i miei libri, il mio blog e interventi nelle scuole. Così faccio seguito all’articolo Making (of) love, il sesso come non se ne parla a scuola appena pubblicato sul vostro giornale. Scelgo un paio di punti che vorrei sottolineare con forza:

 

- la necessità, anzi l’urgenza di fare educazione sessuale nelle scuole, ma una vera educazione sessuale che esplori il sesso in tutte le sue sfaccettature. Manca in Italia una vera cultura della sessualità che, come dice Ezio Maisto, la veda come un atto artistico.

 

- l’idea di partire da un’educazione al piacere. Ce n’è bisogno, i filmati porno a cui viene purtroppo delegata l’”educazione sessuale” dei nostri ragazzi (in mancanza di proposte più serie e articolate da parte delle agenzie educative) non conoscono le raffinatezze dell’erotismo e della sensualità, e privano i giovani di una parte così importante del piacere sessuale. Nel mio ultimo libro Nonna, tu che ne sai del sesso? L’arte di amare trasmessa da una nonna ai nipoti adolescenti, uno dei primi capitoli si intitola “Il piacere : le ricette della nonna” ed è uno dei più lunghi e articolati di tutto il testo.

 

- un tema di cui poco si parla e che invece è lodevolmente presente nell’articolo: sesso e disabilità. Credo sia il momento di aprirlo con coraggio e proposte valide come quella di LoveGiver che ho appena citato sul mio profilo facebook.

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Infine qualche informazioni per dare un po’ di conforto a chi non nutre molte speranze che questo approccio venga sposato dalla scuola pubblica:

 

- il progetto “W L’amore” finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato dagli operatori degli Spazi Giovani di Bologna, Forlì e Reggio Emilia. W L’amore ha un sito: www.vivalamore.it ricco di notizie, link, video, indirizzi di Spazi Giovani, tutto al servizio di preadolescenti e adolescenti in cerca di risposte sui temi scottanti della sessualità.

 

- gli ottimi “Standard per l’educazione sessuale in Europa” emanati dalla OMS nel 2012 e approvati dai Paesi dell’ U.E.

 

- la campagna “Educazione Sessuale Completa: il fondamento per la vita e per l’amore” lanciata dall’UNESCO il 7 dicembre 2018
Infine non dimentichiamo che anche papa Francesco, di ritorno dal suo viaggio in Panama, ha fortemente caldeggiato l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, ricordando che il sesso non è un mostro, ma un dono di Dio.

 

Presupposti ce ne sono, documenti autorevoli a cui appoggiarsi ce ne sono. Che cosa manca? La forza di spingere le istituzioni ad applicarli. E, forse, personale preparato a guidare quella “rivoluzione sessuale” così impellente nel campo dell’educazione. Ma possiamo cominciare a prepararci.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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