Il Paradigma Transpersonale: radici, caratteristiche ed evoluzioni

Abbiamo accennato più volte in questo anno al paradigma transpersonale, e alla psicologia transpersonale, da cui la facilitazione dello sviluppo transpersonale trae ispirazione. Lo abbiamo fatto attraverso esempi concreti di questo approccio affrontando i vari temi che interessano la nostra vita: dalle relazioni, all'educazione, dall'alimentazione al senso di comunità, alle domande esistenziali che da sempre ci accompagnano. Ma come è nata questa “quarta forza” della psicologia? E come si evolve?

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Le origini della Psicologia Transpersonale

Fu lo psicologo americano William James, dell’Università di Harvard, ad utilizzare per la prima volta il termine “transpersonale” durante le cosiddette “Letture Gifford” presso l’Università di Edimburgo, nel 1902. Ma è negli anni ’60 che nasce la Psicologia Transpersonale, quando un gruppo di psicologi e psichiatri, tra cui Stanislav Grof, Anthony Sutich, Miles Vich e Abraham Maslow, ritennero necessario indagare e sviluppare una nuova branca della psicologia che studiasse esperienze e fenomeni della coscienza che la psicologia fino a quel momento non aveva sufficientemente considerato.

 

Questi rappresentanti della corrente umanista, la più all’avanguardia all’epoca, si resero conto che lo sviluppo personale spesso aveva un limite di fronte al quale non c’erano risposte: quando l’individuo raggiunge un alto livello di sviluppo e crescita personale, inizia a porsi delle domande, nascono dubbi e inquietudini esistenziali che portano lo sguardo verso la trascendenza, per trovare il significato ultimo dell’esistenza.

 

Un campo che la psicologia, che aveva rivolto fino ad allora lo sguardo verso le aree del fare, del potere o dell’avere, non aveva incorporato nella propria indagine, scavalcando il tema dell’Essere. Gli psicologi si resero conto che, anche quando i loro pazienti raggiungevano una notevole soddisfazione affettiva e professionale, in molti di loro sembrava persistere un fondo di insoddisfazione, una sorta di “sradicamento cosmico”.

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“Ritengo che la psicologia umanistica, la psicologia della terza forza, sia un movimento di transizione, una preparazione a una quarta psicologia, superiore ad essa, transpersonale, transumana, centrata sul cosmo, piuttosto che sui bisogni e interessi umani.
Una psicologia che va oltre la condizione umana, dell’identità, dell’auto-realizzazione”.
Abraham Maslow

 

Mentre Maslow negli Stati Uniti percepiva i limiti del movimento umanista che lui stesso aveva creato, uno psicoanalista cecoslovacco, Stanislav Groff si proponeva di mappare nuovi spazi dell’inconscio fino ad allora inesplorati. Qualche anno dopo, a metà degli anni sessanta, Groff e Maslow si trovano a Esalen in California, e insieme a Sutich fondano la Psicologia Transpersonale.

 

“Transpersonale è il titolo dato a una forza che emerge nel campo della psicologia da un gruppo di psicologi e professionisti di altri campi, interessati alle capacità e potenzialità umane prive di un posto sistematico in una teoria positivista o comportamentale (prima forza), nella teoria psicoanalitica classica (seconda forza) o psicologia umanistica (terza forza).
(Anthony Sutich)

 

Nel 1972 fu creata l’Associazione per la Psicologia Transpersonale e le prime conferenze furono organizzate l’anno seguente. Maslow, Groff e Sutich sono considerati i pionieri e i fondatori di questa nuova corrente, incorporando anche altri contributi portati da Jung e Assagioli. Nel corso degli anni, autori come Victor Frankl, Ken Wilber, Daniel Goleman, Joseph Campbell, Huston Smith, Charles Tart, Francis Vaughan, Roger Walsh, Stanley Kripner e molti altri aderirono a questo nuovo movimento.

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Nello stesso tempo in cui questi ricercatori propongono un approccio allargato alla comprensione dell’essere umano, c’è una grande permeabilità verso i contributi dell’Oriente: gli occidentali cominciano a conoscere gli insegnamenti delle tradizioni spirituali e del misticismo orientale in cui l’enfasi è centrata su esperienze raggiunte attraverso esercizi concreti e pratici che hanno come obiettivo l’accesso a stati di coscienza non ordinaria, che conducono a profonde esperienze di integrazione con la totalità della creazione, alleviando qualsiasi aspetto di ansia derivata dalla perdita di significato data dalla sensazione di “sradicamento cosmico”.

 

La nuova corrente Transpersonale integra la scienza moderna d’Occidente e la saggezza ancestrale d’Oriente che vede la coscienza come principio originale e la materia come un suo derivato, anticipando ciò che successivamente è stato confermato dallo sviluppo della fisica quantica: la visione di una realtà interconnessa e coesa.

 

L’inclusione in Psicologia del soggetto dell’Essere e della trascendenza, lungi dal diventare una semplice disquisizione filosofica o astratta, diventa rapidamente un problema clinico e lo studio della coscienza occupa il centro della scena accademica. Nascono così i tre principali campi di ricerca della Psicologia Transpersonale:
- Lo studio degli stati di coscienza non ordinari.
- Lo studio evolutivo della coscienza.
- Il tentativo di integrare scuole psicologiche precedenti e attuali.

 

Maslow indagò le cosiddette “esperienze picco” e le “metamotivazioni” – dove il prefisso “meta” sottolinea il riferimento a qualcosa di superiore o trascendente – scoprendo che appartenevano a tutte le grandi tradizioni spirituali, e sostenendo che potevano essere comprensibili in termini psicologici. Se all’inizio Maslow pensava che si producessero spontaneamente, si rese poi conto che potevano essere indotte da attività come la meditazione, ipnosi, alcune sostanze psicotiche e altri tipi di modificazioni chimiche o neurologiche, come iperventilazione etc.

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Qui la nuova Psicologia Transpersonale, trova il principale campo di ricerca: iniziò studiandone le caratteristiche, effetti, significati e modi per accedere a queste esperienze trascendenti, mistiche, estetiche, di trance o illuminazione. Il nome del movimento ricrea anche la caratteristica sensazione di espansione dell’identità “oltre” o “attraverso” (“trans”) della persona (“maschera”).

 

La psicologia occidentale, fino a quel momento aveva considerato che il più elevato stato di coscienza, fosse durante lo stato di veglia ordinaria. La Psicologia Transpersonale evidenzia e investiga l’esistenza di altri stati di coscienza potenzialmente realizzabili. La dimensione nominata più frequentemente dai modelli transpersonali della natura umana è la coscienza, e gli attributi della salute integrale di chi sperimenta l’apertura transpersonale sono:
- Sensibilità e chiarezza percettiva.
- Capacità di vedere le cose come sono, libere dalle influenze deformanti del desiderio, dell’avversione, dell’ignoranza e della paura.
- Riconoscimento, accettazione e integrazione dell’ombra, ossia degli attributi considerati negativi e incongruenti con l’immagine che abbiamo di noi stessi. Questa integrazione dell’ombra consente alla persona sana di avere un senso di identità più vasto oltre l’identità del livello della persona.

 

Ciò che definisce la nuova Psicologia Transpersonale è riconoscere l’importanza delle dimensioni spirituali e il potenziale evolutivo della coscienza.

 

Continua…

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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