Lasa Andè, la borsa del “lasciareandare” continua a viaggiare

La borsa che viaggia chiamata simbolicamente Lasa Ande’, che in dialetto romagnolo significa “lasciare andare”, allarga la sua rete e sbarca in Libano dove assume un significato importante e curativo: quello di liberarsi anche dai traumi di guerra. E qui, dove tutto è da ricostruire, il progetto assume nuove forme, coinvolge la popolazione locale e promuove l'economia circolare.

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È passato circa un anno da quando abbiamo parlato della Lasa Ande’ , la borsa del “lasciareandare” ideata da Federica Zamagna. Un oggetto che è qualcosa di più di un manufatto di tela con dentro un diario, ma che è piuttosto legato ad una filosofia ben precisa: quella del lasciare andare ciò che non rende felici, partendo dal liberarsi di un semplice oggetto materiale.

 

Da quel giugno 2018, la Lasa Ande’ ha viaggiato e ha superato i confini italiani, arrivando in Libano. Un paese diverso, con problemi legati alle guerre e ai profughi siriani, dove il lasciare andare assume un significato differente, eppure altrettanto importante e curativo.

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La decisione è nata dopo una breve esperienza di volontariato la scorsa estate: «Anche questa volta ho deciso di ‘lasciareandare’. Mi sentivo richiamata da quel posto e così ho fatto il salto: ho rifiutato l’incarico che avevo ricevuto a scuola e sono partita per portare la Lasa Ande’ in Libano», spiega Federica (in arte Feffe’). «Così sono ripartita da zero: ho iniziato a cercare donne interessata alla Lasa Ande’, prima attraverso la mediazione delle ONG, che però rappresentavano un filtro troppo forte tra me e queste donne, poi in autonomia».

 

Lei la definisce una forte esperienza di resilienza, viste le difficoltà: «All’inizio ho avuto molti problemi nel mettermi in contatto con queste donne e nel far passare la vera filosofia del progetto, ma la cosa più complessa è stata far produrre borsa e diario in Libano, trovando una stoffa che fosse autoctona e qualche azienda che producesse il notebook».

 

L’idea di creare un’economia circolare, infatti, è un’altra delle basi della Lasa Ande’, assieme alla necessità di essere più sostenibili e di lasciare andare negatività e cose materiali, due elementi di cui la società di oggi è impregnata, quasi dipendente. «Nel momento in cui sono riuscita a relazionarmi direttamente con queste donne – libanesi, palestinesi, siriane – e a spiegare loro il progetto, ho ricevuto una risposta entusiasta e così siamo partite col progetto anche qui, dove ormai vivo dall’autunno scorso e dove queste donne produrranno concretamente queste borse».

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Federiza Zamagna e una delle sarte che realizza le borse in Libano

 

In un paese dove tutto si sta ricostruendo e i traumi sono legati ad eventi come guerra e povertà, i progetti legati al ‘lasciareandare’ si diversificano, assumono anche altre forme. E così Feffe’ ha ideato, per il prossimo autunno, una carovana di meditazione da portare in giro in Libano in bici. «Il progetto è nato perché in questi mesi ho fatto un corso per diventare insegnante di mindfulness: la meditazione può aiutare le persone che sono passate attraverso esperienze traumatiche come la guerra», ci spiega lei. «Qui infatti avevo notato che le persone non stavano mai ferme: è l’effetto della guerra, dell’allerta costante. La meditazione può aiutarle tantissimo».

 

Il progetto è questo: muoversi in bici, Federica e Ana Bogner, musicista tedesca che accompagnerà le sessioni di meditazione con composizioni dal vivo attraverso un computer portatile, e portare la meditazione nei villaggi, nei campi profughi, ma potenzialmente anche in altri luoghi come carceri o scuole. Con loro anche un’arte-terapista italiana, Marilena Pilla. «È un progetto che stiamo ancora definendo, ma che si sposa molto con i bisogni del luogo e anche con la sua natura: la musica, infatti, è un elemento fondamentale, che tra l’altro riveste una certa importanza per le persone libanesi».

 

Se in questo caso non ci sono borse e diari, il lasciare andare è evidente: non saranno le parole ad esprimerlo, ma il silenzio delle persone, accompagnato da alcune note musicali.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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