Italia che Cambia aderisce alla campagna sui beni comuni del Comitato Rodotà

Diamo un valore a tutto tranne a ciò che è essenziale: l'aria pulita, l'acqua incontaminata, un ambiente sano. Servono nuove leggi e forme di governance differenti per poter gestire i beni comuni. Sul fronte giuridico il Comitato Popolare di Difesa dei Beni Pubblici e Comuni "Stefano Rodotà" ha lanciato a febbraio una campagna di raccolta firme per inserire nel codice civile la tutela dei beni comuni, attraverso una legge di iniziativa popolare. C'è tempo fino al 22 agosto per firmare e partecipare alla campagna.

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Cambiamenti climatici, crollo della biodiversità, inquinamento da microplastiche nei mari e nei fiumi, aria resa irrespirabile dalle polveri sottili, terreni avvelenati. Viviamo in una società in cui diamo valore a tutto tranne a ciò che è essenziale, come l’aria pulita, l’acqua incontaminata, un ambiente sano in cui vivere. In un sistema competitivo, governato dal mercato, ciò che è di tutti finisce per non essere tutelato da nessuno, o per essere sovrasfruttato da pochi. È la cosiddetta tragedia dei beni comuni, una dinamica evidenziata già sul finire degli anni Sessanta dall’ecologo Garrett James Hardin. Prendersi cura dei beni comuni non è semplice, ma è imprescindibile se vogliamo continuare ad abitare su questo pianeta. Per farlo abbiamo bisogno tanto di strumenti giuridici nuovi quanto di forme di governance collaborative che ce lo consentano. 

 

Il tema dei beni comuni in Italia ha vissuto un momento di grande partecipazione in occasione dei referendum per l’acqua pubblica, i cui risultati sono stati poi ampiamente disattesi. Oggi, a distanza di qualche anno, torna di attualità grazie a una campagna di raccolta firme che mira a introdurre la tutela dei beni comuni all’interno del codice civile. A promuoverla è un’ampia alleanza della società civile riunita nel Comitato Popolare di Difesa dei Beni Pubblici e Comuni “Stefano Rodotà”, che vuole trasformare in una legge d’iniziativa popolare il testo originario elaborato dieci anni fa dalla Commissione Rodotà.

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La campagna è stata lanciata a febbraio e terminerà il 22 agosto. Servono almeno 50.000 firme per presentare una legge di iniziativa popolare (che poi dovrà essere discussa in parlamento e, auspicabilmente, trasformata in legge) ma il comitato punta a raccoglierne molte di più, per testimoniare l’interesse che la questione dei beni comuni suscita in Italia. 

 

Il Comitato Popolare di Difesa dei Beni Pubblici e Comuni “Stefano Rodotà” vede tra i fondatori insigni giuristi già membri della Commissione Rodotà come Ugo Mattei, Alberto Lucarelli, Daniela Di Sabato, Luca Nivarra e Mauro Renna. L’obiettivo della proposta di legge è prendersi cura dell’interesse delle generazioni future, rendendo la legislazione civile più coerente con i dettami dell’ecologia e della Costituzione.

 

“Occorre creare un filo rosso tra tante esperienze territoriali e i grandi temi come la scuola, il lavoro, la sanità e i servizi pubblici, l’ambiente, tutte animate e mosse dalla consapevolezza che i diritti fondamentali vengono prima del mercato; che il saccheggio, la vendita dei beni pubblici, dei beni comuni, dei beni collettivi rappresenta il tradimento della nostra Costituzione; che vendere, privatizzare i beni pubblici, i beni comuni, i beni sociali significa decretare la fine della democrazia sociale”, aveva affermato Prof. Ugo Mattei, presidente del Comitato Rodotà alla vigilia dell’inizio della campagna. 

 

Oltre a raccogliere le firme il Comitato Rodotà ha deciso di costituire la “Società Cooperativa di Mutuo Soccorso ad Azionariato Popolare Intergenerazionale Stefano Rodotà”, un soggetto giuridicamente innovativo, una rete stabile ad azionariato diffuso, a difesa dei beni pubblici e comuni. I firmatari della legge di iniziativa popolare possono anche sottoscrivere con un euro una quota della prima società cooperativa.

 

Come aiutare

 

Italia che Cambia ha deciso di aderire come media partner a questa campagna. 

Ecco cosa puoi fare tu:

 

1. firmare e far firmare la LIP (Legge Iniziativa Popolare) aderendo al Comitato e

opzionando un’azione della Cooperativa;

2. inoltrare questa comunicazione ai tuoi contatti e aiutarci a diffonderne i contenu-

ti su Facebook;

3. aderire al Comitato (a livello individuale o anche come Ente/Associazione);

4. individuare e segnalarci occasioni e luoghi adatti alla raccolta delle firme;

5. aiutare a raccogliere firme invitando a recarsi presso le Sedi comunali dove

esistono già gli appositi elenchi inviati dal Comitato Nazionale. Le firme devono

essere certificate e quindi vanno apposte presso i Comuni o presso i notai che

aderiscono all’iniziativa.

 

Per maggiori informazioni visita il sito https://generazionifuture.org/

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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