Nasce il Gardeniser, il coordinatore di orti urbani condivisi

Il “caos controllato” degli orti urbani di Roma descrive percorsi collettivi che connettono diverse parti della società. Società civile e amministrazioni hanno instaurato un proficuo dialogo che ha portato quest’anno al primo corso da Gardeniser, una figura a metà tra giardiniere e organizzatore di realtà collettive per ricostruire il tessuto sociale urbano.

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Gestire la complessità a Roma è una necessità ma anche una opportunità di sviluppo territoriale innovativo e creativo. Gli orti urbani sono una realtà emblematica della città poiché sono diffusi, diversificati e soprattutto nascono dal basso. Mentre nelle altre città italiane, soprattutto del nord, le amministrazioni pubbliche rispondono ad una esigenza della comunità a cui affidano pezzi di territorio ai cittadini che poi li coltivano, a Roma gli orti urbani nascono spontaneamente e non solo per coltivare.

 

Da anni gruppi di cittadini si organizzano per bonificare aree abbandonate, insegnare il consumo critico, creare spazi di condivisione e sperimentare nuovi modelli di convivenza basati sull’inclusione. Dal 2012 le istituzioni, le amministrazioni pubbliche e la regione Lazio partecipano per creare nuovi percorsi di apertura alle istanze che spingono dal basso. Nasce nel frattempo il forum degli orti urbani romani, Orti in Comune. Così nel 2015 viene approvata la prima delibera che stila le linee guida, un primo “regolamento”. A breve seguirà la seconda delibera, ampliata, a cui manca solo la presentazione finale all’assemblea capitolina.

 

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Tutti i colori politici negli anni hanno seguito lo stesso iter: un forte scambio con la cittadinanza. Sono i partecipanti agli orti urbani che hanno costruito i contenuti delle delibere, non per limitare ma per progredire nelle proprie progettazioni.

 

Abbiamo intervistato Andrea Messori dell’associazione Replay Network che si occupa di sviluppo territoriale locale attraverso attività internazionali: “L’Europa premia e sostiene i progetti che abbiano un impatto reale locale. Ogni progetto che abbiamo presentato nasce dalle esigenze emerse da quelli precedenti. Così è la realtà locale che definisce i propri bisogni a seconda delle specificità e volontà”.

 

In questi scambi e confronti con altri paesi europei è emersa una nuova figura nel panorama degli orti urbani, quella del Gardeniser; un soggetto che potesse aiutare nelle diverse esigenze e problematiche le attività degli ortisti. Roma è unica nel suo genere per la diversità che riesce a manifestare. Da un lato la enorme complessità e diversificazione delle istanze in campo, dall’altra il forte tasso di socialità e partecipazione che esprime, delineano esperienze di autogoverno che il Gardeniser ha il compito di raccogliere e mettere a sistema.

 

I prodotti non tangibili offerti dagli orti urbani vanno dalla sensibilizzazione al consumo critico, all’agricoltura naturale senza pesticidi, alla volontà di creare bellezza anche solo per chi abita in quel quartiere, all’educazione ambientale fino all’inclusione delle diverse disabilità presenti. Infatti la logica di prossimità permette di entrare in contatto con chi ha bisogno di determinate condizioni per entrare e coltivare. Così tutto il coordinamento di quell’orto decide come e cosa fare, auto-tassandosi e condividendo un bene comune.

 

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Ma le esigenze sono molte, ad esempio agli Orti 3 Fontane, seppur raramente capitava che venissero rubate delle verdure. Gli ortisti hanno pensato che quella fosse una esigenza da accogliere perché corrispondeva ad un bisogno reale e sono quindi state fatte attività di sostegno specifiche e realizzate aree dove chiunque può entrare, prendere da mangiare, facendo diventare lecita e organizzata un’azione ritenuta antisociale.

 

Oppure agli Orti della Garbatella i partecipanti hanno scelto di lasciare la maggior parte del Parco affidatogli alla cittadinanza organizzandolo per cani, bambini o per fare sport, dedicando agli orti solo una piccola parte. Ma tutti hanno la responsabilità della manutenzione di tutto il Parco. Quindi molti aspiranti assegnatari sono rimasti in lista d’attesa e alcuni hanno comunque continuato a partecipare nelle forme più diverse e a seconda delle proprie inclinazioni. Qualcuno è stato chiamato a far parte dello staff dell’attuale Commissione Ambiente del Municipio proprio per facilitare la cooperazione con persone già inserite nel tessuto sociale.

 

Sono moltissime le interazioni con le scuole, sia nei loro giardini che negli orti ma anche attraverso degli “orti su ruote” che girano di classe in classe dove manca lo spazio esterno.

 

Ogni realtà ha i suoi problemi e i propri metodi, spesso si litiga, ci si infervora, si discute moltissimo, si portano avanti valori condivisi e ci si attiva per progettare insieme e collaborare con le amministrazioni in un continuo compromesso tra legalità, diritti, libertà di cittadinanza, inclusione, responsabilità e sicurezza.

 

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L’Europa ha riconosciuto a Roma la good practice sugli orti urbani grazie al fruttuoso “caos controllato”. Gli ortisti fanno molte cose dentro i limiti fisici degli orti ma non sono limitati dai perimetri della terra. Sentono il bisogno di essere riconosciuti, di restituire al territorio e giustificare che si è su un terreno pubblico.

Si mette così in pratica il progetto di governance del decentramento, forse unica soluzione della questione ambientale.

Già attraverso le compostiere di quartiere si sensibilizza alla gestione dei rifiuti ma ci si educa anche a riconoscere il compost di qualità. Infatti accade anche che i ricercatori dell’Istituto Crea, oltre all’attività di studio e ricerca, insegnino ai non specialisti le questioni più tecniche utili per la ricchezza dei raccolti facendo appassionare grandi e piccoli ortisti.

 

Ma la questione degli orti urbani si inserisce anche nelle politiche di urbanistica. Ad esempio in Nord Europa ci si impegna a costruire corridoi verdi per gli insetti che necessitano di grandi distanze e di contaminarsi per poter rafforzare la specie, altrimenti morirebbero. A Roma, mischiando parchi urbani e orti, si ottiene una grande biodiversità.

 

Gli orti urbani viaggiano più veloci delle amministrazioni e della politica; sono trasversali tra politiche ambientali, sociali, educative e decoro urbano.Trasborda dalla volontà di tenere le cose incasellate e controllate. Nessuno può avere un controllo diretto.

 

Diventa utile formare e riconoscere istituzionalmente la figura di un facilitatore del processo, di un mediatore culturale che sappia mettere a sistema le diverse competenze. Il modello Roma è difficilmente uniformabile rispetto alle figure create in Europa. In Francia il Gardeniser è riconosciuto a livello ministeriale. In Inghilterra, subito dopo il primo corso di Gardeniser, si è stati capaci di assumere con un profilo professionale dedicato.

 

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La regione Lazio da anni intende riconoscere e investire in questa figura ma i passaggi formali necessitano che siano i cittadini a richiederlo così da stilare il profilo professionale. Poi, attraverso la procedura nazionale di armonizzazione tra le regioni, anche le altre regioni potranno riconoscere la figura del Gardeniser. I progetti europei riconoscono questi passaggi e già da alcune città straniere stanno venendo a Roma per appropriarsi di questo processo, spesso riuscendo a fare più velocemente l’iter.

 

L’ultimo progetto comunitario stanziato è il primo corso di Gardeniser in Italia. E’ un percorso a 360 gradi per poter avere consapevolezza su ogni aspetto e per poterla declinare e adattarla nella propria esperienza coinvolgendo necessariamente altre persone. Le iscrizioni terminano il 5 luglio e i 20 partecipanti al corso saranno selezionati sulla base della possibilità che hanno di far ricadere a cascata l’effetto del percorso su altre realtà.  Società civile e amministrazione pubblica stanno usando fondi comunitari dal 2012 poiché c’è sinergia e permette di far progredire l’impatto locale degli stessi orti che hanno facilitato il dialogo“.

 

Per maggiori informazioni sul corso clicca qui

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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