Due sorelle di Viareggio “spacciano” prodotti sfusi, buone pratiche e socialità

Un negozio di prodotti sfusi, freschi e locali fondato sul rispetto e la fiducia reciproca tra produttori, venditori e consumatori. Siamo tornati a far visita a Monica e Serena, le due sorelle che a Viareggio gestiscono da anni Lo Spaccio, una realtà che oltre a proporre un modo diverso di fare la spesa rappresenta uno spazio sociale e culturale apprezzato dalle persone e consolidatosi nel tempo.

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Lo Spaccio è stata una delle nostre prime storie, la numero 33 per precisione. È quindi una grande emozione tornare a parcheggiare il camper di fronte a questo negozio, a distanza di anni. Per me in realtà è la prima volta, per Daniel un gradito nuovo incontro che ci dà l’opportunità di poter vedere con i nostri occhi come i progetti che abbiamo già raccontato continuano non tanto a resistere ma ad evolversi e a creare nuove sinergie.

 

 

Riconosco in Monica e Serena Vizzoni lo stesso sorriso che ho visto nel primo video dedicato alla realtà che hanno creato. Era il 2012 quando queste due sorelle hanno deciso di realizzare insieme il loro sogno: quello di aprire un negozio che fosse un ponte tra passato e futuro, recuperando il meglio delle botteghe di un tempo e attualizzandolo al nuovo contesto in cui viviamo.

 

A Viareggio Lo Spaccio è ormai una attività consolidata, sono tante le persone che hanno a cuore questo luogo e che qui intrecciano le proprie strade, quello che Monica definisce “lo zoccolo duro che ci tiene che Lo Spaccio esista”. «Adesso va molto bene, ma c’è stato un momento in cui ci siamo preoccupate e ci siamo chieste se avessimo fatto la scelta giusta – dice Serena – Sono contenta che abbiamo deciso di resistere, di credere in quello che volevamo fare. Siamo tornate a chiederci che cosa è Lo spaccio, che cosa cosa vogliamo fare.

 

Lo Spaccio voleva essere ed è un posto dove si impara il rispetto dei produttori, dove si tenta di ridurre i rifiuti, dove le persone si parlano. È importante che noi e i nostri clienti ci conosciamo e che clienti e produttori si conoscano a vicenda, che le persone si divertano e siano felici di fare la spesa. Ci piace che le persone abbiano voglia di partecipare dicendo “posso fare…”, “posso provare a…”. Vogliamo essere un punto di riferimento per chi ha voglia di intavolare dei rapporti umani e di rispettare l’ambiente in ogni sua forma».

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Tra gli scaffali colorati si trova quello che potremmo trovare in altre botteghe, ma qui tutto è sfuso, si può mettere nei propri contenitori, le verdure e il banco del fresco offrono prodotti locali a cui Serena e Monica sono riuscite a ridare un volto connettendo produttori e consumatori. «La più grande soddisfazione sono le persone – prosegue Monica – è bello sentirsi dire “mi fido di voi”. Vedere le persone che entrano e chiedono lo yogurt di Valeriano, se Elisabetta ha già portato la verdura… ».

 

« La reazione delle persone è sempre quella di dire che siamo brave, vorrei che la reazione delle persone fosse quella di dire che è normale e che anche loro si sentano brave. Noi le mettiamo già molto in difficoltà perché il giovedì arriva il fresco, il sabato c’è il pane, il mercoledì un’altra cosa. Già che si ricordino tutto questo è tanto – prosegue Serena – Il rapporto umano è anche una delle caratteristiche per rimanere nostri produttori, esistiamo perché abbiamo deciso con loro di aiutarci a vicenda, vogliamo che ci si parli, che ci sia una reale relazione».

 

Lo Spaccio non è solo un negozio, ma un luogo di incontro, di relazione e partecipazione, ed accanto ad esso è nato in questi anni un circolo ricreativo culturale, «perché il negozio non è sufficiente a dire quello che vogliamo dire. Il circolo ci offre la possibilità di aprirci ancor di più agli altri che possono presentare progetti, laboratori, idee». Così si sono realizzati eventi, corsi di cucito per bambini, corsi di lingue per bambini e adulti, un corso per la creazione sandali, su come utilizzare materiali di recupero e un campo estivo con laboratori su tematiche ambientali e relazionali e tante altre iniziative di socialità e cultura.

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Un progetto che è realizzazione di un sogno, giorno dopo giorno, con tutte le difficoltà di una piccola attività che avrebbe ancora bisogno di espandersi e di tante energie per raggiungere il proprio pieno potenziale e una maggiore stabilità economica.

 

«Lo Spaccio è nato già come sognavamo che fosse. Come tutti i figli a un certo punto li vorresti vedere spiccare il volo, camminare da soli, continui a sostenerli, ma senza tutto l’impegno dei primi anni. Vediamo adesso che Lo Spaccio inizia a muovere i primi passi da solo, ma è ancora piccolino. Spero cresca in maniera sana, che sappia parlare anche da solo. Un’altra grande gioia è quella di essere sempre qui, coerenti con quello che abbiamo deciso di essere, e vedere che in tanti ci prendono come punto di riferimento. Ci piace essere una buona idea da imitare», conclude Monica. Sua figlia vorrebbe lavorare qui da grande, “fare la spacciatrice di cose buone”.

 

Intervista: Daniela Bartolini e Daniel Tarozzi

Riprese: Daniel Tarozzi

Montaggio: Paolo Cignini

 

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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