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18 Ott 2019

Donne e salute: le nuove evidenze mostrano una realtà diversa

Scritto da: Annalisa Jannone

Esistono tra le donne e gli uomini differenze biologiche, culturali e sociali che non possono non essere considerate nell’approccio alla salute e alla malattia. Le ultime evidenze scientifiche, in particolare in ambito cardiovascolare, portano nuove conoscenze circa le patologie e le terapie che interessano l’universo maschile e quello femminile. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Anna Giulia Bottaccioli.

 In occasione del convegno organizzato dalla Società scientifica SIPNEI in ambito cardiologico abbiamo intervistato la Dott.ssa Anna Giulia Bottaccioli. Nella propria relazione, la dottoressa ha approfondito la questione della medicina di genere nella ricerca e nella pratica clinica. Esiste una sensibile discrepanza tra ciò che troviamo in letteratura scientifica e la realtà dei fatti  nella diagnosi e nella cura delle patologie croniche nelle donne.

 

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Ad iniziare dalla ricerca scientifica, in molti ambiti nella sperimentazione clinica e molecolare, le donne sono state escluse o sotto-rappresentate nei trial clinici. 

Capita che lo studio dei parametri biologici e dell’evoluzione della patologia dopo i trattamenti chirurgici e farmacologici siano per lo più “cuciti” addosso al genere maschile. Così anche la sintomatologia utile alla diagnosi venga valutata sull’uomo e meno sulla donna.

La dottoressa Bottaccioli ci ricorda che proprio per le patologie cardio-vascolari si è comunemente pensato che fossero gli uomini a soffrirne di più, così come l’infarto del miocardio fosse ritenuto un evento tipicamente maschile. La realtà invece è diversa. Un terzo delle donne muore di una patologia cardio-vascolare e gli interventi messi in atto non sono adeguati al genere femminile.

Innanzitutto la sintomatologia dell’infarto nelle donne è più difficilmente riconoscibile, proprio perché poco studiato a loro misura. Ad esempio oltre al dolore toracico o al tipico simil “dolore gastrico”, c’è il mal di schiena o anche il fastidio alla mandibola.

Ai pazienti in sospetta ischemia acuta, una volta arrivati in ospedale, viene valutato l’elettrocardiogramma e si dosano gli enzimi che i muscoli del cuore stanno rilasciando. Ma, per la diagnosi di infarto, la soglia di questi enzimi è sensibilmente diversa tra uomini e donne. Quella delle donne è più bassa e quindi basta un incremento molto minore del valore osservato per indicare che è in atto un evento cardiaco acuto. Questo porta ad una diagnosi più difficoltosa e quindi può esserci un intervento troppo tardivo.

Così nella pratica clinica i cardiologi si trovano a dover gestire pazienti donne che arrivano in ospedale in condizioni più avanzate e più complesse che rende la prognosi (previsione del decorso e dell’esito di quel quadro clinico) maggiormente compromessa.

Anche tra i fattori che predispongono alle patologie, oltre al fumo, al diabete, l’obesità e la sedentarietà nelle donne è più frequente un fattore che è diventato, nell’avanzamento della ricerca scientifica, un fattore di rischio importante: lo stress socio-familiare.

Infatti le donne subiscono di più questo fattore di rischio genere-specifico che le rende più vulnerabili alle malattie cardiache senza che esso sia solitamente considerato nella valutazione totale del rischio. 

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Nella quotidianità delle donne accade con maggior frequenza rispetto agli uomini che esse debbano far fronte, non solo a richieste interne alla propria famiglia, a quelle esterne dell’ambiente lavorativo ma in più spesso svolgono il ruolo di caregiver. Le donne più spesso degli uomini si occupano dell’accudimento di persone non autosufficienti come gli anziani o altri soggetti bisognosi di cure. 

La condizione di caregiver è un fenomeno crescente anche per l’aumento dell’aspettativa di vita, per i cambiamenti sociali e per l’aumento di patologie croniche anche in età giovanile. Esso richiede un sovraccarico fisico e psico-emotivo che incide fortemente sulla qualità di vita di chi presta le cure che il sistema socio-sanitario assistenziale pubblico fa fatica a gestire.

La dottoressa Bottaccioli, nella propria ricerca, si occupa anche della sperimentazione farmacologica che accade essere genere-orientata cioè lo studio degli effetti collaterali e di attività come l’assorbimento e l’eliminazione dei farmaci più comunemente usati in cardiologia. 

Così anche nel settore della medicina più rigorosa e avanzata, fiore all’occhiello del nostro patrimonio tecnico-scientifico che è la cardiologia e la medicina di urgenza c’è bisogno di far evolvere le conoscenze. 

La dottoressa lavora insieme ad altri colleghi medici e ad altre figure professionali per portare nella pratica clinica quotidiana nuove evidenze scientifiche che la ricerca offre. Una visione più complessiva nell’analisi delle patologie che sappia tener conto dell’interazione dinamica tra i sistemi biologici, la psicologia e l’ambiente sociale. 

L’auspicio è che sempre più professionisti della salute possano acquisire un approccio alla cura maggiormente aderente alle novità scientifiche senza chiudersi in schemi e preconcetti e la necessaria capacità di adattamento dinamico ad un mondo in continuo mutamento.

La medicina di genere sta ponendo la questione delle differenze biologiche, culturali e sociali in ogni settore biomedico.