In cucina con lo chef disabili e persone svantaggiate

Dal turismo sociale, una delle attività storiche della cooperativa, alla ristorazione nelle mense scolastiche e nell'HUB, divenuto un luogo di incontro e di connessione a Macomer, comune della provincia di Nuoro in Sardegna. Nato nel 1983 per offrire opportunità lavorative alle persone svantaggiate, il progetto H si è evoluto nei decenni raggiungendo nel tempo obiettivi sempre più ambiziosi.

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Il progetto H è una cooperativa sociale che nasce nel 1983 a Macomer con l’intento di creare opportunità lavorative per le persone con disabilità. L’H – come ci ha spiegato Alessia Pintus, presidente – sta per handicap. Allora era una parola molto utilizzata; oggi tante cose sono cambiate, compreso il lessico, e si preferisce parlare di disabilità e diversabilità.

 

Il dialogo con il territorio,  con le cooperative e con le amministrazioni pubbliche è da sempre stata una chiave importante per il progetto H e ha aperto via via sempre nuove opportunità, a partire dalla concessione della Comunità Montana di due colonie: una marina, dedicata al turismo sociale per i minori, e una montana, resa alloggio per disabili.

 

Verso la fine degli anni ’80 sono stati aperti dei laboratori di pelletteria, ceramica e oreficeria. Quando il mercato è cambiato i laboratori di ceramica e oreficeria sono stati chiusi, mentre la pelletteria è sopravvissuta riconvertendosi parzialmente in una tappezzeria.

 

Nel 2004, a seguito della legge Biagi, il progetto H è stato il primo in Italia a firmare una convenzione con un calzeificio per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Purtroppo negli ultimi anni questa strada è più difficile da praticare perché, come osserva Pintus, le aziende preferiscono sostenere dei costi economici aggiuntivi piuttosto che inserire queste persone nella propria attività. Intanto “lo svantaggio si è molto allargato – ci ha raccontato Alessia – arrivando  a  comprendere, oltre a quello fisico e mentale, anche lo svantaggio sociale, come quello di donne con figli a carico senza mariti”.

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L’esperienza fatta in colonia ha portato all’idea di iniziare a impegnarsi nell’ambito della ristorazione scolastica,  che oggi costituisce il core business della cooperativa. Attualmente il progetto H gestisce ben 30 mense locali, partecipando anno dopo anno a gare d’appalto “sempre più difficili, considerato che la qualità ha un suo prezzo”.

 

A sua volta, dal lavoro con le mense è nata la volontà di ampliare la ristorazione, mettendola al servizio della comunità. Nel 2010 è stata individuata una struttura abbandonata, che stava causando dei disagi, ed è stato ottenuto un accordo che chiedeva una ristrutturazione e che ne offriva la concessione per 25 anni.

 

Quando nel 2016 la nuova giunta comunale ha deciso di alienare diversi beni, fra cui anche il padiglione concesso al progetto H, si è deciso di fare un ulteriore sforzo acquistandolo.  Da qui nasce Hub: ristorante-caffetteria che aspira ad essere un punto di incontro e di connessione sia per chi ha voglia di consumare un pasto che per i fornitori e produttori locali.

HUB - Ristorante caffetteria

HUB – Ristorante caffetteria

A garantire la qualità dei piatti è lo chef Leonardo Marongiu, che si occupa di cucina da quasi trent’anni, sia in senso pratico che incuriosendosi verso tutto ciò che può ruotare attorno ad un ristorante e individuando eventuali sinergie. Marongiu si rifà alla cucina regionale italiana, ambientandola nel contesto sardo. Oltre a prendere in considerazione la stagionalità, Hub guarda anche all’”annata”, adeguandosi agli alimenti di cui le condizioni ambientali hanno consentito la produzione.

 

Se il progetto H ha sempre goduto di una certa visibilità, Hub ha consentito di togliersi l’etichetta di “cooperativa dei disabili”, catturando l’interesse di chi prima si era mostrato diffidente. Mentre il welfare cambia, il progetto H cerca di cambiare a sua volta, adattandosi, e Hub è la sua prima realtà che potrà stare sui propri piedi.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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