Una scuola per l’anima e il cuore dei bambini – Io faccio così #250

Una scuola il cui obiettivo è ottenere il benessere fisico, mentale, emotivo e spirituale dei bambini. Un'utopia? No, esiste davvero e si chiama L'Albero della vita. Si trova nel cuore della città di Biella. Siamo andati a conoscerla da vicino e, per comprenderla al meglio, abbiamo intervistato il suo fondatore: un giovane antropologo esperto di tradizioni dei nativi.

Senzanome

Sono nata e cresciuta a Biella, una città piccola e altrettanto chiusa, almeno così l’ho sempre vissuta. Mi ha sempre suscitato le emozioni che solo i luoghi da cui proveniamo, o dove abbiamo lasciato parte di noi, possono dare: quel mix di amore ed astio che credo abbiano molto a che fare con gli irrisolti delle nostre radici. Come molte città italiane che hanno vissuto e proliferato esclusivamente grazie al settore secondario, il contesto culturale appare ancora molto ristretto.

 

Da qualche anno non vivo più lì e da quando me ne sono allontanata continuo a scoprire progetti bellissimi che mai, negli anni passati, avrei pensato potessero non solo nascere, ma anche sopravvivere ed essere sostenuti dagli abitanti biellesi.

 

Uno di questi progetti è sicuramente L’Albero della Vita, fondato da Alberto Fragasso. Ho conosciuto Alberto un anno fa grazie al suo libro Spiriti Alleati di Amrita Edizioni: un percorso guidato di introspezione che mi ha accompagnato per diverse settimane. Così, appena ho scoperto che Daniel aveva fissato un incontro con lui per intervistarlo sulla “sua” scuola, non ho saputo resistere e sono andata a conoscerlo! Vi provo a raccontare cosa ho potuto vedere, conoscere e che mi ha così tanto emozionato.

 

Il fondatore
Alberto è una di quelle persone dallo sguardo profondo e sincero che conquistano facilmente, perché arrivano dritti al cuore. Nonostante la giovane età, possiede una profondità e una sicurezza che sembrano arrivare da molto più lontano. Di formazione antropologo, si occupa di saggezze delle culture native. Lo incontriamo all’interno della sede della scuola parentale da lui creata: L’Albero della Vita.

 

Perché una scuola?
L’Albero della vita nasce dal sogno del suo fondatore di proporre un’educazione cosciente, in alleanza con le famiglie, che possa portare benessere, crescita e prosperità all’anima dei bambini. Alberto ci racconta: “Spesso i bisogni dei bambini non vengono osservati e visti. Essendo loro il futuro dell’umanità è importante che ci si focalizzi se si vuole portare un cambiamento e un’evoluzione nel mondo, affinché possano contribuire a portare maggiore benessere per tutti”.

 

L’anima del bambino al centro
Alberto ci chiarisce la definizione di scuola cosciente “Una delle radici del nostro progetto educativo è la profonda introspezione da parte di tutti i componenti che la vivono: bambini, genitori, parenti e insegnanti. L’osservazione è uno degli elementi fondamentali. A volte i conflitti iniziano proprio dove non ci si osserva, dove sostenendo il nostro ego sempre di più, finiamo con identificarci in esso.

 

L’obiettivo, quindi, di una scuola cosciente è di accompagnare le famiglie ad una maggiore consapevolezza di sé, dei propri talenti e delle proprie capacità. Ovviamente lo stesso vale per tutti gli insegnanti.” In questo modo non ci si accontenta di una scuola il cui fine termina all’uscita delle aule, ma si crea una vera e propria comunità educante che ha come obiettivo sostenere la crescita dei bambini.

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La scelta didattica
La scuola è ispirata a diverse pedagogie, tra cui quella libertaria, la steineriana e la montessoriana. Cerca di prendere il meglio di tutte, per arricchire il percorso di formazione proposto ai bambini. Tutto ciò ispirandosi alla saggezza delle culture native. Sembra un mix impossibile, ma Alberto ci spiega perché non lo è: “Cerchiamo di prendere dai diversi approcci didattici il potenziale più funzionale per ogni bambino, guardandolo nella sua individualità. Cerchiamo di scegliere la strada che sia il più possibile connessa con i suoi bisogni di quel momento, sfruttando le potenzialità di tutte le pedagogie.” E continua: “Chiaramente da una prospettiva didattica è molto più impegnativo perché, per ogni bambino, bisogna andare ad individuare il percorso didattico migliore in base a quelle che sono le propensioni specifiche, le difficoltà e l’età. Ma nulla di infattibile.” Insomma, una scuola che non ha al centro un solo approccio didattico, ma il bambino come singolo individuo.

 

Le classi dividono?
La scuola si rivolge a bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado, partendo dalla prima classe e arrivando fino all’ottava. Alberto ci spiega che la divisione in classi non è ritenuta da loro utile, “perché i bambini apprendono a flussi e spesso pezzi che hanno perso in prima li recuperano stando a contatto con compagni di altre età. Stare in una pluriclasse favorisce il sostegno gli uni con gli altri: i più grandi si occupano dei più piccoli e insieme i bambini possono contribuire a sviluppare competenze dei compagni, indipendentemente dall’età”.

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Parole chiavi: libertà e rapporto con la Natura
Uno dei concetti alla base della scuola è quello di libertà. Chiedo ad Alberto di spiegarci il perchè: “Libertà nel senso più saggio e spirituale del termine, per come le tradizioni native ce l’hanno trasmesso, ovvero la libertà della nostra anima. L’anima può, infatti, essere libera quando la mente si spoglia di pensieri tossici, di credenze che contaminano la nostra quotidianità e di conseguenza ledono il nostro potenziale. Per raggiungere questa libertà è necessario intraprendere un cammino di auto coscienza. Noi insegnanti abbiamo il compito di accompagnare le famiglie in un percorso di consapevolezza che va proprio in questa direzione”.

 

Altra parola chiave cardine è il rapporto con la Natura, che ci viene narrato così: “La scuola si trova nel cuore del biellese. L’ideale sarebbe essere immersi nel verde, ma utilizziamo comunque lo spazio cittadino come strumento educativo: spesso facciamo passeggiate, conoscendo il territorio sia da un punto di vista antropologico-culturale, che naturale. I luoghi immersi nel verde ci aiutano a riconnetterci alle profondità della terra. Sono proprio i bambini che lo richiedono, in qualsiasi stagione dell’anno. L’educazione all’esterno per noi, infatti, è fondamentale e lo facciamo in modo cosciente: viviamo la Natura come maestra, come sostenitrice e talvolta anche come guaritrice”.

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Le materie
Oltre a quelle classiche la scuola propone anche materie come la musicoterapia e l’ortoterapia e lo fa attraverso un approccio di connessione con queste discipline. Non solo musica e natura, però. Anche la meditazione ha un ruolo importante ci racconta Alberto: “Prendiamo la saggezza delle popolazioni native e la trasmettiamo ai bambini.” Alberto, come accennato prima si occupa di tradizioni antiche, in particolar modo di sciamanesimo. Ci spiega che è il “più antico metodo di cura connessa alla spiritualità e nasce ai tempi dei primordi. È una forma di psicologia naturale che viene alimentata dalla bellezza della terra. Abbiamo deciso di integrare questo aspetto nella scuola perché i bambini sono particolarmente connessi alla Natura e alla loro anima. Questa connessione permette loro di recuperare la bellezza anche nei momenti più difficili. I bambini, infatti, hanno imparato a usare la meditazione nei momenti di difficoltà”.

 

Credo che la scuola fondata da Alberto sia un esempio di come l’approccio alla didattica stia evolvendo: passando da un luogo di trasmissione unilaterale di informazioni che prende in considerazione esclusivamente la mente del bambino, arrivando ad una visione completa dell’essere umano, fatta di corpo, anima, ambiente e Natura. Non un vaso da riempire, dunque, ma un fantastico seme di cui prendersi cura con amore.

 

Intervista e riprese: Daniel Tarozzi
Montaggio: Paolo Cignini
Sigla: “L’Italia che cambia siamo noi” di Stefano Fucili”

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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