Facci Caso! Quando l’educazione alla legalità entra a scuola

Si è concluso anche quest'anno il percorso nelle scuole del progetto di educazione alla legalità “Facci Caso”, realizzato da Co2 Crisis Opportunity Onlus in collaborazione con Italia che Cambia e Cross – Osservatorio sulla Criminalità Organizzata Università degli studi di Milano; con il supporto di Assolombarda Confindustria Milano, Monza, Brianza e Lodi. Daniel Tarozzi, giornalista che ha preso parte al processo, ripercorre le tappe di questo lavoro, raccontando quanto vissuto a contatto con i ragazzi di due istituti superiori della Brianza, l'I.T.I. "P. Hensemberger" di Monza e I.I.S. Floriani di Vimercate.

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Entrare nelle scuole mi genera sempre un certo timore. I miei ricordi tornano immediatamente alla mia adolescenza e mi chiedo come possano accogliermi decine o centinaia di giovani annoiati a cui viene imposto un intervento esterno. Festeggeranno perché salta l’interrogazione? Mi troveranno fuori dal mondo? Vecchio? Noioso? Retorico?

 

Gli adolescenti sono l’unico pubblico che ancora oggi, dopo sette anni di incontri pubblici, mi suscita agitazione. Ecco perché quando le ragazze di Co2 mi hanno proposto di partecipare al progetto Facci Caso! ho esitato. Sarò in grado? Poi ho ascoltato la descrizione del lavoro che avremmo dovuto realizzare e l’entusiasmo ha avuto la meglio. Per fortuna!

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A distanza di mesi, dopo aver terminato le dieci giornate di lavoro nelle cinque classi delle due scuole della Brianza, sono davvero felice di aver superato le mie resistenze. È stata davvero un’esperienza arricchente per me e, spero, anche per i ragazzi e le ragazze! Di sicuro, i risultati sono stati ottimi e lo hanno dimostrato gli elaborati finali (che trovate alla fine di questo testo): articoli giornalistici (con tanto di titolo e sommario), video con interviste girate e montate da loro, power point, presentazioni pubbliche. Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo le tappe che ci hanno portato a questi elaborati finali.

 

Tutto ha avuto inizio con uno spettacolo teatrale. O meglio, con la proiezione di un documentario, Dieci storie propri così – prodotto da JMovie e Rai Cinema e vincitore del premio speciale ai Nastri d’Argento 2018, che ripercorre le tappe del progetto Il Palcoscenico della legalità della onlus Co2 – e con i laboratori – tenuti da Mattia Maestri (Cross osservatori sulla criminalità organizzata) e dall’attrice Daria D’Aloia – che hanno preceduto la messa in scena, al Piccolo di Milano, di Se dicessimo la verità, spettacolo scritto da Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, che ne è anche regista.

 

Il giorno dello spettacolo il teatro era pieno. Centinaia di ragazzi hanno assistito alla messa in scena di storie di denuncia sulla presenza delle mafie al nord e di resistenza, in silenzio e con un’attenzione commovente. Quando in seguito abbiamo chiesto cosa avessero provato durante l’esibizione, il consenso è stato unanime. Mi ha colpito, però, come a molti ragazzi non siano rimaste impresse le storie positive ma solo quelle di denuncia. Gli ho chiesto perché e la risposta è stata fulminante: “Forse siamo talmente abituati a sentire solo cose negative che non accettiamo la possibilità che esistano risposte positive!”, ha affermato un ragazzone di una quarta professionale.

 

L’altro tema forte, presentato nello spettacolo, era, appunto, la presenza della mafia al nord. Qui la risposta, unanime, è stata di scoperta di un qualcosa che un po’ forse si immaginava ma sicuramente si sottovalutava per la sua pervasività e trasversalità.

I protagonisti del documentario Dieci Storie

I protagonisti del documentario Dieci Storie

Allo spettacolo sono seguiti incontri con giornalisti di settore (Marco Dotti di Vita e Cesare Giuzzi del Corriere della Sera) che hanno approfondito il tema del gioco d’azzardo e del riciclaggio di denaro sporco. Anche qui l’attenzione è stata altissima e la sorpresa, di fronte ai meccanismi che regolano questi mondi oscuri, palpabile. Infine, i ragazzi e le ragazze hanno assistito alla proiezione di un bellissimo documentario Follow the Paintings sul riciclaggio nel mondo dell’arte, di Francesca Sironi e Alberto Gottardo che hanno partecipato anche a un dibattito in classe con gli studenti; ultimo tassello che ha completato il puzzle.

 

A quel punto “la palla” è passata a noi. Siamo entrati in classe raccontando il “lato luminoso della luna”, ovvero le centinaia di esperienze di cambiamento in atto nel Paese, nel mondo della legalità e in quello dell’imprenditoria e della creazione del lavoro. Qui, l’entusiasmo dei ragazzi è stato davvero inaspettato. Si sono accesi di fronte allo svelarsi dei meccanismi che governano i mass media e hanno dimostrato una preparazione sui fatti del mondo più approfondita di molti adulti, unita ad un’altrettanto intensa ingenuità.

 

Poi, in ogni classe, si sono formati due gruppi. Il primo, coordinato da Mattia Maestri, si sarebbe concentrato sul tema della denuncia della mafia al nord, in particolare nei territori vissuti dai ragazzi. Il secondo, coordinato da me sulla scia del lavoro fatto in questi anni con Italia che Cambia, sul racconto delle esperienze che si oppongono alle mafie o che creano lavoro, in particolare in Brianza.

 

Ogni gruppo poteva decidere se utilizzare la scrittura, il video, le presentazioni multimediali o altro. Negli incontri con noi e in quelli che hanno avuto con i loro insegnanti, quindi, i ragazzi hanno poi svolto il lavoro dimostrando di aver colto appieno i concetti che erano stati trasmessi dai vari docenti e affermando una fortissima voglia di cambiamento.

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Difficile racchiudere in un articolo le tante sfaccettature vissute dai ragazzi e dalle ragazze durante il percorso. Mi ha colpito vederli accendersi di fronte all’ascolto che abbiamo loro riservato. Sentirci dire che “per una volta avevano sentito qualcuno che era davvero lì per loro”. Osservare la civiltà con la quale ascoltavano gli interventi dei docenti esterni (al netto delle comprensibili distrazioni e dei diversi caratteri), ma anche vedere come spesso i cosiddetti “peggiori della classe” erano quelli che facevano le domande più interessanti.

 

Mi ha invece turbato l’adesione acritica che molti di loro hanno verso la ricerca del denaro e del successo come obiettivo principale nella vita e anche il disincanto forte che si avverte nelle classi più complicate. Sentire dire dei giovanissimi che non c’è speranza o che sono rassegnati è qualcosa che strazia il cuore e rende ancor più importanti percorsi come quelli qui proposti.

 

Detto questo, ho avuto conferma di come un approccio non giudicante possa portare ad osservare questi ragazzi in modo non stereotipato. Molti di loro criticano i social network, hanno nozioni base di politica estera, alcuni seguono i telegiornali. Molti sono critici con l’approccio negativo dei media e non si stupiscono più di tanto sulla presenza delle mafie al nord. In molti, però, non immaginano quanto queste siano pervasive nella società e come siano connesse alle istituzioni e al mondo delle imprese.

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L’etica sembra qualcosa di “vecchio”. L’idea che tutti “rubano” porta molti di loro ad affermare che non si rifiuterebbero di fare qualcosa di illegale in cambio di denaro (a patto di non essere scoperti) perché tanto “se non lo fanno loro lo fa qualcun altro”. Emerge quindi l’importanza di smontare questi luoghi comuni e mostrare con sempre maggiore forza come chi combatte la decadenza vinca le sue battaglie, sia premiato dalla comunità e non sia solo.

 

Venendo ai lavori realizzati, la maggior parte ha scelto l’articolo, ma anche chi ha realizzato video o power point ha sviluppato ottimi prodotti. Certo, alcuni scrivono molto meglio di altri. Certo, non tutti hanno mostrato lo stesso interesse. Certo, il mondo scolastico è complesso e difficile e la presenza di gite, compiti in classe, assenze, in alcuni casi ha reso più arduo il nostro lavoro. Ma il risultato finale, al netto di voti e giudizi che per fortuna abbiamo deciso di non dare, è stato davvero soddisfacente.

 

Lo scopo del progetto era chiaro e definito. “Facci Caso!” era, infatti, l’invito. “La mafia c’è anche al nord, facci caso!” “Il riciclaggio segue i sentieri più inaspettati, facci caso”! “Il gioco d’azzardo è uno strumento di dolore e di criminalità diffuso un po’ ovunque, facci caso”! “L’Italia è meglio di quello che pensi e puoi attivarti per cambiare le cose, facci caso”! E loro, posso dirlo con certezza, ci hanno fatto caso…

 

Ecco di seguito gli elaborati finali realizzati dai ragazzi:

 

1. IL RICICLAGGIO 

Istituto Tecnico Industriale P. Hensemberger (Monza) – classe 3DT 

 

2. QUANDO I GIOVANI DIVENTANO PROTAGONISTI 

Istituto Tecnico Industriale P. Hensemberger (Monza) – classe 3DT

 

3. TV, VERITA’ E FANTASIA 

Istituto Tecnico Industriale P. Hensemberger (Monza) – classe 3D1

 

4. MAFIA, MA ESISTE VERAMENTE SOLO AL SUD? 

Istituto Tecnico Industriale P. Hensemberger (Monza) – classe 3D1

 

5. LA MAFIA IN LOMBARDIA: QUELLO CHE SUCCEDE IN BRIANZA

 Istituto Tecnico Industriale P. Hensemberger (Monza) – classe 3D2

 

6. OLTRE CIO’ CHE DICONO 

Istituto di Istruzione Superiori V. Floriani (Vimercate) – classe 3AL

 

7. LA LEGALIZZAZIONE DELLE DROGHE LEGGERE 

Istituto di Istruzione Superiori V. Floriani (Vimercate) – classe 3AL

 

8. IL GIOCO NON VALE LA CANDELA 

Istituto di Istruzione Superiori V. Floriani (Vimercate) – classe 4TA

 

 9. MAFIA IN BRIANZA: COME VIENE INVESTITO IL DENARO?
 Istituto Tecnico Industriale P. Hensemberger (Monza) – classe 3D1

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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