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18 Giu 2015

Cyclolenti in Turchia: tutti e tutto a terra!

Scritto da: CycloLenti

In Turchia ci sono almeno 3 cose che sono «sacre» : il tè, la colazione e i picnic con barbecue. Questi veri e propri riti spesso si svolgono a terra.  Non importa dove si trovino: in un parco, sull’asfalto di un’area di sosta o nel bel mezzo di un’autostrada (ne abbiamo visto uno che stava […]

In Turchia ci sono almeno 3 cose che sono «sacre» : il tè, la colazione e i picnic con barbecue. Questi veri e propri riti spesso si svolgono a terra.  Non importa dove si trovino: in un parco, sull’asfalto di un’area di sosta o nel bel mezzo di un’autostrada (ne abbiamo visto uno che stava proprio nel pratino dello spartitraffico), per i turchi, è sufficiente che lo spazio ospiti la seduta per sentirsi a proprio agio come nel salone di casa propria. Non manca nulla per questi momenti. Tappeto, teiere alte un metro, palette, tutti i tipi di condimenti, bicchierini in vetro…da quei cofani esce di tutto ! A fine della prima giornata di salita verso Konya, macchina parcheggiata e musica a palla….una famgliola di soli padri con figli maschi stanno improvvisando un picnic quando ci fanno cenno di raggiungerli. Allegria e si divide la cena e l’immancabile tè. Stanno venendo da Ankara…un ultimo morso alla coscetta di pollo grigliata, un tovagliolo per pulirsi la bocca e tutto a terra. Non facciamo in tempo a dire ciao che sono già ripartiti veloci verso Antalya lasciandoci dietro a bocca aperta tra la gran polvere sollevata dall’auto in sgommata e le bottiglie, sacchetti e bicchieri di plastica riversati a terra. Rimaniamo stupiti, ma sopratutto sconcertati per la naturalezza del gesto. Ovviamente e per fortuna non sono tutti così!

 

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Dopo tre giorni di ascensione conquistiamo il colle di Alacabel a 1825mt! Record d’altitudine raggiunto in bici. Come una ricompensa una coppia di turchi, che si era fermata per delle foto, ci offre dei biscotti al sesamo nero…non potevamo sperare meglio, non abbiamo più niente da mettere sotto i denti e il prossimo villaggio è ancora lontano. Il panorama è sbalorditivo, ci sentiamo piccoli in mezzo a questi alti rilievi. Pronti per la discesa ci lasciamo dietro le cime innevate. Come un branco di lupi affamati cerchiamo un punto di rifornimento. Lungo la strada un’insegna indica «Ekmek Trabzon», un odore di pane appena sfornato arriva dritto alle nostre narici! 3TL per un pezzo, un po’ caro ! Di solito il pane che troviamo ovunque costa 1TL, Marco cerca di contrattare, ma niente da fare, abbiamo troppa fame, paghiamo. Iniziamo il nostro pic-nic davanti al negozio, quando, dopo un po’, il panettiere arriva e ci restituisce le 3TL, rimaniamo stupiti…Sarà il fatto di aver visto le nostre bici con tutto il loro carico? O forse per aver notato il nostro aspetto non curato (eppure l’ultima doccia risale a soli 3 giorni fa)? O per caso per aver udito le nostre bocche rumorose che apprezzavano il delizioso pane di Trabzon? Mistero….ma rinraziamo di cuore!

 

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Per la via si alternano venditori di miele e auto in panne con la testa dei loro proprietari nel cofano. Odori di motori fumanti e di freni surriscaldati, la strada scende verso l’altopiano di Seydişehir, a 1000mt d’altitudie, ci lasciamo dietro i monti del Tauro ed entriamo nell’ Anatolia Centrale. I campi a vista non ci offrono un buon nascondiglio per la tenda. Ci dirigiamo verso una casetta in campagna, un signore è seduto in terrazza, senza ancora aver detto niente, ci prende delle sedie per farci accomodare e ci offre da bere…sembra quasi che ci stesse aspettando. Ali abita in città, questa sera ci lascia a disposizione la sua casa, ha paura per noi per il freddo e della gente mal intenzionata. Suo nipote ci propone di avvertire la polizia per segnalare che dormiremo qui. «Non si sa mai», ci dice…abbiamo già notato che i turchi non si fidano molto dei loro concittadini.

 

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Lunedi 4 maggio, pschiiitttt….la mia seconda bucatura del viaggio, la prima è stata a Lisbona. Mentre inizio la riparazione, una signora si avvicina, e mezza sorpresa e mezza divertita indica Marco che prepara da mangiare. Ovviamente, anche se la bici è mia, è l’uomo che deve sporcarsi le mani ! Prima di ripartire ci offre del tè preparato su una bella teiera tradizionale a legna e noi condividiamo con lei i baklava. Dopo la nostra prima notte nella steppa, ci fermiamo in una stazione di benzina e qualche secondo dopo eccoci a tavola per la colazione con un gruppo di curdi che gestiscono il posto e i loro amici camionisti. Uno di loro prova la mia bici carica di bagagli, come per assicurarsi che ciò che può una ragazza può farlo anche lui…ci sono stati momenti in cui temevo stesse cadendo! Il quinto giorno, secondo le scritture, risorgiamo! (essendo lenti ci mettiamo due giorni in più di Gesù Cristo). Addio, per un po’, ad eterne salite, entriamo a Konya per una lunga ciclabile, inattesa e in leggera discesa, mi ricorda il nostro arrivo a Seviglia, che piacere!

 

 

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